Su 19 marzo trovi

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Libri letti e da leggere.
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giovedì 22 ottobre 2009

Non sto da nessuna parte

Ma cosa succede se si allarga lo sguardo dal giornalismo alla società? Se invece di parlare della faziosità dei giornali parlassimo della faziosità di noi lettori-cittadini-elettori? Lo sintetizza Luca, che scrive:

"Quello che mi preoccupa è la piega che sta prendendo tutto questo. Come sempre in Italia, una deriva barricadera. Dove una opposizione che urla e si agita, grida al golpe, non fa altro che parlare del letto di Putin, un’opposizione alla Di Pietro insomma, è assolutamente funzionale al governo, ai berluscones, alla radicalizzazione di una situazione che ha una sola vittima, il Paese, sempre più impantanato nelle secche del suo immobilismo, sempre piu’ pieno di gossip e vuoto di politica. Che poi, se ci pensate, è proprio questo il lascito del berlusconismo: borrare, cancellare una coscienza civile critica e dividere la società in modo manicheo. Dove ci sono i buoni e i cattivi, le zoccole e le sante, i liberali e i comunisti, gli uomini del fare e quelli del parlare, il babaglino e Sabina Guzzanti, i Vespa e i Santoro. Nessuno è riuscito dividere cosi’ tanto, quasi antropologicamente, la società italiana negli ultimi anni, a trasformare la popolazione in chi ama il Silvio e sarebbe disposto a fare una colletta per pagargli la somma che Fininvest deve a CIR (tutto vero, ahimè, tutto vero!!! ma ci rendiamo conto che mostri?) e in chi lo odia, lo vorrebbe appendere per i coglioni a Piazzale Loreto. Lui, intanto, se la ride. E Repubblica, secondo me, c’è cascata, purtroppo, piegata a una deriva moraleggiante che dopo un po’, francamente, stanca. Una deriva moraleggiante che condanna il Corriere della Sera quando la campagna di Scalfari&C è stata fatta proprio con le notizie di via Solferino. Facendo l’amore con Di Pietro,poi, Repubblica si condanna all’eccessiva politicizzazione. Una politicizzazione, ahimè, destinata a rimanere minoranza."

Non credo che l'attuale situazione italiana derivi tutta da Di Pietro, ma credo che Luca colpisca nel segno quando dice che la società italiana è attraversata da una frattura insanabile.

Un vecchio slogan mafioso diceva "Non vedo, non sento, non parlo". Un motto vergognoso che in Italia siamo riusciti persino a peggiorare. Oggi infatti credo che tutti noi abbiamo fatto nostro il motto "Non vedo, non sento, ma parlo". Siamo chiusi al confronto, alla dialettica, siamo barricati dietro le nostre convinzioni, ci schieriamo da una parte o dall'altra senza possibilità di stare nel mezzo, abbiamo rinunciato alla possibilità di un confronto dialettico, che può essere anche acceso, per lasciare spazio all'invettiva se non all'insulto.

Tutti parlano, nessuno ascolta.

E tornando ai giornali mi viene in mente un altro proverbio popolare: "Dimmi cosa leggi e ti dirò chi sei".

Se leggi "Il Giornale" sei berlusconiano, evasore di tasse, un bugiardo, un criminale, un ricco sfondato, un puttaniere, un papalino, un corrotto e corruttore, un quasi analfabeta, fan di Feltri.

Se leggi "La Repubblica" sei un comunista, fannullone, farabutto, protetto dai giudici, un moralista, un doppiopesista, un buon predicatore ma pessimo razzolatore, firmatore d'appelli, manifestante senza causa, fan di Santoro.

Steccati. Agli occhi degli altri siamo tutti classificati e schierati: con me o contro di me.
Nulla sfugge alla catalogazione. Si pensi alla vicenda del giudice Mesiano.
Per una parte è una toga rossa, fustigatore delle ricchezza di Berlusconi, un tipo stravagante promosso dopo aver emesso la sentenza contraria al premier e quindi per meriti politici.
Per l'altra parte una vittima del sistema mediatico controllato da Berlusconi, già mito, martire, bandiera da sventolare come un calzino turchese.

