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lunedì 8 febbraio 2010

L'ultima speranza della sinistra che spera


Prendo spunto dal commento di Marco all'ultimo post: "la mia speranza è nel Vendola Wind anche se è una sogno. Spero utile e soprattutto realizzabile..."

Le poche righe di Marco raccontano di uno stato d'animo nel popolo della sinistra italiana che ciclicamente ritorna. Spesso si guarda loro come sfigati, rassegnati, tristi. E spesso è vero. Ma una cosa non si può contestare loro: la mancanza di speranza.

Ad ogni caduta, ad ogni tornata elettorale andata male, ad ogni segretario eletto dopo le dimissioni del predecessore, ad ogni sondaggio reso pubblico con i consensi per il Cavaliere alle stelle. Loro sono li e sperano. Sperano che dopo la caduta ci si rialzerà, che le prossime elezioni andranno meglio, che il nuovo segretario sarà meglio del vecchio, che presto tutti capiranno che il Cavaliere è un furfante e i suoi consensi svaniranno.

Ogni volta la speranza si incarna in un leader nuovo. Ora, come dice Marco, è la volta di Vendola.

Ho provato a ripassare mentalente tutti coloro che hanno rappresentato fisicamente, o in modo figurato, la speranza del popolo di sinistra.

Fausto Bertinotti, Romano Prodi, il movimentismo no-global, le primarie e il suo popolo, il Pd, Walter Veltroni, Deborah Serracchiani, il "Fatto Quotidiano" e Marco Travaglio, Santoro e Annozero, "la Repubblica".

Su Google cercando "sinistra" e "speranza" si ottengono 1.450.000 risultati. Alcuni non c'entrano nulla, ma molti sono inerenti all'argomento e danno l'ideà di quanto sia vasto l'argomento.

Ora tocca a Vendola. Visto la fine che hanno fatto i predecessori augurargli l'in bocca al lupo è il minimo. Con la convinzione che di speranza non si può vivere, ma nemmeno morire.





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mercoledì 3 febbraio 2010

Il Pd e il vuoto di rappresentanza

I colpi di genio sono tali perchè la loro attualità dura per anni. Ho rivisto e acoltato lo sketch di Corrado Guzzanti centinaia di volte arrivando a recitarlo a memoria. E ogni volta ogni nome scandito mi scatenava una risata come se fosse la prima volta che lo ascoltavo.



Si era alla vigilia delle elezioni politiche del 2001, dopo la caduta del governo Prodi. Non c'era bisogno di consultare sondaggi o politologi esperti per sapere che avrebbe vinto Berlusconi e la coalizione di centro-destra. Il centro-sinistra e l'allora segretario dei Ds, Walter Veltroni, erano alla ricerca più di un agnello sacrificale che un candidato.

A nessuno, soprattutto a un politico, piace andare incontro a una sconfitta sicura. E in quel periodo tutti i maggiori esponenti dei Ds e della loro coalizione sembravano un manipolo di ragazzini in gita che fischietta girando lo sguardo da un'altra parte mentre la professoressa cerca il colpevole di una marachella.

Ma provate a dimenticare il contesto e il periodo di quello sketch e rivedete la sequenza.

Guardatelo con gli occhi di un elettore bolognese del Pd. Ha votato per un sindaco che pochi mesi dopo l'elezione si è dimesso per uno scandalo di spese fuori controllo fatte per compiacere l'amante, gettando il partito locale nel caos alla ricerca di un candidato che non si trova.

Guardatelo con gli occhi di un cittadino laziale del Pd che alle prossime regionali voterà per una candidata che è espressione di un partito diverso dal proprio dopo che l'unico candidato presentabile, Nicola Zingaretti, già presidente della Provincia, ha gentilmente declinato l'invito.

Guardatelo con gli occhi di un pugliese (elettore del Pd o no) che ha scelto, attraverso le primarie, un candidato diverso da quello che voleva imporre il Pd.

Guardatelo con gli occhi di un elettore del Pd che da quando è nato il suo partito, il 14 ottobre 2007, appena 2 anni fa, ha già visto cambiare tre segretari.

