Su 19 marzo trovi

Pensieri e idee. Articoli di giornale e commenti. Vignette e foto dal mondo. Giornalismo e storie da raccontare. Prodotti trovati su internet e quelli fatti da me all'interno della scuola per la formazione al giornalismo.
Libri letti e da leggere.
Buoni propositi e cattive azioni.
Visualizzazione post con etichetta francesco ciaraffo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta francesco ciaraffo. Mostra tutti i post

venerdì 19 marzo 2010

C'è una candelina da spegnare...


"Salute Fra, oggi il tuo blog compie un anno". E i due bicchieri di plastica sbattono tra di loro con due mani in mezzo. Dicono che fare il cin cin con i bicchieri di plastica porti sfortuna per questo si fanno sbattere tra di loro le dita e non i bicchieri.

Era mezzanotte e venti quando una mia amica mi ha ricordato l'anniversario. A dir la verità anche io ci pensavo da un pò perchè ultimamente le molte cose che ho da fare mi hanno impedito di aggiornare 19marzo09.

Ora questa prima candelina del blog mi dà l'opportunità di aggiornarlo, ma di fare anche una cosa ancora più importante. Molto più importante.

Ringraziare tutte le persone che leggono questo piccolo spazio nell'immenso spazio che è il web; che hanno lasciato i loro commenti scrivendoli nell'apposita sezione, o lo hanno fatto su Facebook o hanno usato quel vecchio e tradizionale strumento che è la voce.

Ringrazio chi mi ha dato consigli sui contenuti e chi sulla forma (cambia il template...) e anche a chi mi dice che scrivo una marea di cazzate.

A un anno di distanza, dopo più di 4.000 visite e circa 100 aggiornamenti, mi ritrovo allo stesso pc da dove ho creato questo spazio e scritto il primo post. Ho davanti agli occhi la stessa parete di 365 giorni fa, forse solo con più foto.

Oggi è sempre l'anniversario dell'istituzione del Parlamento Europeo e della morte del giuslavorista Marco Biagi, ucciso dalle Nuove Brigate Rosse. Esattamente come lo erano l'anno scorso.

In realtà, però, non è tutto come allora. La vita passa e non chiede il permesso per lasciare segni sulla propria esistenza.

Eppoi presto non aggiornerò più questo blog dal pc dove sto lavorando e non avrò più davanti agli occhi questa parete.

La mia vita cambierà di 360°. Sono una cosa non cambierà: oggi è e rimarra sempre la festa del papà.

ora aiutatemi a spegnere la candelina.



Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

giovedì 25 febbraio 2010

Urbino, Urbino




Oggi a Urbino piove. E c'è la nebbia. Non è una novità. Anzi rispetto ai giorni scorsi si può dire che il tempo sia migliorato. E' nevicato spesso questo inverno. La neve è uno dei più bei vestiti che questi posti può indossare finchè si è al chiuso di un'aula o nella casa in cui si vive. Diventa un disagio enorme quando si deve uscire e spostarsi in macchina.

E così qualche giorno fa ero in macchina proprio mentre le strade cominciavano a trasformarsi in campi per il pattinaggio sul ghiaccio. All'andatura di circa 5 km orari ho raggiunto la via dove si trova la casa dove sono in affitto. Per arrivare al cortile interno dove di solito parcheggio c'era da fare una strada non asfaltata, piena di buche e, in quel giorno, anche di neve.

Così ho parcheggiato la macchina poco più giù. C'era uno spiazzo al bordo della strada dove era parcheggiata un'altra macchina. Mentre facevo manovra con la cautela del caso, dalla finestra della casa di fronte una vecchia ha cominciato a urlare. All'inizio, il finestrino chiuso e la canzone dalla radio coprivano le sue parole. Poi le ho sentite. "Parcheggiati meglio..non mettere la macchina così..lì c'è posto per un'altra".

Per chi non è abituato a guidare sulla neve, posso assicurare che è un'esperienza stressante. E una volta raggiunto l'obiettivo, dover mantenere la calma di fronte a una vecchia che pretende che si faccia manovra a 300 km/h (già di per sè complicato) per di più sulla neve, lo stress potrebbe raggiungere livelli di guardia.

Nonostante questo ho finito la manovra (sotto l'attenta sorveglianza della vecchia che mi controllava dalla finestra) e mi sono incamminato verso casa. Mi sono accorto solo a quel punto che c'era un altro vecchio che mi controllava da dietro la porta di casa aperta di poco. Mi ha guardato, e una volta arrivato all'altezza della porta, l'ha prontamente chiusa.

Perchè racconto questa storia? Perchè questa è Urbino. Una cittadina che dovrebbe essere abituata allo sconosciuto (come racconto nel primo capitolo di questa storia, qui gli studenti sono 15.000 esattamente come gli abitanti), controlla l'uscio di casa come si controlla un confine in tempo di guerra. Qui dove dovrebbe sorgere un "campus universitario", si "squadra" il passante come forse avviene ormai solo nei paesini di Sicilia e Calabria. Qui dove sorge una delle più antiche università italiane, si pensa che il parcheggio di fronte casa sia di proprietà privata senza averne nessun diritto, si pensa sia un limite invalicabile per chiunque.

Qui lo studente, una delle poche fonti di reddito degli abitanti e sicuramente una delle più redditizie grazie soprattutto agli affitti, è visto, "squadrato", controllato come il peggiore dei criminali.

Stiano tranquilli, gli urbinati. Noi siamo di passaggio. Presto li lasceremo soli, come forse meritano di stare.

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

lunedì 22 febbraio 2010

Urbino, Italia

Sono ormai 2 anni che mi trovo ad Urbino per motivi di studio.

