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martedì 29 settembre 2009

Sguardo fisso (e le regole per il confronto tv tra i candidati segretario del Pd)

Leggo su "La Stampa" di oggi che i candidati alla segreteria del Pd stanno fissando le regole per il confronto tv in vista della sfida elettorale. Lo leggo sicuro di sapere già il contenuto. Chiudo gli occhi e immagino: "Il confronto avverrà in una grande piazza. La partecipazione è aperta a tutti coloro i quali lo vorranno. Il dibattito non avrà limiti temporali se non quello dell'esaurimento delle domande da parte della platea intera. Tutti infatti potranno rivolgere domande ai candidati senza limiti d'argomento. La platea potrà partecipare al dibattito applaudendo, fischiando, interrompendo il candidato e chiedendo ulteriori spiegazioni qualora il candidato fosse elusivo nella sua risposta. Le telecamere gireranno liberamente per la piazza per riprendere i volti dei partecipanti, ascoltare i loro capannelli mentre grandi altoparlanti diffonderanno le voci dei candidati".

Poi ho riaperto gli occhi. Avevo scommesso con me stesso, non quante regole (sicuro di averle indovinate tutte), ma quante parole del giornalista avrei indovinato. Leggo.
"Prima regola: i tre aspiranti leader del Pd non potranno assolutamente guardarsi tra loro. Vietato. Consentito, anzi obbligatorio, lo sguardo fisso: verso la telecamera e verso il pubblico in sala. Seconda regola: i cameraman non potranno prendersi distrazioni, dovranno inquadrare, senza mai abbandonarlo, solo e soltanto il candidato parlante. Terza regola: il giornalista incaricato di moderare il confronto non potrà replicare e neppure chiedere un chiarimento ad un candidato evasivo o poco chiaro".

Non credo ai miei occhi. Poi ripenso a quella filastrocca: "..questo non è un partito nuovo, ma un nuovo partito".


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lunedì 6 aprile 2009

19 marzo al congresso del Pdl



Ecco il video di 19marzo a passeggio tra i delegati e gli invitato al congresso del Pdl. Al di qua della staccionata gialla e anche oltre.

Un ringraziamento per il montaggio a Francesco Paris e Davide Caporaletti, convinto che se il loro aiuto non fosse stato solo nella prima parte del montaggio, il lavoro sarebbe stato sicuramente maggiore.

mercoledì 1 aprile 2009

Popolo (della libertà)


Caos.
E' la sensazione che più rimane impressa della giornata domenicale alla Nuova Fiera di Roma.
Al congresso del Pdl c'erano 6.000 delegati, 3.000 giornalisti accreditati, migliaia di ospiti.
Le migliori penne del giornalismo italiano hanno scritto di ciò che è accaduto sul palco. Altri, non meno importanti, hanno scritto articoli di colore, come vengono chiamati, sulle impressioni della platea.

Io ero tra le prime file. Degli invitati. Cinquanta, forse settanta metri dal palco. In quello spazio che divide un delegato da un invitato, dove i primi passano i badge all'amico sprovvisto nelle pagine di un giornale. Tra assessori di Vattelappesca e consiglieri comunali di Chennesòio in posa per i manifesti delle prossime elezioni amministrative con il mega palco come sfondo. Dove transenne gialle indicano la distanza tra l'io posso e tu no. E allora scattano le paroline sussurrate nell'orecchio del ragazzone che sorveglia l'ingresso: lei non sa chi sono io. Le parole urlate nel cellulare “Si lo so che sei in prima fila. Dai aspettami, arrivo, se solo mi facessero passare...”
Ministro? Vice ministro? Come minimo sottosegretario. Che importa. La prima fila è quella che conta. E non quella degli invitati.

“Si vota per....chi è favorevole? Chi è contrario?Chi si astiene?” Bedge che si alzano e si abbassano. “Si vota per....chi è favorevole? Chi è contrario?Chi si astiene?” Bedge che si alzano e si abbassano. In realtà quasi tutti lo alzano quando c'è da essere favorevoli. Del resto questi sono rituali stanchi di una liturgia ormai morta. E' uno “spettacolo” di cui i presenti sono parte integrante. Magari fino alla staccionata gialla.

Al di qua. “No, se lei si mette davanti io non vedo niente”. “Io sono partithho alle sei di stamane, ci si sveglia prima se si 'ole trova posto a ssedere!” “Uè Gaetà, porta a sedia ccà cà verimm megl”. Al di qua molti posti non sono a sedere, ma pur di esserci ci si sveglia alle sei di mattina, si parcheggia a quasi un chilometro dall'ingresso, si supera il parcheggio delle auto blu, si fanno
venti minuti di fila e “Uè Gaetà, porta a sedia ccà ca' verimm megl”.

Da qui giù sembra un puntino. Certo quando agita le braccia lo si nota di più. Quando mostra la pergamena pare farsi più grosso. É lui. Anzi Lui. Per alcuni il Presidente. “Oggi parla un'ora e mezza filata”.

Si vota ancora . Anche se in realtà il candidato è uno. Meglio, Unico. “Chi è favorevole?” Prima centinaia, poi migliaia di cartoncini gialli si alzano. Poi “...ricordo che il Presidente può essere eletto anche per acclamazione”. Ovazione.

“Si giusto”. “Ha ragione”. “Bravo”. L'inglese obbligatorio. I writers che imbrattano i muri delle nostre città. Più poteri al premier. La lucida follia. Anche al di qua della staccionata gialla arrivano. E al di qua della linea gialla “Si giusto”, “Ha ragione”, “Bravo”.

Poi “Fratelli d'Italia, l'Italia s'è desta, dell'elmo di Scipio, s'è cinta la testa....”. Poi “Na na na na na na na..” Dagli altoparlanti parte la musica. Le parole ce le mettono quelli al di qua della staccionata gialla. “Meno male che Silvio c'èèèèèè”.

Il circo chiude. Sono quasi le 2. I tg hanno avuto ciò che volevano.

E' nato il Popolo della Libertà. Che poi a guardarlo bene, al di qua della staccionata gialla, sembra proprio un popolo normale.

Ps a breve il video "Il Popolo" (della Libertà)