I colpi di genio sono tali perchè la loro attualità dura per anni, dicevamo. Quello di Guzzanti lo è stato senz'altro. Rimane da sapere per quanto tempo ancora rimarrà attuale.



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venerdì 15 gennaio 2010

Pazza idea..mica tanto!


Su "La Stampa", il segretario di uno dei più importanti circoli del Pd romano, quello a via dei Giubbonari, annuncia le dimissioni dall'incarico perchè non intende sostenere la Bonino alle prossime regionali. "Siamo troppo distanti sui temi etici", dice l'ormai ex segretario proveniente dall'area Margherita.

Su "Il Giornale", il titolo di pagina 8 è: "Il sito più liberale del Pdl scatenato contro la Polverini". Il quotidiano, anch'esso di area Pdl e il cui direttore ha scritto alcuni editoriali contro la candidata alle Regionali nel Lazio, scrive che il sito Tocqueville.it (un aggregatore di blog di centro-destra), non accetta la candidatura. "Che senso ha, per la destra, vincere le elezioni per ritrovarsi con un governatore di sinistra?", si legge. Un altro blogger sempre di centro-destra, Giova, si augura una memorabile sconfitta per la Polverini e giudica la Bonino "il male minore".

Idea. E se nel Lazio centro-destra e centro-sinistra si scambiassero i candidati? Pardon, le candidate?



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giovedì 14 gennaio 2010

Stranezze quotidiane

Oggi ho trovato un pò di notizie e articoli particolarmente stravaganti. Le segnalo.

Noi che tra le propabili 100.000 vittime del terremoto ci chiediamo se forse (e dico forse) c’è un (e dico un) italiano.

Feltri, direttore de “Il Giornale”, nell’editoriale di oggi rivolge una domanda al premier: “Caro Presidente, che bisogno c’era di parlare di tasse da ridimensionare, ingenerando la sensazione che il taglio fosse dietro l’angolo,e, dopo alcuni giorni, correggere il tiro deludendo le aspettative dei cittadini?” Qualcuno avvisi Feltri che siamo in campagna elettorale.

Carra, cattolico del Pd, lascia il partito per andare con l’Udc di Casini che è in trattativa per creare una coalizione con lo stesso Pd. Io sinceramente non ci sto capendo più un cazzo.



Se Marida Lombardo Pijola scrive su un quotidiano nazionale, anche io ho delle speranze.


“Il Comune di Milano, nella persona del sindaco Letizia Moratti, chiede di costituirsi parte civile nel procedimento a carico di un giovane accusato di aver imbrattato con scritte a vernice spray i pilastri di un edificio in piazza San Babila”. Bene. Quando noi cittadini ci costituiremo parte civile in un processo contro i manifesti elettorali sui muri delle nostre città?

"Non riesco a capire perchè i giovani italiani non abbiano ancora fatto la rivoluzione. No quella finta, posticcia che si inscena stancamente anno dopo anno con le okkupazioni e le parodie sempre più logore di un '68 lontanissimo. No, quella vera: quella contro la fortezza gerontocratica e prepotente che noi ormai anziani abbiamo munito di ponti levatoi per chiudere le porte, impedire l'accesso di forze fresche, monopolizzare tutti i posti a disposizione". Lo scrive Pierluigi Battista su Style di oggi in allegato al "Corriere della Sera". Purtroppo alle sue parole non è seguita una bella lettera di dimissioni. Ma Battista, 56 anni, non ha quello che generalmente si definisce spirito di sopravvivenza? Se i giovani la facessero davvero la rivoluzione, sai dove si ritroverebbe?

Queste sono le mie. Aspetto vostre segnalazioni nello spazio dei commenti.


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venerdì 4 dicembre 2009

Chi lo ha detto?

Oggi si gioca.

Gli schieramenti politici sono sempre più privi d'identità. Il linguaggio politico è molto lontano da quello di 20 o 30 anni fa che era ingessato, burocratico, molto spesso autoreferenziale. Oggi è meno politichese, come si dice spesso. Un linguaggio più diretto, più comprensibile, chiaro anche alla "casalinga di Voghera". Stronzi, farabutti, coglioni sono termini che abbiamo ascoltato da presidenti della Camera, del Consiglio, semplici parlamentari.