La città ducale, così si chiama quando si vogliono trovare sinonimi per non ripetere Urbino, è tra le più ricche di storia d'Italia. Ad osservarla bene sembra una piccola Italia in miniatura.

Ricca di storia, appunto, richissima di arte e cultura. Il Ducato del Montefeltro è stato tra i principali dell'Italia del '500. Il duca Federico da Montefeltro è stato un "capo di Stato" tra i più lungimiranti. Di qui sono passati pittori come Piero della Francesca, Timoteo Viti e Giovanni Santi, papà dell'urbinate più famoso al mondo, Raffaello Sanzio. Nel palazzo ducale, uno degli esempi più riusciti dell'architettura rinascimentale italiana, è conservato il famossissimo dipinto de "La città ideale".

La città ospita dal 1506 l'Università, una delle più antiche al mondo. Da qui sono partite personalità come Carlo Bo, che è stato anche ministro dell'Istruzione. Di qui è passato uno degli architetti italiani più illustri che ha disegnato molte sedi universitarie: Giancarlo De Carlo.

Il cibo del Montefeltro ha delle eccellenze riconosciute in tutto il mondo. Prodotti tipici, di denominazione protetta e controllata sono il vanto di abitanti e ristoratori.

E dal 1998 Urbino è patrimonio dell'Unesco.

Una piccola Italia in miniatura, dicevo. Arte, cultura, storia, conoscenza, ottima cucina sono valori che, allargando l'obiettivo, si possono trovare in tutta la penisola.

Ma quale futuro ha Urbino?

Qui gli studenti, che sono 15.000 esattamente come gli abitanti, sono trattati da "ospiti", nella peggior accezione che il termine può avere. Gli vengono proposti alloggi in affitto a dir poco fatiscenti, tuguri fatti passare per suite.

La maggiore risorsa economica viene vista più come un fastidio che come una richezza. Il divertimento notturno che inevitabilmente gli studenti si portano dietro ovunque vadano, per la popolazione è una seccatura che si fa via via più insopportabile.

I pochi vecchi che abitano in città vedono gli studenti attraverso la lente dell'indiferenza, quando va bene, della vera e propria seccatura nella maggior parte dei casi. Gli studenti che dovrebbero far parte dellì'arredo urbano, linfa vitale tra i vecchi vicoli sono visti come stranieri, diversi, estranei.

"Il Ducato", il giornale della mia scuola, ha documentato nel numero di febbraio che i ragazzi urbinati che frequentano l'ultimo anno di liceo vogliono andarsene da qui.

La prospettiva degli urbinati è quella di spremere la loro risorsa per ottenerne la massima "produttività" nell'immediato. Nessuna progettualità nè pianificazione. E non bisogna essere economisti per capire che così la prospettiva per la città si riduce drasticamente.

Inoltre, qui la grandezza del passato cozza in modo evidente con la pochezza del presente. Parlando con gli abitanti, con il rettore e con i docenti universitari tutti si vantano della loro storia. E fanno bene. Ma così facendo non fanno altro che evidenziare la loro pochezza del presente.

Proprio come l'Italia.


Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

lunedì 8 febbraio 2010

L'ultima speranza della sinistra che spera


Prendo spunto dal commento di Marco all'ultimo post: "la mia speranza è nel Vendola Wind anche se è una sogno. Spero utile e soprattutto realizzabile..."

Le poche righe di Marco raccontano di uno stato d'animo nel popolo della sinistra italiana che ciclicamente ritorna. Spesso si guarda loro come sfigati, rassegnati, tristi. E spesso è vero. Ma una cosa non si può contestare loro: la mancanza di speranza.

Ad ogni caduta, ad ogni tornata elettorale andata male, ad ogni segretario eletto dopo le dimissioni del predecessore, ad ogni sondaggio reso pubblico con i consensi per il Cavaliere alle stelle. Loro sono li e sperano. Sperano che dopo la caduta ci si rialzerà, che le prossime elezioni andranno meglio, che il nuovo segretario sarà meglio del vecchio, che presto tutti capiranno che il Cavaliere è un furfante e i suoi consensi svaniranno.

Ogni volta la speranza si incarna in un leader nuovo. Ora, come dice Marco, è la volta di Vendola.

Ho provato a ripassare mentalente tutti coloro che hanno rappresentato fisicamente, o in modo figurato, la speranza del popolo di sinistra.

Fausto Bertinotti, Romano Prodi, il movimentismo no-global, le primarie e il suo popolo, il Pd, Walter Veltroni, Deborah Serracchiani, il "Fatto Quotidiano" e Marco Travaglio, Santoro e Annozero, "la Repubblica".

Su Google cercando "sinistra" e "speranza" si ottengono 1.450.000 risultati. Alcuni non c'entrano nulla, ma molti sono inerenti all'argomento e danno l'ideà di quanto sia vasto l'argomento.

Ora tocca a Vendola. Visto la fine che hanno fatto i predecessori augurargli l'in bocca al lupo è il minimo. Con la convinzione che di speranza non si può vivere, ma nemmeno morire.





Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

mercoledì 3 febbraio 2010

Il Pd e il vuoto di rappresentanza

I colpi di genio sono tali perchè la loro attualità dura per anni. Ho rivisto e acoltato lo sketch di Corrado Guzzanti centinaia di volte arrivando a recitarlo a memoria. E ogni volta ogni nome scandito mi scatenava una risata come se fosse la prima volta che lo ascoltavo.



Si era alla vigilia delle elezioni politiche del 2001, dopo la caduta del governo Prodi. Non c'era bisogno di consultare sondaggi o politologi esperti per sapere che avrebbe vinto Berlusconi e la coalizione di centro-destra. Il centro-sinistra e l'allora segretario dei Ds, Walter Veltroni, erano alla ricerca più di un agnello sacrificale che un candidato.