Nulla e nessuno sfuggono alla catalogazione. E se qualcuno lo fa è subito accusato di doppio-giochismo, di manovre losche. Penso all'associazione di Fini FareFuturo che propone l'insegnamento dell'Islam nelle scuole o il voto agli immigrati.
E voi? Con chi state? Come vi cataloghiamo?

A 19marzo09 piacerebbe un mondo come quello descritto da Giovanni De Mauro sull'"Internazionale" di questa settimana e che ha segnalato Brunella:

"Il direttore del Corriere della Sera ha ragione quando scrive che i giornali non sono un partito, ma non per questo dev’essere accusato di stare dalla parte di Berlusconi. Il fondatore di Repubblica ha ragione quando dice che certe volte bisogna schierarsi, ma non per questo dev’essere accusato di volere il sangue degli avversari. I due più importanti quotidiani nazionali hanno grandi responsabilità nell’imbarbarimento del confronto politico, ma chi lo dice non dovrebbe essere rimproverato di voler mettere il bavaglio ai giornalisti. La stampa straniera ha ragione quando si stupisce che gli italiani votano ancora per il centrodestra, ma non per questo dev’essere accusata di voler sputtanare l’Italia. A volte però anche la stampa straniera usa pigri stereotipi per parlare dell’Italia, e se lo si fa notare non per questo si può essere definiti campanilisti. Perfino Berlusconi ha ragione quando afferma che non ha più di fronte una vera opposizione, e riconoscere che ha ragione non significa essere voltagabbana o disfattisti. In poche parole, dovrebbe essere possibile continuare a ragionare sui fatti senza per questo essere inchiodati a una tesi o alla sua antitesi".

Bello. Molto bello, ma chi è disposto a sacrificare parte dei propri convincimenti per mettersi in gioco?

Diffido sempre da chi ha la Ragione. O anche solo se crede di averla. Figuratevi il disagio che 19marzo09 prova di questi tempi che tutti credono di averla in maniera totale ed esclusiva.

Finisco tornando al giornalismo. Comincio molto spesso la giornata leggendo "Buongiorno", la rubrica di Massimo Gramellini su "La Stampa". Nel decennale della nascita l'autore ha scritto queste parole:

"Quelli che «certo che voi comunisti, se non aveste Berlusconi da sfottere, non sapreste cosa scrivere»: li perdono.
Quelli che «va bene che lei sta con Berlusconi, ma ogni tanto potrebbe sforzarsi di trattare bene la sinistra»: li perdono".

Mi piace cominciare la giornata leggendo una persona che scrive semplicemente quello che pensa senza poter essere catalogato.
Anche a 19marzo09 piacerebbe un giorno poter scrivere senza che il lettore si chieda da che parte sta; vorrebbe poter leggere senza chiedersi chi scrive da che parte sta; vorrebbe poter ascoltare senza chiedersi chi parla da che parte sta; vorrebbe poter parlare senza che il suo interlocutore si chieda da che parte sta.


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giovedì 8 ottobre 2009

La sfiga è di sinistra...

Copio. Se volessi essere indulgente con me stesso direi che traggo ispirazione. Mi riferisco al "Buongiorno" di oggi, la rubrica quotidiana di Massimo Gramellini su "La Stampa".

"Il 72% dei giornali è di sinistra (non il 71 e nemmeno il 73: il 72, l’ha detto Lui). La Corte Costituzionale è di sinistra, il Quirinale è di sinistra...e anche i vigili che danno le multe sono di sinistra...il vicino di casa che appesta il pianerottolo con la sua frittura è di sinistra...la sveglia alle sette è di sinistra, la barba da radere è di sinistra, il caffè amaro è di sinistra, i calzini bucati e gli ingorghi al semaforo sono di sinistra, il capufficio odioso è di sinistra, la moglie che mi ricorda le commissioni da fare è di estrema sinistra...le escort sono di sinistra, ma solo quelle che chiacchierano, naturalmente."
Lo scrive Gemellini. Ma la lista potrebbe essere allungata. E lo fa 19marzo09.