Ma qual'è l'altra faccia della medaglia? I politici di 20 anni esprimevano concetti che la "base", gli elettori, capivano subito. Parole e concetti chiave che venivano immediatamente attribuiti a una precisa parte politica. Oggi è ancora possibile?
Mi direte, è la politica ad essere cambiata, non i politici. Oggi tutto è liquido (come insegna Bauman). Tutto è poco identificabile e molto interscambiabile.
Allora giochiamo. Chi lo ha detto?

A) "Ho chiesto alle principali televisioni e radio italiane di scegliere, per il tradizionale brindisi dell'ultimo dell'anno, le bollicine dei nostri spumanti. Sara' un modo per festeggiare insieme non solo il nuovo anno, ma anche uno dei prodotti simbolo dei nostri territori e, con esso, l'agricoltura italiana tutta
".

B) "
Quando si parla di 'Annozero' mi stupisco di chi si stupisce. Il format di 'Annozero' - piaccia o non piaccia - e' noto a tutti. Si tratta di uno straordinario ed efficace esempio di giornalismo militante. Del resto, il giornalismo d'inchiesta e il giornalismo militante fanno parte, oggi, del servizio pubblico radiotelevisivo. Non a caso, il pluralismo nella Rai e' ormai una semplice sommatoria di faziosità".

C)"Il Partito Democratico e' ancora oggi inspiegabilmente diviso al suo interno sull'atteggiamento da tenere nei confronti della manifestazione del No B-day. E' una linea confusa e negativa che non fa bene ne' al partito ne' contribuisce a creare le condizioni di una opposizione che si mostri credibile alternativa. Si ripropone l'atteggiamento caro al vecchio Pci della protesta fine a se stessa sul modello del partito di 'lotta e di governo".

D)In riferifemto alla manifestazione di domani, No B-Day, ha detto:"
Più gente va, meglio è. E certe esitazioni mi paiono davvero incomprensibili".

A) ɐɹnʇ1oɔıɹbɐ,11ǝp "ɐʇsıɥbǝ1" oɹʇsıuıɯ 'ɐıɐz ɐɔn1
B) ıɐɹ ɐzuɐ1ıbıʌ ǝuoıssıɯɯoɔ pd ǝʇuǝpısǝɹdǝɔıʌ 'o1ɹǝɯ oıbɹoıb
C) pd oʇɐʇndǝp 'ıʇʇǝsn1 ozuǝɹ
D) ıuoɹʇ1ǝʌ ɹǝʇ1ɐʍ E quest'ultima cosa torno a scrivere normalmente. Veltroni è quello che per non nominare Berlusconi coniò la formula il "
principale esponente allo schieramento a me avverso". Non si sa se Veltroni ha fatto la dichiarazione dall'Africa.

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venerdì 23 ottobre 2009

No, grazie

"Caro segretario,
la ringrazio molto, ma rifiuto la sua proposta di farle da vice qualora lei vincesse le primarie del nostro partito. Perchè lo faccio? Perchè mi sarebbe piaciuto che lei avesse giustificato la scelta su di me perchè mi ritiene un bravo politico, una persona onesta, una personalità che per le sue conoscenze può portare al Pd qualcosa in più. E non perchè "semplicemente" sono di colore. Vede, la giustificazione di essere scelto per il colore della pelle è esattamente identica al fatto di non essere scelto per lo stesso motivo. Credo, e penso che dovrebbe essere convinzione di un partito progressista, che il colore della pelle non debba rientrare tra i criteri di selezione. Nel bene e nel male.
Nel corso della mia vita ho sempre rifiutato di redere e mi sono sempre opposto al fatto che il colore della mia pelle fosse da ostacolo ai miei obiettivi, ai miei sogni, ai miei traguardi. E per raggiungerli ho puntato su me stesso e non sul fatto di essere di colore. Ora non vorrei che essere nero "agevolasse" il raggiungimento di una posizione che mi gratificherebbe molto. Forse, però, l'Italia non è un Paese ancora pronto".