A nessuno, soprattutto a un politico, piace andare incontro a una sconfitta sicura. E in quel periodo tutti i maggiori esponenti dei Ds e della loro coalizione sembravano un manipolo di ragazzini in gita che fischietta girando lo sguardo da un'altra parte mentre la professoressa cerca il colpevole di una marachella.

Ma provate a dimenticare il contesto e il periodo di quello sketch e rivedete la sequenza.

Guardatelo con gli occhi di un elettore bolognese del Pd. Ha votato per un sindaco che pochi mesi dopo l'elezione si è dimesso per uno scandalo di spese fuori controllo fatte per compiacere l'amante, gettando il partito locale nel caos alla ricerca di un candidato che non si trova.

Guardatelo con gli occhi di un cittadino laziale del Pd che alle prossime regionali voterà per una candidata che è espressione di un partito diverso dal proprio dopo che l'unico candidato presentabile, Nicola Zingaretti, già presidente della Provincia, ha gentilmente declinato l'invito.

Guardatelo con gli occhi di un pugliese (elettore del Pd o no) che ha scelto, attraverso le primarie, un candidato diverso da quello che voleva imporre il Pd.

Guardatelo con gli occhi di un elettore del Pd che da quando è nato il suo partito, il 14 ottobre 2007, appena 2 anni fa, ha già visto cambiare tre segretari.

I colpi di genio sono tali perchè la loro attualità dura per anni, dicevamo. Quello di Guzzanti lo è stato senz'altro. Rimane da sapere per quanto tempo ancora rimarrà attuale.



Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

venerdì 15 gennaio 2010

La Rivoluzione la faccia lei...


Il tema è di moda e va cavalcato. Dopo la lettera di Pier Luigi Celli che invita il figlio a lasciare l'Italia perchè è un Paese che non offre più prospettive, ci pensa un altro Pierluigi a ricordarci che questo "Non è un Paese per giovani".

Pierluigi Battista è uno dei più noti giornalisti italiani. E' stato vicedirettore del "Corriere della Sera" ed è tuttora una delle firme più autorevoli del quotidiano. Ha diretto trasmissioni televisive e scritto diversi libri. Insomma, a 56 anni può dirsi soddisfatto della propria carriera.

Questa settimana ha scritto un articolo su 'Fenomeni', la sua rubrica su "Style", un allegato del Corriere. Il titolo (non troppo originale per la verità) è proprio "Non è un Paese per giovani".

Come riporto già in un precedente post, "Stranezze quotidiane", Battista inizia così: "Non riesco a capire perchè i giovani italiani non abbiano ancora fatto la rivoluzione. No quella finta, posticcia che si inscena stancamente anno dopo anno con le okkupazioni e le parodie sempre più logore di un '68 lontanissimo. No, quella vera: quella contro la fortezza gerontocratica e prepotente che noi ormai anziani abbiamo munito di ponti levatoi per chiudere le porte, impedire l'accesso di forze fresche, monopolizzare tutti i posti a disposizione".

E Battista prosegue: "I giovani dovrebbero fare la rivoluzione contro un sistema ingessato, immobile, accondiscendente con le corporazioni potenti e prepotenti, spietato con il nuovo proletariato anagrafico. [...] Dovrebbero fare la rivoluzione anzichè chiedere in modo petulante che gli anziani diano loro spazio cooptandoli con magnanimità nei loro sinedri. Se lo prendano, lo spazio occupato da chi difende con tenacia inamovibilità la posizione conquistata".


Caro Battista, da un professionista stimato e preparato come lei non mi aspettavo un errore simile. Da quando in qua le ultime ruote del carro hanno fatto la rivoluzione? La rivoluzione vera intendo, proprio come scrive lei. Quando le ultime ruote del carro hanno fatto in modo che certi meccanismi cambiassero o che certe logiche venissero sovvertite? Lei è studioso di storia e dovrebbe sapere meglio di me la risposta: : mai!

Può anche darsi che mi sbagli, e in questo caso la prego di correggermi.

Chi potrebbe fare la rivoluzione, sempre quella vera intendiamoci, sono quei giovani che stanno facendo carriera. Che per bravura diventano capo servizio nelle redazioni dei giornali, diventano responsabili di settori specifici di aziende e società, quei ragazzi che magari riescono a ritagliarsi piccoli ruoli in quel sistema baronale che è l'Università. Quei giovani, insomma, che potremmo definire "quadri intermedi" che stanno scardinando "il sistema ingessato e immobile", come lo definisce lei.

Si, sono loro che potrebbero farla. Loro perchè conoscono quant'è difficile e duro fare strada in un Paese che non è fatto per i giovani, loro che avrebbero tra le mani qualche piccolo strumento per scardinare i portoni sbarrati alle giovani generazioni.

Ma sa perchè non lo fanno? Io un'idea ce l'ho. Perchè con un pò di pazienza quel posto a lungo occupato da chi gli è stato davanti verrà lasciato vuoto. Magari non per moti rivoluzionari, ma per motivi biologici. I vecchi, di norma, muoiono prima dei giovani. E allora il posto sarà occupato da ormai ex-giovani che finalmente potranno accedere a quel sistema di tutele e privilegi di cui fino a quel momento non hanno goduto.

Pensi alla sua categoria e alla sua posizione. Ora pensi alla mia categoria (è la stessa sua) e alla mia posizione. Lei fino al 2009 vice-direttore del più importante quotidiano italiano, io giovane praticante già al terzo stage (non retribuito) e, se sarò bravo e fortunato, entrerò in un giro di precariato che ben conosce. Potrei io far la rivoluzione contro di lei? Suvvia, siamo realisti.