La sfiga e gli sfigati sono di sinistra. La fame e i morti di fame sono di sinistra. Le utilitarie sono di sinistra. Quelli che non entrano nei locali da fighetti (di destra sia i locali che i fighetti) sono di sinistra (perchè buttafuori, anche loro di destra, non li fanno entrare). La merda è di sinistra e anche chi la pesta. Quelli che si fanno processare e magari pure condannare sono di sinistra. Le condanne sono di sinistra (le assoluzioni di destra). Quelli in carcere sono di sinistra (è una conseguenza di quelle di prima). La disgrazie e i disgraziati sono di sinistra. I giornali con cui ci si pulisce il culo sono di sinistra, quelli ai tavolini del bar sono di destra. Il pisello è di sinistra, il cazzo è di destra. La vagina è di sinitra, la topa e la figa sono di destra.

Ecco. L'anomalia è che la Sinistra aveva la sua ragione politica e storica nel rappresentare tutte queste categorie sopraelencate e che in essa si ritrovavano.
Il problema è che la Sinistra non lo fa più.


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lunedì 25 maggio 2009

Ennesimo

Ennesimo è un aggettivo che non dovrebbe essere usato. E' vago, indefinito e sostanzialmente può sigificare tre come cento. Ma ormai ho perso il conto dei libri che stanno uscendo sul neofascismo e quindi. Ecco l'"ennnesimo" libro sul neofascismo.

Il libro è "Oltrenero. Nuovi. Fascisti. Italiani." Il giornalista Marco Mathieu e il fotografo di Alessandro Cosmelli hanno trascorso molto tempo con i ragazzi di Casapound. Da questo è nato il libro, un foto-reportage di 160 pagine.

Quest'"ennesima" iniziativa editoriale conferma ciò che alcuni autori hanno detto nelle interviste a 19marzo09: l'estrema destra è in fermento.

E' un mondo, quella destra radicale così come quello della sinistra radicale, che molte volte rimane lontano dalle urne. La destra radicale negli ultimi anni si sta organizzando in movimento e, come tutti i movimenti, difficilmente troverà una rappresentaza istituzionale.
Comunque alle prossime elezioni europee ci saranno tre partiti, punti di riferimento dell'estrema destra. Una bella occasione per contarsi.

mercoledì 29 aprile 2009

Parliamo di Bande Nere


Paolo Berizzi, autore del libro "Bande nere" risponde alle domande di 19marzo09. A cominciare dal perchè in questi anni si scrive tanto di destra radicale.


"Io credo che essendo l'estremismo nero, soprattutto giovanile, un fenomeno in crescita - il termine giusto, forse, è recrudescenza -, la sensibilità giornalistica e letteraria rispetto a questi temi è cresciuta. La pubblicazione di libri e inchieste, di solito, è direttamente proporzionale alle (nuove) dimensioni di una tendenza, che sia sociale o politica o tutte e due le cose assieme non importa. Ci sono lavori editoriali che hanno puntato e puntano sui "neri" di ieri e altri che scelgono come focus i "neri" di oggi. Sono fotografie diverse di una realtà in continua e rapida
evoluzione".

Quali sono state la maggiori criticità nello scrivere Bande Nere?
"Riuscire a scardinare la tradizionale chiusura a riccio di alcune "bande nere" e, al contrario, fare la tara al neo-aperturismo "comunicativo" - a volte compiaciuto, accompagnato da una punta di narcisismo - di altre. E poi il combinare il materiale derivato dai racconti "in chiaro" dei protagonisti a quello ricavato dall'indagine del cronista che si presenta sotto mentite spoglie nei luoghi di aggregazione dei "fascisti del terzo millennio" ".

Dal suo libro non emergono giudizi "morali". Ora, può dire cosa pensava mentre parlava col naziskin di Merano, Andrea (il ragazzo che apre il libro), i ragazzi di Casapound, del Blocco Studentesco, del Vfs...?
"La scelta di non esprimere giudizi "morali" è la prima regola che mi sono imposto quando ho deciso di scrivere "Bande nere". Il giudizio ho preferito sospenderlo, non mi interessava fare un libro schierato e ho ritenuto che la mia opinione sarebbe stata inutile, deformante e controproducente ai fini dell'obbiettivo che mi sono posto: scattare una fotografia in movimento. Una fotografia non faziosa, in grado di raggiungere un pubblico ampio e di parlare di neofascismo giovanile anche al di fuori di quel perimetro di lettori interessati da sempre al tema. Parlando coi protagonisti del libro ho provato sensazioni diverse, spesso contrastanti: in molti casi ho avuto
conferme che attendevo, in altri sono rimasto sorpreso. Dal vuoto pneumatico - valoriale e culturale - alla violenza poliforme; dall'intraprendenza organizzativa all'abilità comunicativa; dalla
consapevolezza della militanza politica alla cieca adesione a pratiche e modelli improntati all'odio puro. Nelle "bande nere" di oggi c'è un po' di tutto questo, ed è questo mix che colpisce".