A 19marzo09 sarebbe piaciuto che Jean Leonard Touadì avesse risposto cosi alla proposta di Dario Franceschini di fargli da vice qualora fosse confermato segratario del Partito Democratico.

Invece Tuoadì ha accettato.

http://www.youtube.com/watch?v=fzmtxHYgdDI

martedì 29 settembre 2009

Sguardo fisso (e le regole per il confronto tv tra i candidati segretario del Pd)

Leggo su "La Stampa" di oggi che i candidati alla segreteria del Pd stanno fissando le regole per il confronto tv in vista della sfida elettorale. Lo leggo sicuro di sapere già il contenuto. Chiudo gli occhi e immagino: "Il confronto avverrà in una grande piazza. La partecipazione è aperta a tutti coloro i quali lo vorranno. Il dibattito non avrà limiti temporali se non quello dell'esaurimento delle domande da parte della platea intera. Tutti infatti potranno rivolgere domande ai candidati senza limiti d'argomento. La platea potrà partecipare al dibattito applaudendo, fischiando, interrompendo il candidato e chiedendo ulteriori spiegazioni qualora il candidato fosse elusivo nella sua risposta. Le telecamere gireranno liberamente per la piazza per riprendere i volti dei partecipanti, ascoltare i loro capannelli mentre grandi altoparlanti diffonderanno le voci dei candidati".

Poi ho riaperto gli occhi. Avevo scommesso con me stesso, non quante regole (sicuro di averle indovinate tutte), ma quante parole del giornalista avrei indovinato. Leggo.
"Prima regola: i tre aspiranti leader del Pd non potranno assolutamente guardarsi tra loro. Vietato. Consentito, anzi obbligatorio, lo sguardo fisso: verso la telecamera e verso il pubblico in sala. Seconda regola: i cameraman non potranno prendersi distrazioni, dovranno inquadrare, senza mai abbandonarlo, solo e soltanto il candidato parlante. Terza regola: il giornalista incaricato di moderare il confronto non potrà replicare e neppure chiedere un chiarimento ad un candidato evasivo o poco chiaro".

Non credo ai miei occhi. Poi ripenso a quella filastrocca: "..questo non è un partito nuovo, ma un nuovo partito".


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mercoledì 10 giugno 2009

Dialoghi

Avevo lanciato nei giorni scorsi una provocazione: dato che Repubblica aveva appoggiato indistintamente la candidatura del PD, se questo avesse fallito nelle urne, il direttore avrebbe dovuto dimettersi.
Il PD ha fallito. Ha perso il 7% rispetto alle scorse politiche. Penso sia una batosta e che dire "Si pensava peggio" non sia nè consolante nè sia un atteggiamento costruttivo. Ho iniziato a raccogliere dei pareri sulla mia provoazione. Tramite Facebook ho chiesto il parere di Antonello Caporale. Riporto qui fedelmente la mia domanda, la sua risposta e un secondo mio appunto. Se mi risponderà ancora terrò aggiornati i lettori di 19marzo09.blogspot.com.



Gentile signore Caporale, sono uno studente dell'Ifg di Urbino. Ci siamo conosciuti qualche mese fa. Volevo farle una domanda. LE scrivo appositamente a poche ore dalla chiusura delle urne. Ho letto su Repubblica tre articoli che invitavano a non astenersi e a votare per il PD (Scalfari, D'Avanzo e Serra) e probabilmente qualcuno mi è sfuggito. Ora se il Pd alle elezioni europee non dovesse raccoglier i voti che ci si aspetta non crede che il direttore di repubblica debba dimettersi per il fallimento della propria linea editoriale?Ps Penso che la foto pubblicata oggi a pagina 2 con un elettrice che indica il simbolo del PD sia veramente ridicola.La ringrazio per l'attenzione.Francesco Ciaraffo