Magari potrei farla qualora diventassi capo-servizio, ma a quel punto, chi me lo farebbe fare? Perchè dovrei rinunciare a quel sistema di tutela e privilegi che le generazioni precedenti alla mia hanno costruito anche nella "casta dei giornalisti"? Chi me lo farebbe fare?

Prenda queste mie righe (volevo scrivere poche, ma in realtà sono diventate troppe) come un piccolo gesto rivoluzionario.

Ps: ho mandato queste righe anche a Pierluigi Battista. Se mi risponderà pubblicherò la sua risposta su questo blog.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

Pazza idea..mica tanto!


Su "La Stampa", il segretario di uno dei più importanti circoli del Pd romano, quello a via dei Giubbonari, annuncia le dimissioni dall'incarico perchè non intende sostenere la Bonino alle prossime regionali. "Siamo troppo distanti sui temi etici", dice l'ormai ex segretario proveniente dall'area Margherita.

Su "Il Giornale", il titolo di pagina 8 è: "Il sito più liberale del Pdl scatenato contro la Polverini". Il quotidiano, anch'esso di area Pdl e il cui direttore ha scritto alcuni editoriali contro la candidata alle Regionali nel Lazio, scrive che il sito Tocqueville.it (un aggregatore di blog di centro-destra), non accetta la candidatura. "Che senso ha, per la destra, vincere le elezioni per ritrovarsi con un governatore di sinistra?", si legge. Un altro blogger sempre di centro-destra, Giova, si augura una memorabile sconfitta per la Polverini e giudica la Bonino "il male minore".

Idea. E se nel Lazio centro-destra e centro-sinistra si scambiassero i candidati? Pardon, le candidate?



Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

giovedì 14 gennaio 2010

Stranezze quotidiane

Oggi ho trovato un pò di notizie e articoli particolarmente stravaganti. Le segnalo.

Noi che tra le propabili 100.000 vittime del terremoto ci chiediamo se forse (e dico forse) c’è un (e dico un) italiano.

Feltri, direttore de “Il Giornale”, nell’editoriale di oggi rivolge una domanda al premier: “Caro Presidente, che bisogno c’era di parlare di tasse da ridimensionare, ingenerando la sensazione che il taglio fosse dietro l’angolo,e, dopo alcuni giorni, correggere il tiro deludendo le aspettative dei cittadini?” Qualcuno avvisi Feltri che siamo in campagna elettorale.

Carra, cattolico del Pd, lascia il partito per andare con l’Udc di Casini che è in trattativa per creare una coalizione con lo stesso Pd. Io sinceramente non ci sto capendo più un cazzo.



Se Marida Lombardo Pijola scrive su un quotidiano nazionale, anche io ho delle speranze.


“Il Comune di Milano, nella persona del sindaco Letizia Moratti, chiede di costituirsi parte civile nel procedimento a carico di un giovane accusato di aver imbrattato con scritte a vernice spray i pilastri di un edificio in piazza San Babila”. Bene. Quando noi cittadini ci costituiremo parte civile in un processo contro i manifesti elettorali sui muri delle nostre città?

"Non riesco a capire perchè i giovani italiani non abbiano ancora fatto la rivoluzione. No quella finta, posticcia che si inscena stancamente anno dopo anno con le okkupazioni e le parodie sempre più logore di un '68 lontanissimo. No, quella vera: quella contro la fortezza gerontocratica e prepotente che noi ormai anziani abbiamo munito di ponti levatoi per chiudere le porte, impedire l'accesso di forze fresche, monopolizzare tutti i posti a disposizione". Lo scrive Pierluigi Battista su Style di oggi in allegato al "Corriere della Sera". Purtroppo alle sue parole non è seguita una bella lettera di dimissioni. Ma Battista, 56 anni, non ha quello che generalmente si definisce spirito di sopravvivenza? Se i giovani la facessero davvero la rivoluzione, sai dove si ritroverebbe?

Queste sono le mie. Aspetto vostre segnalazioni nello spazio dei commenti.


Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

mercoledì 29 aprile 2009

Parliamo di Bande Nere


Paolo Berizzi, autore del libro "Bande nere" risponde alle domande di 19marzo09. A cominciare dal perchè in questi anni si scrive tanto di destra radicale.


"Io credo che essendo l'estremismo nero, soprattutto giovanile, un fenomeno in crescita - il termine giusto, forse, è recrudescenza -, la sensibilità giornalistica e letteraria rispetto a questi temi è cresciuta. La pubblicazione di libri e inchieste, di solito, è direttamente proporzionale alle (nuove) dimensioni di una tendenza, che sia sociale o politica o tutte e due le cose assieme non importa. Ci sono lavori editoriali che hanno puntato e puntano sui "neri" di ieri e altri che scelgono come focus i "neri" di oggi. Sono fotografie diverse di una realtà in continua e rapida
evoluzione".

Quali sono state la maggiori criticità nello scrivere Bande Nere?
"Riuscire a scardinare la tradizionale chiusura a riccio di alcune "bande nere" e, al contrario, fare la tara al neo-aperturismo "comunicativo" - a volte compiaciuto, accompagnato da una punta di narcisismo - di altre. E poi il combinare il materiale derivato dai racconti "in chiaro" dei protagonisti a quello ricavato dall'indagine del cronista che si presenta sotto mentite spoglie nei luoghi di aggregazione dei "fascisti del terzo millennio" ".