Qual'è il motivo principale per cui l'estrema destra gode di questo consenso?Quanto è frutto della crisi della sinistra?
"Il consenso crescente deriva da diversi fattori: il clima di paura e di ostilità che si respira in Italia e ,in generale, in tutta Europa, unito agli effetti derivanti dalla crisi economica forma un terreno di coltura per i nuovi nazifascisti. Il nuovo nemico non è più il comunismo ma
l'immigrato. Prevale lo slogan "salvo me stesso a scapito di chi sta peggio di me". Riaffiorano con forza spinte nazionaliste, protezioniste, xenofobe. C'è, in generale, uno spostamento a destra di tutta la società. La crisi della sinistra è un altro fattore determinante: c'è stata una "resa"
progressiva, negli ultimi anni, della sinistra in tutti i suoi strati: da quella riformista a quella movimentista dei centri sociali. Molti spazi sono stati lasciati vuoti, altri temi abbandonati: e l'estrema destra li ha cavalcati".

Dopo ogni azione violenta o quando si organizzano convegni che hanno per protagonisti associazioni di destra (penso agli incidenti scoppiati alla Sapienza o al meeting organizzato di recente a Milano) si riapre il dibattito sulla costituzionalità di certe organizzazioni. Personalmente
credo che sia tardi per far rispettare l'articolo 139 della Costituzione. Le chiedo, da un punto di vista giuridico, che fare?
"Il punto è proprio questo: io credo che non sia mai troppo tardi per far rispettare i principi della Costituzione e cioè il fondamento della nostra democrazia. Ci sono poi altre leggi, nel nostro ordinamento, che impediscono manifestazioni e simboli che si richiamano al ventennio nazifascista. Basterebbe, semplicemente, banalmente, vietarle. Ma per prevenirle occorre
studiare da vicino i movimenti e le formazioni politiche che le organizzano".

Forza Nuova, Casa Pound e Blocco Studentesco (solo per citare degli esempi) stanno costruendo una base di consenso duratura o tutto svanirà velocemente? In sostanza, quanto durerà questo fenomeno?
"Alcune realtà, quelle capaci di costruire un progetto largamente condiviso e improntato su temi sociali "seri" - temi sui quali i cittadini chiedono delle risposte - dureranno. Altri si sgonfieranno e, temo, lasceranno spazio al libero diffondersi di quegli istinti violenti che già oggi, in parte,
fanno loro da contorno".

Molti degli aderenti a queste formazioni sono giovani. Chi sono i loro "miti"?
"C'è molta confusione. I padri culturali del passato, da Evola a Pound per citare gli esempi più banali, resistono ma mischiati a nuovi punti di riferimento. La galassia nera è estremamente composita e eterogenea. Ci sono fascisti del terzo millennio che sparigliano volentieri: studiano Che Guevara e seguono Saviano. Altri che continuano a inzuppare i loro ideali nei miti tradizionali: Mussolini, Hitler e tutti i dittatori del secolo scorso. Ci sono forme fossilizzate che convivono con forme nuove, a volte persino prese in prestito dalla sinistra".

Lei descrive come in alcune zone d'Italia sia il nazismo ad attirare più ancora del fascismo. E' questa una tendenza che rimarrà marginale all'interno del radicalismo di destra o si allargherà?
"Osservando quello che sta accadendo in Europa e, per esempio, anche nell'ex Unione sovietica, temo sia un processo inquietante che si sta allargando facendo nuovi proseliti".

Il successo delle organizzazioni di destra alle elezioni studentesche è stato sorprendente. I licei, e non meno le Università, sono sempre stati un baluardo della sinistra: cosa è accaduto?
"I collettivi di sinistra, il movimentismo "rosso" ha il fiato corto da qualche anno. Le sigle di destra ne hanno approfittato. C'è stata e c'è una rincorsa ad occupare spazi lasciati liberi. Viene da chiedersi perchè alcuni modelli "di sinistra" copiati dalle organizzazioni studentesche di destra
abbiano preso a funzionare a pieni giri una volta rielaborati da chi, di fatto, fino a ieri non li condivideva o addirittura li contrastava".

