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venerdì 23 ottobre 2009

No, grazie

"Caro segretario,
la ringrazio molto, ma rifiuto la sua proposta di farle da vice qualora lei vincesse le primarie del nostro partito. Perchè lo faccio? Perchè mi sarebbe piaciuto che lei avesse giustificato la scelta su di me perchè mi ritiene un bravo politico, una persona onesta, una personalità che per le sue conoscenze può portare al Pd qualcosa in più. E non perchè "semplicemente" sono di colore. Vede, la giustificazione di essere scelto per il colore della pelle è esattamente identica al fatto di non essere scelto per lo stesso motivo. Credo, e penso che dovrebbe essere convinzione di un partito progressista, che il colore della pelle non debba rientrare tra i criteri di selezione. Nel bene e nel male.
Nel corso della mia vita ho sempre rifiutato di redere e mi sono sempre opposto al fatto che il colore della mia pelle fosse da ostacolo ai miei obiettivi, ai miei sogni, ai miei traguardi. E per raggiungerli ho puntato su me stesso e non sul fatto di essere di colore. Ora non vorrei che essere nero "agevolasse" il raggiungimento di una posizione che mi gratificherebbe molto. Forse, però, l'Italia non è un Paese ancora pronto".

A 19marzo09 sarebbe piaciuto che Jean Leonard Touadì avesse risposto cosi alla proposta di Dario Franceschini di fargli da vice qualora fosse confermato segratario del Partito Democratico.

Invece Tuoadì ha accettato.

http://www.youtube.com/watch?v=fzmtxHYgdDI

martedì 29 settembre 2009

Sguardo fisso (e le regole per il confronto tv tra i candidati segretario del Pd)

Leggo su "La Stampa" di oggi che i candidati alla segreteria del Pd stanno fissando le regole per il confronto tv in vista della sfida elettorale. Lo leggo sicuro di sapere già il contenuto. Chiudo gli occhi e immagino: "Il confronto avverrà in una grande piazza. La partecipazione è aperta a tutti coloro i quali lo vorranno. Il dibattito non avrà limiti temporali se non quello dell'esaurimento delle domande da parte della platea intera. Tutti infatti potranno rivolgere domande ai candidati senza limiti d'argomento. La platea potrà partecipare al dibattito applaudendo, fischiando, interrompendo il candidato e chiedendo ulteriori spiegazioni qualora il candidato fosse elusivo nella sua risposta. Le telecamere gireranno liberamente per la piazza per riprendere i volti dei partecipanti, ascoltare i loro capannelli mentre grandi altoparlanti diffonderanno le voci dei candidati".

Poi ho riaperto gli occhi. Avevo scommesso con me stesso, non quante regole (sicuro di averle indovinate tutte), ma quante parole del giornalista avrei indovinato. Leggo.
"Prima regola: i tre aspiranti leader del Pd non potranno assolutamente guardarsi tra loro. Vietato. Consentito, anzi obbligatorio, lo sguardo fisso: verso la telecamera e verso il pubblico in sala. Seconda regola: i cameraman non potranno prendersi distrazioni, dovranno inquadrare, senza mai abbandonarlo, solo e soltanto il candidato parlante. Terza regola: il giornalista incaricato di moderare il confronto non potrà replicare e neppure chiedere un chiarimento ad un candidato evasivo o poco chiaro".

Non credo ai miei occhi. Poi ripenso a quella filastrocca: "..questo non è un partito nuovo, ma un nuovo partito".


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