Dal suo libro non emergono giudizi "morali". Ora, può dire cosa pensava mentre parlava col naziskin di Merano, Andrea (il ragazzo che apre il libro), i ragazzi di Casapound, del Blocco Studentesco, del Vfs...?
"La scelta di non esprimere giudizi "morali" è la prima regola che mi sono imposto quando ho deciso di scrivere "Bande nere". Il giudizio ho preferito sospenderlo, non mi interessava fare un libro schierato e ho ritenuto che la mia opinione sarebbe stata inutile, deformante e controproducente ai fini dell'obbiettivo che mi sono posto: scattare una fotografia in movimento. Una fotografia non faziosa, in grado di raggiungere un pubblico ampio e di parlare di neofascismo giovanile anche al di fuori di quel perimetro di lettori interessati da sempre al tema. Parlando coi protagonisti del libro ho provato sensazioni diverse, spesso contrastanti: in molti casi ho avuto
conferme che attendevo, in altri sono rimasto sorpreso. Dal vuoto pneumatico - valoriale e culturale - alla violenza poliforme; dall'intraprendenza organizzativa all'abilità comunicativa; dalla
consapevolezza della militanza politica alla cieca adesione a pratiche e modelli improntati all'odio puro. Nelle "bande nere" di oggi c'è un po' di tutto questo, ed è questo mix che colpisce".

Qual'è il motivo principale per cui l'estrema destra gode di questo consenso?Quanto è frutto della crisi della sinistra?
"Il consenso crescente deriva da diversi fattori: il clima di paura e di ostilità che si respira in Italia e ,in generale, in tutta Europa, unito agli effetti derivanti dalla crisi economica forma un terreno di coltura per i nuovi nazifascisti. Il nuovo nemico non è più il comunismo ma
l'immigrato. Prevale lo slogan "salvo me stesso a scapito di chi sta peggio di me". Riaffiorano con forza spinte nazionaliste, protezioniste, xenofobe. C'è, in generale, uno spostamento a destra di tutta la società. La crisi della sinistra è un altro fattore determinante: c'è stata una "resa"
progressiva, negli ultimi anni, della sinistra in tutti i suoi strati: da quella riformista a quella movimentista dei centri sociali. Molti spazi sono stati lasciati vuoti, altri temi abbandonati: e l'estrema destra li ha cavalcati".

Dopo ogni azione violenta o quando si organizzano convegni che hanno per protagonisti associazioni di destra (penso agli incidenti scoppiati alla Sapienza o al meeting organizzato di recente a Milano) si riapre il dibattito sulla costituzionalità di certe organizzazioni. Personalmente
credo che sia tardi per far rispettare l'articolo 139 della Costituzione. Le chiedo, da un punto di vista giuridico, che fare?
"Il punto è proprio questo: io credo che non sia mai troppo tardi per far rispettare i principi della Costituzione e cioè il fondamento della nostra democrazia. Ci sono poi altre leggi, nel nostro ordinamento, che impediscono manifestazioni e simboli che si richiamano al ventennio nazifascista. Basterebbe, semplicemente, banalmente, vietarle. Ma per prevenirle occorre
studiare da vicino i movimenti e le formazioni politiche che le organizzano".

Forza Nuova, Casa Pound e Blocco Studentesco (solo per citare degli esempi) stanno costruendo una base di consenso duratura o tutto svanirà velocemente? In sostanza, quanto durerà questo fenomeno?
"Alcune realtà, quelle capaci di costruire un progetto largamente condiviso e improntato su temi sociali "seri" - temi sui quali i cittadini chiedono delle risposte - dureranno. Altri si sgonfieranno e, temo, lasceranno spazio al libero diffondersi di quegli istinti violenti che già oggi, in parte,
fanno loro da contorno".

Molti degli aderenti a queste formazioni sono giovani. Chi sono i loro "miti"?
"C'è molta confusione. I padri culturali del passato, da Evola a Pound per citare gli esempi più banali, resistono ma mischiati a nuovi punti di riferimento. La galassia nera è estremamente composita e eterogenea. Ci sono fascisti del terzo millennio che sparigliano volentieri: studiano Che Guevara e seguono Saviano. Altri che continuano a inzuppare i loro ideali nei miti tradizionali: Mussolini, Hitler e tutti i dittatori del secolo scorso. Ci sono forme fossilizzate che convivono con forme nuove, a volte persino prese in prestito dalla sinistra".

Lei descrive come in alcune zone d'Italia sia il nazismo ad attirare più ancora del fascismo. E' questa una tendenza che rimarrà marginale all'interno del radicalismo di destra o si allargherà?
"Osservando quello che sta accadendo in Europa e, per esempio, anche nell'ex Unione sovietica, temo sia un processo inquietante che si sta allargando facendo nuovi proseliti".

Il successo delle organizzazioni di destra alle elezioni studentesche è stato sorprendente. I licei, e non meno le Università, sono sempre stati un baluardo della sinistra: cosa è accaduto?
"I collettivi di sinistra, il movimentismo "rosso" ha il fiato corto da qualche anno. Le sigle di destra ne hanno approfittato. C'è stata e c'è una rincorsa ad occupare spazi lasciati liberi. Viene da chiedersi perchè alcuni modelli "di sinistra" copiati dalle organizzazioni studentesche di destra
abbiano preso a funzionare a pieni giri una volta rielaborati da chi, di fatto, fino a ieri non li condivideva o addirittura li contrastava".

Infine, la nascita del Pdl libera degli spazi politici alle organizzazioni alla destra del nuovo partito?
"Sicuramente. Fini ha detto: il Pdl non sarà un partito di destra. Mi chiedo: sotto quale tetto andranno i 150 mila giovani italiani sotto i 30 anni che vivono nel culto del fascismo o del neofascismo? Ci sono cinque partiti ufficiali che oggi li rappresentano. Credo che il peso specifico di alcuni di questi movimenti crescerà. E le "bande nere" si allargheranno"

martedì 21 aprile 2009

Scienza politica

Girovagando tra la rete ho trovato un video molto interessante che ha per protagonista Mario Borghezio, europarlamantare della Lega Nord. Di solito, il nostro si è fatto notare per un linguaggio un pò troppo colorito, qualche piccola escandescenza nei comportamenti, un'allergia cronica al politically correct. Questa è invece una vera e propria lezione di politica. Con anche qualche consiglio dopo lo scadere dell'ora.