Infine, la nascita del Pdl libera degli spazi politici alle organizzazioni alla destra del nuovo partito?
"Sicuramente. Fini ha detto: il Pdl non sarà un partito di destra. Mi chiedo: sotto quale tetto andranno i 150 mila giovani italiani sotto i 30 anni che vivono nel culto del fascismo o del neofascismo? Ci sono cinque partiti ufficiali che oggi li rappresentano. Credo che il peso specifico di alcuni di questi movimenti crescerà. E le "bande nere" si allargheranno"

giovedì 23 aprile 2009

B(e)nde nere



Sono tanti.

E' la sensazione che ti assale sin dalle prime pagine del libro. Per non vederli bisogna avere delle "B(e)nde nere" sugli occhi. Su entrambi. Non come usavano i pirati su uno solo.
Il neofascismo attira sempre più consensi, soprattuto tra i giovani.
Paolo Berizzi fotografa molto bene la situazione. Senza giudizi, ma con gli occhi di un vero cronista.

Andare nei licei romani dove le elezioni studentesche hanno consegnato la maggioranza al "Blocco Studentesco"; osservare gli stadi dove le curve schierate a sinistra stanno praticamente sparendo; entrare in Casapound il centro sociale di destra nel cuore multietnico della capitale. Questo ha fatto Paolo Berizzi, consegnando ai suoi lettori uno spaccato dell'estrema destra che sta allargando il suo consenso a macchia d'olio.

A breve l'intervista di 19marzo all'autore.

martedì 21 aprile 2009

Scienza politica

Girovagando tra la rete ho trovato un video molto interessante che ha per protagonista Mario Borghezio, europarlamantare della Lega Nord. Di solito, il nostro si è fatto notare per un linguaggio un pò troppo colorito, qualche piccola escandescenza nei comportamenti, un'allergia cronica al politically correct. Questa è invece una vera e propria lezione di politica. Con anche qualche consiglio dopo lo scadere dell'ora.






Per informazioni più dettagliate sul video rimando alla fonte principale: www.youblob.org
Mentre per chi conosce il francese, qui c'è la versione integrale non sottotitolata.

domenica 19 aprile 2009

Parliamo di Cuori Neri

Con l'intervista a Luca Telese, autore del libro Cuori Neri, 19marzo inizia una serie di interviste (stando alla disponibilità degli intervistati) a coloro i quali hanno scritto sulla destra radicale e sul neofascismo in questi anni, ascoltando da loro la risposta alla domanda principale: perchè se ne parla, e scrive, tanto in questo momento? La parola a Luca Telese:

La destra radicale – sia quella contemporanea che quella degli anni settanta – non era stata ancora indagata abbastanza. Su questa oggettiva carenza si è creata una piccola moda. Che ha prodotto qualche porcata esclusivamente commerciale, ma anche testi importanti. Storia Nera di Andrea Colombo, per esempio, è uno scavo molto interessante sulla strage di Bologna e i Nar, qualsiasi cosa si pensi. Il libro di Semprini (Destra estrema e criminale) è una galleria di “mostri” molto godibile; il Sangue e la celtica di Rao, è un libro che è stato totalmente sottovalutato perché era scomodo per tutti – destra e sinistra – e invece ha aperto squarci importantissimi sulla storia delle stragi. Per la prima volta, con Rao, un giornalista che viene da destra, ha raccontato la destra, con grande oggettività.


Alcuni parlano dell’attualità, altri invece ripercorrono la storia del neofascismo. Perchè proprio ora molti autori sentono l’esigenza di ripercorrere gli “anni di piombo” visti da destra?
Semplice: perché per anni questa prospettiva mancava del tutto. Il primo vero libro che racconta la destra vista da destra, "A mano armata" di Bianconi, è rimasto per anni un caso isolato.