caro francesco,scusa del ritardo col quale ti rispondo. Mi poni una domanda di un qualche rilievo. Ti espongo le mie considerazioni: il giornalismo deve prendere parte alla vita politica e civile, deve esprimere le sue passioni, fare le sue scelte. Questo alimenta un rapporto trasparente e motivato col lettore, tu sai qual è il mio pensiero e hai ogni giorno modo di verificarne la congruenza.Prendere parte non significa perdere l'indipendenza. Un giornalismo indipendente può motivatamente sostenere questa o quella posizione politica. Non deve, se vuole rimanere tale, assumere una connotazione faziosa, dunque piegare gli eventi al solo scopo di mostrare la sua tesi. Come sai il giornalismo purtroppo può nascondere la realtà, o anche spacciare il vero per falso, o - addirittura - procedere al contrario.Veniamo a Repubblica. La direzione di questo giornale ha deciso, com'è suo diritto (E DOVERE), di promuovere una campagna di stampa contro il premier su un evento che io giudico non secondario, non gossiparo, ma decisivo invece. Ha fatto il suo dovere, era ed è secondo me giusto farlo.Se però valuti che il direttore debba condizionare la sua sorte professionale dall'esito delle urne, allora la tua valutazione prescinde dal merito giornalistico e prefigura per repubblica lo status di un partito politico.Non condivido affatto. Il direttore ha la responsabilità di ciò che pubblica e, se si prova la sua malafade o peggio, occultamento, omissioni, falsità, egli ha l'obbligo di trarne le conseguenze. Se l'indipendenza può essere tutelata anche da una posizione dichiaratamente di parte, la faziosità non deve trovare modo di esprimersi. E nemmeno ogni sua versione subliminale, come quella foto che tu opportunamente segnali.Ciao Antonello



La ringrazio per l'attenzione, ma mi permetta di farle qualche appunto. Le mie considerazioni non sono sulla campagna di stampa di Repubblica contro il premier sulla quale mi trovo pienamente d'accordo con lei, ma sugli articoli di Serra, D'Avanzo e Scalfari in cui si invitava a non astenersi e a votare per un preciso partito politico. E' una cosa diversa. Sono d'accordo con le sue parole: " Un giornalismo indipendente può motivatamente sostenere questa o quella posizione politica". Lei mi insegna come i giornali americani a inizio campagna elettorale abbraccino la causa di uno dei due partiti maggiori continuando poi a fare il loro mestiere liberamente. Ma qui siamo ben lontani dall'endorsement statunitense. Penso che un direttore che abbracci la linea politica di un partito (e mi scusi ma, come lei saprà, Repubblica non è lontana da uno status di "partito politico") risultato poi sconfitto alle urne dovrebbe rassegnare le dimissioni. Sarei molto felice se rispondesse anche a questi miei appunti e la ringrazio di nuovo per l'attenzione che mi ha dedicato. Inoltre mi permetto di pubblicare la sua risposta sul mio blog: www.19marzo09.blogspot. com.

venerdì 5 giugno 2009

Varie (ed eventuali)

Qualche spunto dai giornali sfogliati oggi e da qualche pagina web.

Cominciamo dall'attualità. Il quotidiano spagnolo "Il Pais" ha pubblicato le foto del nostro Primo Ministro. Si quelle di Villa Certosa. Ai giornali italiani era stato vietato (?). Senza bisogno di prendere l'areo, le foto sono disponibili sul sito.

Nella notte c'è stato un attentanto stile anni '70. E' una definizione che non sopporto, ma il lancio di bottiglie incendiarie alla sede di CasaPound Bologna ricorda molto il rogo di Primavalle del 16 aprile '73, quando morirono i due fratelli Mattei. Fortunatamente stavolta nessuno ci ha rimesso la pelle.

Sempre oggi su "La Repubblica" ennessimo articolo che ci ricorda di andare a votare e di farlo per il PD. Stavolta è Aldo Schiavone che si rivolge "alla ragione dei giovani" per non bloccare quello "straordinario motore di innovazione e cambiamento" che sarebbe la sinistra in Italia.
Ora, se fossi un lettore di Repubblica (e non lo sono) sarei profondamente offeso. Nel giro di pochissimo giorni ho dovuto leggere tre articoli (e probabilmente me ne è sfuggito qualcuno) in cui mi si invita a votare PD. Con quale diritto, chiedo io? Pensa, il direttore di Repubblica, che non sappia fare le mie valutazioni, fare i conti con la mia storia personale, politica? Inoltre qui lancio una provocazione (piccolissima mi rendo conto): dato che Repubblica ha abbracciato così convintamente la candidatura del PD alle elezioni europee, se il PD fallirà, il direttore del giornale dovrebbe dimettersi, perchè la sua linea editoriale è fallita.