Per informazioni più dettagliate sul video rimando alla fonte principale: www.youblob.org
Mentre per chi conosce il francese, qui c'è la versione integrale non sottotitolata.

mercoledì 1 aprile 2009

Popolo (della libertà)


Caos.
E' la sensazione che più rimane impressa della giornata domenicale alla Nuova Fiera di Roma.
Al congresso del Pdl c'erano 6.000 delegati, 3.000 giornalisti accreditati, migliaia di ospiti.
Le migliori penne del giornalismo italiano hanno scritto di ciò che è accaduto sul palco. Altri, non meno importanti, hanno scritto articoli di colore, come vengono chiamati, sulle impressioni della platea.

Io ero tra le prime file. Degli invitati. Cinquanta, forse settanta metri dal palco. In quello spazio che divide un delegato da un invitato, dove i primi passano i badge all'amico sprovvisto nelle pagine di un giornale. Tra assessori di Vattelappesca e consiglieri comunali di Chennesòio in posa per i manifesti delle prossime elezioni amministrative con il mega palco come sfondo. Dove transenne gialle indicano la distanza tra l'io posso e tu no. E allora scattano le paroline sussurrate nell'orecchio del ragazzone che sorveglia l'ingresso: lei non sa chi sono io. Le parole urlate nel cellulare “Si lo so che sei in prima fila. Dai aspettami, arrivo, se solo mi facessero passare...”
Ministro? Vice ministro? Come minimo sottosegretario. Che importa. La prima fila è quella che conta. E non quella degli invitati.

“Si vota per....chi è favorevole? Chi è contrario?Chi si astiene?” Bedge che si alzano e si abbassano. “Si vota per....chi è favorevole? Chi è contrario?Chi si astiene?” Bedge che si alzano e si abbassano. In realtà quasi tutti lo alzano quando c'è da essere favorevoli. Del resto questi sono rituali stanchi di una liturgia ormai morta. E' uno “spettacolo” di cui i presenti sono parte integrante. Magari fino alla staccionata gialla.

Al di qua. “No, se lei si mette davanti io non vedo niente”. “Io sono partithho alle sei di stamane, ci si sveglia prima se si 'ole trova posto a ssedere!” “Uè Gaetà, porta a sedia ccà cà verimm megl”. Al di qua molti posti non sono a sedere, ma pur di esserci ci si sveglia alle sei di mattina, si parcheggia a quasi un chilometro dall'ingresso, si supera il parcheggio delle auto blu, si fanno
venti minuti di fila e “Uè Gaetà, porta a sedia ccà ca' verimm megl”.

Da qui giù sembra un puntino. Certo quando agita le braccia lo si nota di più. Quando mostra la pergamena pare farsi più grosso. É lui. Anzi Lui. Per alcuni il Presidente. “Oggi parla un'ora e mezza filata”.

Si vota ancora . Anche se in realtà il candidato è uno. Meglio, Unico. “Chi è favorevole?” Prima centinaia, poi migliaia di cartoncini gialli si alzano. Poi “...ricordo che il Presidente può essere eletto anche per acclamazione”. Ovazione.

“Si giusto”. “Ha ragione”. “Bravo”. L'inglese obbligatorio. I writers che imbrattano i muri delle nostre città. Più poteri al premier. La lucida follia. Anche al di qua della staccionata gialla arrivano. E al di qua della linea gialla “Si giusto”, “Ha ragione”, “Bravo”.

Poi “Fratelli d'Italia, l'Italia s'è desta, dell'elmo di Scipio, s'è cinta la testa....”. Poi “Na na na na na na na..” Dagli altoparlanti parte la musica. Le parole ce le mettono quelli al di qua della staccionata gialla. “Meno male che Silvio c'èèèèèè”.

Il circo chiude. Sono quasi le 2. I tg hanno avuto ciò che volevano.

E' nato il Popolo della Libertà. Che poi a guardarlo bene, al di qua della staccionata gialla, sembra proprio un popolo normale.

Ps a breve il video "Il Popolo" (della Libertà)

venerdì 27 marzo 2009

Pagine bianche (?)


Criticare un libro non letto è fare torto all'autore e in parte a se stessi.


Non riesco però a non pormi quantomeno delle domande sulla presentazione di Ultras. Identità, politice e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri (Boroli, pp 190, 14 euro) di Maurizio Stefanini. Se ne legge un presentazione su Il Foglio (qui il video sul sito) mentre Libero presenta un ampio estratto del primo capitolo.


La sensazione (e sottolineo la sensazione) è che questo libro non aggiunga nulla all'ampia bibliografia già esistente, nessun nuovo elemento di analisi. Detto ciò, l'autore sappia che 19 marzo comprerà il libro sperando di dovere aggiungere a questo post un altro su cui scriverà di aver trovato interessante le pagine di Ultras. Identità politica e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri.