Lei ha scritto “Cuori Neri” perchè crede che quelle “21 storie vadano sottratte alla memoria di parte (legittima) di una sola comunità, per essere restituite alla memoria condivisa (e necessaria) di un intero Paese”. E’ possibile riuscirci?
Sono passati tre anni dall’uscita del libro. Tra sei edizioni Trade e una tascabile, Cuori ha venduto 48 mila copie. Ne ho discusso in tutta Italia con persone di ogni colore, idea, appartenenza politica e culturale. Ho fatto più di cento incontri pubblici. Due volte sono stato contestato in piazza, molte altre volte applaudito. Non avrei mai pensato di ottenere un risultato così importante, è un esperienza che mi ha cambiato. Ci sono libri con cui cresci, e libri che ti fanno crescere.


Più in generale. la collana da lei diretta (“Le radici del presente”) si propone di accendere una piccola candela sul nostro passato prossimo. Perchè la luce è stata così a lungo spenta?
Perché raccontare gli anni di piombo e spiegare quello che è accaduto non conviene a nessuno. Non porta voti, non porta consenso, non è un’operazione spendibile politicamente. Gli anni di piombo sono complessi, e la rappresentazione caricaturale che ne è stata data, uno scontro tra tifoserie, è quella che conviene di più ai suoi ex protagonisti ancora in servizio attivo. L'unica alternativa utile, per loro, è l’oblio. Non è un caso, che io abbia scritto cuori neri a 36 anni, e che molti altri autori che stanno scavando, fossero ragazzi o bambini quando si sparava nelle strade. Siamo gli unici che non hanno conti da pagare o scheletri nell’armadio.


In Italia manca una memoria condivisa. Dove abbiamo sbagliato?
Io credo, dopo questo viaggio in immersione nel dolore, nei sogni, nella memoria e nelle passioni di quel tempo, che la memoria condivisa non si possa ricostruire, in un paese che è sostanzialmente cresciuto sulle guerre civili, dai guelfi e i ghibellini, al 1945, agli anni settanta fino ad oggi. Possiamo ricostruire una storia comune. Ovvero: sapere tutti noi, che cosa è accaduto a tutti gli altri. Possiamo superare le lenti da presbite della faziosità, e farci carico delle storie altrui. Per questo, nel mio piccolo, avendo una storia di sinistra mi sono fatto carico della cultura politica che era più lontana da me. E’ l’unico modo per rompere il circolo del vittimismo autocelebrativo che ha bollito il cervello dei dirigenti politici in questi anni.


Cosa fare per recuperare? Bastano i libri?
No, i libri possono molto, costiuscono la precondizione: ma serve una presa di coscienza civile. E poi serve una sistemazione politico-giudiziaria degli anni di piombo che la politica continua a non avere il coraggio di fare, perché ha paura di perdere consensi.


Due domande sul neofascismo. Le organizzazioni della destra radicale godono di ottima salute: aumentano i consensi e conquistano spazi che fino ad ora erano stati inaccessibili, come i licei. Secondo lei, da dove deriva questo consenso?
La destra radicale, che è molto variegata, al suo interno - perché già fra Casapound e Forza Nuova esistono distanze abissali – si è infilata nel vuoto di passioni lasciato dalla crisi della sinistra istituzionale. Un tempo a sinistra ci si chiedeva perché i giovani erano neofascisti. Adesso, devo dire, che stupisce molto di più che un giovane ragionevolmente pieno di speranze e di passioni si vada a infilare in un apparato di partito dominato da vecchi marpioni. Si poteva prendere la tessera per Berlinguer, o per il comunismo, o persino per la storia dei Ds; diventa molto improbabile che un giovane possa pensare di diventare militante per le trippe di Bettini o per l’ipersalivazione postdemocristiana di D’Antoni.


La nascita del Pdl libera degli spazi politici alle organizzazioni alla destra del nuovo partito?
Penso proprio di sì, soprattutto a livello giovanile. Adesso si chiude il cerchio e a destra e a sinistra, si sono costruiti di partiti di plastica, con poca democrazia interna, con un vertice istituzionale e blindato, e con pochissimi varchi per chi vuole mettere in campo solo il suo contributo di passione e non anela a nessuna poltrona. I giovani, nel tempo del cosiddetto bipartitismo, servono solo per il galoppinaggio elettorale. Non c’è molto spazio per la loro radicalità. Il che mi fa pensare che se ne andranno altrove, magari a realizzare un sogno minimale. E che – se la dittatura gerontocratica che governa l’Italia andrà in tilt – saranno quelli che metteranno in crisi questo sistema costruito in provetta.