Lo strano quadrumviro. La notizia è vecchia, ma dato che i piccoli partiti non hanno molto spazio in tv, magari a qualcuno è sfuggito. "La Destra", il partito di Storace ha stretto alleanza per quest'elezioni Europee con "I Pensionati", l'"Mpa" e nientepopodimenochè l'"Alleanza di centro", il partito di Pionati. Un bel quadretto per colui che si è staccato dal Pdl per farsi portabandiera della destra vera.

Il candidato della Fiamma Tricolore per la Provincia di Rimini , Massimo Pazzaglini, ha espresso una "preghiera". Con questa non ha voluto esprimere uno stato d'animo intimista, anzi l'ha voluta pubblicare su youtube. Un'occhiata gliela darei, fossi in voi. E' qui sotto.

Il video è stato rimosso da You Tube.

giovedì 4 giugno 2009

Caro Michele Serra...

Oggi ho letto un editoriale di Michele Serra su Repubblica che secondo me merita qualche osservazione. Non l'ho trovato sul sito, quindi tenterò un rapido riassunto.

Serra denuncia il rischio di una forte astensione nelle prossime votazioni europee, soprattutto nell'area della sinistra. I motivi in parte sono gli stessi (lotte intestini, leader vecchi e sempre più narcisi, una componente clericale semopre più forte nel partito nel partito), ma in parte nuovi. La novità starebbe nel fatto che chi si appresta a non votare sono persone impegnate fino a poco fa, nel sociale o nel partito stesso, nel sindacato o nelle assemblee di quartiere. E' gente non tanto disgustata, continua Serra, quanto stremata: "scusate, ma non ce la faccio più". Serra sprona poi gli elettori ad andare a votare (inutile che vi dica per chi) elencando tre motivi principali: per porre un freno "al potere smisurato di Berlusconi", il voto è un diritto-dovere da rispettare sempre e comunque e perchè votare è un gesto "estetico e sentimentale".

Ho letto il pezzo in metro e appena arrivato davanti ad un pc ho mandato un'e mail a Serra dicendo che condividevo larga parte dell'articolo, ma secondo me carente in una parte. E gli ho rivolto la seguente domanda: "perchè votare per il PD?". Gli ho anche indicato l'indirizzo di questo blog, sia mai mi risponda proprio qui.

giovedì 21 maggio 2009

Abbiamo un problema!

Il PD ha un problema.
E non è una notizia. Anche gli osservatori più distratti sanno che il partito democratico non è in un momento propozio: crisi di consensi, di rappresentatività (ha da poco bruciato il leader che tutti credevano fosse il migliore rappresentante del nuovo partito, anzi partito nuovo) e sopratutto è in crisi di idee. La notizia sarebbe se il PD avesse un problema solo.
Con il mio attacco volevo però riferirmi a "un" problema specifico del PD.
Filippo Penati, candidato alla Provincia di Milano, sta riempiendo il capoluogo lombardo di manifesti per promuovere la sua candidatura. E nemmeno questa è una notizia. La novità sta nel fatto che il candidato cerca di nascondere il più possibile il simbolo del partito con il quale si candida. Il PD appunto.
La personalizzazione della politica è un fenomeno in atto da tempo. Soprattutto nelle elezioni amministrative, i candidati formano liste civiche per staccarsi dai partiti tradizionali, nonostante poi ci si alleino.
Gli slogan sui manifesti di Penati recitano: "Non siamo un partito, ma un progetto" e "Vota la persona".
E' chiaro che Penati non si fidi del suo partito (conoscendo la crisi che di consensi che attraversa, soprattutto al Nord) e se ne allontani il più possibile per cercare di battere i rivali. Una strategia non nuova nella politica italiana.
Ma mi sorge un dubbio: chi si fiderà nelle urne di una persona che non si fida del proprio partito con il quale è tuttavia alleato?
Agli elettori l'ardua sentenza.