giovedì 26 marzo 2009

Nero inchiostro


Perchè? Perchè da almeno due anni con cadenza regolare viene pubblicato un libro sull'estremismo di destra? Ha iniziato Luca Telese con il suo Cuori Neri (2006, ed. SperlingKupfer). Un grande successo editoriale che è divenuto un blog e l'idea di una collana, “Le radici del presente”, diretta dallo stesse Telese. E così arrivano nelle librerie La fiamma e la celtica , 30.000 copie vendute in 8 edizioni, e Il sangue e la celtica. Chiuderà la trilogia di Nicola Rao Il piombo e la celtica che uscirà a settembre. Grazie sempre alla SperlingKupfer, all'interno della collana “Le radici del presente”, si deve la riedizione di Fascisteria di Ugo Maria Tassinari. La casa editrice NewtonCompton ha stampato invece le fatiche di Mario Caprara e Gianluca Semprini, Destra estrema e criminale e, da poco in libreria Neri! Polemiche, ma grandissimo successo di pubblico, ha avuto Nazirock, il film-documentario di Claudio Lazzaro. Ideato per essere trasmesso nelle sale cinematografiche, a seguito delle pressioni ricevute da Forza Nuova ,i cinema che si erano proposti per la proiezione si sono ritirati. L'autore ha cominciato allora a girare le piazze italiane con un gran numero di presenze. La Feltrinelli ha edidato il dvd, con un opuscolo allegato. In questi giorni è uscito Bande Nere, il libro-inchiesta del giornalista di Repubblica Paolo Berizzi, anch'egli al centro delle polemiche per aver sbagliato la didascalia di una foto in cui Ignazio La Russa veniva indicato al fianco di un esponente della'ndrangheta. Questi solo per citare i casi editoriali più significativi.


Domenica 22 marzo il Secolo d'Italia ha riempito 3 pagine raccogliendo i libri su An, sul suo percorso verso il Pdl e su tutto ciò che alla destra di An si muove. “non solo per verificare la strada percorsa da questo variegato mondo, ma anche per constatare come, insieme al partito, sia mutato e maturato il contesto politico e la stessa società che alla politica si avvicina non più come fenomeno di massa, ma come coscienza critica” (Antonio Rapisarda, il Secolo d'Italia, 22 marzo).


Perchè queste migliaia di pagine sulla destra e sull'estremismo di destra? E' mutato il clima politico, divenendo assai più favorevole? Forse. Si è scoperto il neofascismo, argomento finora coperto da una montagna di polvere? Assolutamente improbabile. Il neofascismo è nato subito dopo la guerra e, tra alti e bassi, è sempre esistito.
Probabilmente Mario Caprara e Gianluca Semprini hanno ragione: “perchè della lotta armata di estrema sinistra si è già scritto tanto, mentre i protagonisti e i luoghi della politica violenta di destra sono rimasti maggiormente nell'ombra”. Tutti questi libri hanno il merito di colmare un vuoto durato troppi anni. Come scrive lo stesso Telese in ogni libro della collana da lui diretta (e che annovera anche libri su Lotta Continua, Sergio Ramelli e l'ultimo uscito Anni di piombo): "le poche volte in cui riusciamo a interrogarci sul nostro presente c'è sempre un conto che non torna, una smagliatura di senso, un buco nero che ci impedisce di comporre tutti i tasselli della memoria come un mosaico a cui manca sempre una tessera. la più importante."


19 marzo non sa perchè proprio ora. Ma non è mai tardi per colmare i vuoti della propria conoscenza.

mercoledì 25 marzo 2009

A.ddii N.azionali


E tanto ci va, al traino del Cavaliere, e con tale spedito automatismo affronta il suo destino, e così poca resistenza pare opporre al Pdl, da chiedersi se An non sia già ampiamente e profondamente berlusconizzata. E proprio là dove è più inaccessibile, deve essere scattato il dispositivo dell'assimilazione, là dove non si raccolgono deleghe né si votano mozioni congressuali: nelle premesse simboliche e cognitive che determinano le parole e i comportamenti, nelle forme in cui si scioglie l'antica identità e si manifesta l'immaginario del tempo nuovo (Filippo Ceccarelli, La Repubblica, mercoledì 18 marzo)


Gianfranco Fini ha cambiato pelle al partito: l'ha strizzato, allargato, disegnato a misura dell'Italia che si affaccia al terzo millennio. L'intuizione di Domenico Fisichella, altero e dottrinale; la gestione politica di Pinuccio Tatarella, genio politico e sregolatezza pragmatica. Ma la faccia per convincere milioni di italiani e portarli alle urne a segnare una croce sul nuovo simbolo ce l'ha messa lui, il delfino di Almirante. (Carlo Fusi, Il Messaggero, giovedì 19 marzo)


Con An si si scioglie un equivoco durato quindici anni. L'equivoco di un partito nato per mutazione liberaldemocristiana nel 1995 e accompagnato adesso a fine vita nel Pdl in uno sfoggio di orgoglio identitario. Con un tocco di semplificazione paradossale si può dire che, se al congresso di Fiuggi i finiani avevano portato dentro un nuovo contenitore l'apparato missino deprivandolo del contenuto ideale ereditato dai Romualdi, degli erra o dagli Almirante, ora che An si disperde invece nel mare grande del berlusconismo finisce per aggrapparsi con tenacia all'albero maestro del proprio archetipo missino. (Alessandro Giuli, Il Foglio, venerdì 20 marzo)


Benchè l'uno non possa fare a meno dell'altro, i due sodali antagonisti della politica italiana non si sono mai amati. E anzi in Fini c'è un sottile disprezzo perchè, per lui, Berlusconi non ha ideali e non ha tensioni, ma è tutto piegato sul proprio narcisismo e sui propri interessi. E Berlusconi prova per Fini una forma di pena, lo degrada a professionista della politica. (Francesco Merlo, la Repubblica, venerdì 20 marzo)


Se un partito è un corpo politico, possiamo possiamo dire che nel 1995 a Fiuggi, dal Msi ad An è stato il momento della pancia e del cuore, il congresso del 2009, da An al Pdl, è il congresso della testa e del cervello. Passione contro ragione. Salto nel fuoco contro elaborazione. L'immaginario della destra è già a posto, ha modernizzato quando doveva, ha affiancato quando poteva la Mitbestimmung alla carta del Carnaro, il mitomodernismo a lfuturismo, Goldrake a Berto Ricci, Tremonti a Bottai, il Tibet all'Irlanda, il realismo politico a Junger, le comunità giovanili alle comunità militanti. (Angelo Mellone, il Giornale, venerdì 20 marzo)


Anche se chi lo conosce bene, giura che “grande è stata la scossa psicologica” di avere avuto una figlia, Carolina, dalla nuova compagna Elisabetta Tulliani. E lui lo ha anche confidato: “E' come una seconda vita”. (Fabio Martini, La Stampa, 20 marzo)


Un addio quello di Fini, ma anche un arrivederci, almeno nelle sue intenzioni. L'esortazione e anzi il comando alla sua sua gente è i restare unita, custode di una tradizione, di valori propri e d'una propria identità, d'una propria egemonia che non deve disperdersi -così spera Fini- nel magma indistinto di Forza Italia. Dovrà costituire anzi un punto di riferimento per più ampie aggregazioni dentro il nuovo partito e fuori di esso, per dare vita a una nuova destra capace di guidare il Paese anche quando il Capo carismatico deciderà di ritirarsi per sazietà, per stanchezza , comunque per l'inevitabile trascorrere del tempo che “va dintorno con le force”. [...] In una società di gomma il cemento del potere e del sottopotere è un collante formidabile; quel collante è nelle mani di un Capo proprietario del suo partito nel quale Fini entra da ospite dopo esser stato svestito da i suoi paramenti salvo quelli, abbastanza innocui, di natura istituzionale. (Eugenio Scalfari, La Repubblica, 22 marzo)


[Della prima giornata di congresso] resteranno nella memoria due immagini tutt'altro che tristi: i delegati che i fotografano con i cellulari, come alla finale della Coppa del Mondo, e l'orgogliosa rivendicazione di Roberto Menia del “nostro” modo di fare politica, fatta di volontarismo, disinteresse, passione vera. (Flavia Perina, Il Secolo d'Italia, 22 marzo)


Fini non ha paura di rimanere solo, isolato, senza più partito. Anzi, si vede che il congedo gli è lieve, il divorzio umano e politico, dai colonnelli, già consumato da tempo, persino parecchio desiderato. (Alessandra longo, la Repubblica, 23 marzo)


Ogni metamorfosi, ogni novità, ogni cambiamento, ogni svolta ha bisogno di essere visibile su d un piano che oggi non si può più designare come privato. [...] proprio dalla sua visibile presenza [di Elisabetta Tulliani] alla Fiera di Roma conferma la via del non-ritorno imboccata in prima persona da Gianfranco Fini. [...] Di solito le biografie non mentono e nel caso di Fini una nuova donna e una nuova famiglia certificano una nuova vita. Anche politica. (Filippo Ceccarelli, la Repubblica, 23 marzo)


Nell'eterna saga del suo dualismo con Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini ha provato, come ormai fa da anni, a mantenere il proprio ruolo di alleato leale ma diverso, mettendo paletti e definendo regole per il futuro partito unico. Ma, in realtà, che partita davvero può giocare un normale (sia pur talentuoso) politico di fronte a un leader quale quello raccontato da Weber? (Lucia Annunziata, La Stampa, 23 marzo)


Non c’è soltanto assenza di nostalgia per la fine di An: le parole di Gianfranco Fini ieri trasudavano l’impazienza di voltare pagina, di lasciarsi alle spalle una vita e di cominciarne un’altra. Il passo d’addio è una miscela di orgoglio e solitudine. Se pure Fini non ha detto esplicitamente ai suoi: “Da oggi ognuno per sé”, il suo lascito ad An è proprio in questi termini. (Massimo Franco, Corriere della Sera, 23 marzo)


[…] Fini ha disegnato tuta la strategia del Pdl nei confronti delle sfide alle quali andremo incontro nei prossimi anni nella prospettiva di un’Italia multietnica e multireligiosa, ancora più plurale e polifonica del presente. L’integrazione dei nuovi italiani, quale che sia l’etnia di provenienza. (Luciano Lanna, Il Secolo d’Italia, 23 marzo)

giovedì 19 marzo 2009

Buonasera mondo


Novantatre anni fa gli Stati Uniti compivano il loro primo combattimento aereo attaccando le truppe del rivoluzionario Pancho Villa. Cinquantotto anni fa veniva istituito il Parlamento Europeo. Diciotto anni fa un Papa entrava per la prima volta in un fabbrica. Quindici anni fa a Casal di Principe veniva assassinato un prete, don Giuseppe Diana, per il suo impegno nella lotta alla camorra e un anno dopo Alberto Tomba diventava campione del mondo di sci alpino. Sette anni fa, a Bologna, il giuslavorista Marco Biagi veniva ucciso da un commando delle Brigate Rosse. Sei anni fa gli Stati Uniti invadevano per la seconda volta l'Iraq, per un problema di fusi orari (istituiti esattamente ottantacinque anni prima negli USA) ad alcuni l'invasione risulta essere cominciata alcune ore dopo, quando già i calendari segnavano il giorno seguente.
Novantaquattro anni fa veniva fotografato per la prima volta Plutone,ma non veniva ancora riconosciuto come un nuovo pianeta. Spero che la stessa sorte non spetti a questo blog, che oggi, 19 marzo, festa del papà, viene visualizzato per la prima volta sugli schermi dei pc. Spero che venga subito riconosciuto per quello che è. Un diario, un flusso di coscienza. Quello che tutti i blog sono e vogliono essere. Ma spero sia anche una prova per testare la mia costanza. Eppoi una raccolta di miei lavori e di idee, libere e in libertà. Mie, degli altri, dei giornali, della rete, di libri e scrittori.
Buonasera mondo.