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venerdì 5 giugno 2009

Varie (ed eventuali)

Qualche spunto dai giornali sfogliati oggi e da qualche pagina web.

Cominciamo dall'attualità. Il quotidiano spagnolo "Il Pais" ha pubblicato le foto del nostro Primo Ministro. Si quelle di Villa Certosa. Ai giornali italiani era stato vietato (?). Senza bisogno di prendere l'areo, le foto sono disponibili sul sito.

Nella notte c'è stato un attentanto stile anni '70. E' una definizione che non sopporto, ma il lancio di bottiglie incendiarie alla sede di CasaPound Bologna ricorda molto il rogo di Primavalle del 16 aprile '73, quando morirono i due fratelli Mattei. Fortunatamente stavolta nessuno ci ha rimesso la pelle.

Sempre oggi su "La Repubblica" ennessimo articolo che ci ricorda di andare a votare e di farlo per il PD. Stavolta è Aldo Schiavone che si rivolge "alla ragione dei giovani" per non bloccare quello "straordinario motore di innovazione e cambiamento" che sarebbe la sinistra in Italia.
Ora, se fossi un lettore di Repubblica (e non lo sono) sarei profondamente offeso. Nel giro di pochissimo giorni ho dovuto leggere tre articoli (e probabilmente me ne è sfuggito qualcuno) in cui mi si invita a votare PD. Con quale diritto, chiedo io? Pensa, il direttore di Repubblica, che non sappia fare le mie valutazioni, fare i conti con la mia storia personale, politica? Inoltre qui lancio una provocazione (piccolissima mi rendo conto): dato che Repubblica ha abbracciato così convintamente la candidatura del PD alle elezioni europee, se il PD fallirà, il direttore del giornale dovrebbe dimettersi, perchè la sua linea editoriale è fallita.

Lo strano quadrumviro. La notizia è vecchia, ma dato che i piccoli partiti non hanno molto spazio in tv, magari a qualcuno è sfuggito. "La Destra", il partito di Storace ha stretto alleanza per quest'elezioni Europee con "I Pensionati", l'"Mpa" e nientepopodimenochè l'"Alleanza di centro", il partito di Pionati. Un bel quadretto per colui che si è staccato dal Pdl per farsi portabandiera della destra vera.

Il candidato della Fiamma Tricolore per la Provincia di Rimini , Massimo Pazzaglini, ha espresso una "preghiera". Con questa non ha voluto esprimere uno stato d'animo intimista, anzi l'ha voluta pubblicare su youtube. Un'occhiata gliela darei, fossi in voi. E' qui sotto.

Il video è stato rimosso da You Tube.

lunedì 25 maggio 2009

Ennesimo

Ennesimo è un aggettivo che non dovrebbe essere usato. E' vago, indefinito e sostanzialmente può sigificare tre come cento. Ma ormai ho perso il conto dei libri che stanno uscendo sul neofascismo e quindi. Ecco l'"ennnesimo" libro sul neofascismo.

Il libro è "Oltrenero. Nuovi. Fascisti. Italiani." Il giornalista Marco Mathieu e il fotografo di Alessandro Cosmelli hanno trascorso molto tempo con i ragazzi di Casapound. Da questo è nato il libro, un foto-reportage di 160 pagine.

Quest'"ennesima" iniziativa editoriale conferma ciò che alcuni autori hanno detto nelle interviste a 19marzo09: l'estrema destra è in fermento.

E' un mondo, quella destra radicale così come quello della sinistra radicale, che molte volte rimane lontano dalle urne. La destra radicale negli ultimi anni si sta organizzando in movimento e, come tutti i movimenti, difficilmente troverà una rappresentaza istituzionale.
Comunque alle prossime elezioni europee ci saranno tre partiti, punti di riferimento dell'estrema destra. Una bella occasione per contarsi.

lunedì 11 maggio 2009

Nicola Rao...e la celtica


Con Nicola Rao, si conclude (per ora) la seria di interviste agli scrittori che in questi anni si sono occupati di neofascismo. Anche all'autore di "La fiamma e la celtica" e " "Il sangue e la celtica", è stata chiesta per prima cosa perchè in questo momento la produzione editoriale sull'estremismo di destra è così ricca.


Per rispondere alla sua domanda, anzitutto c'e' una motivazione di ordine strettamente commerciale , nel senso che, dopo il boom di vendite e di critica di "Cuori neri" (uscito nel gennaio 2006), il mondo editoriale e giornalistico si e' reso conto che il neofascismo 'tirava'.a livello di vendite. Di qui le decine di libri (qualcuno di buon livello, altri molto meno interessanti) sull'argomento che si sono succeduti negli ultimi tre anni. Insomma: "Cuori neri" ha scoperchiato un mondo di lettori che fino a quel momento era assolutamente sommerso rispetto al mercato editoriale, che si e' mosso di conseguenza.
Bisognerebbe piuttosto capire perche' "Cuori neri" ha avuto questo merito. E perche' soltanto nel gennaio 2006. Non c'e' dubbio che sia dipeso, in gran parte, dalla capacita' di Luca Telese nel raccontare, senza demonizzarle, le storie dei morti di 'serie b', quelli di destra. Ed averlo fatto con una casa editrice di spessore nazionale, la Sperling& Kupfer, che, facendo parte del gruppo Mondadori, dispone di una distribuzione capillare e diffusa su tutto il territorio. A questo dobbiamo aggiungere che, in un clima distaccato e postideologico, lontano dai furori degli anni 'caldi', erano maturi i tempi per una riflessione piu' distaccata sui morti 'probiti' della guerra per bande. Ultimo elemento, secondo me importante: la storia politica di Luca Telese, dichiaratamente di sinistra, che ha contribuito a rendere piu' credibili le tremende vicende narrate in "Cuori neri". Anche "La fiamma e la celtica", che e' stato un buon successo editoriale, non avrebbe avuto i consensi che ha avuto, se prima non fosse uscito "Cuori neri".
Alcuni parlano dell’attualità, altri invece ripercorrono la storia del neofascismo. Perchè proprio ora molti autori, tra cui lei, sentono l’esigenza di ripercorrere gli “anni di piombo” visti da destra?
Delle motivazioni che spingono alcuni autori (ripeto, non tutti) a scrivere soltanto ora sul e del neofascismo, credo di averle gia' risposto. Per quanto mi riguarda, 'La fiamma e la celtica' e' il lavoro di una vita, iniziato nel lontano 1987, che ha visto il suo compimento e la sua maturazione nell'inverno-primavera del 2006, per essere pubblicato, volutamente, a meno di due mesi dal sessantennale della nascita del Msi, proprio per tracciare il bilancio di oltre mezzo secolo di storia del neofascismo italiano.

Quali sono state le difficoltà maggiori nello scrivere “Il sangue e la celtica” e prima ancora“La fiamma e la celtica”?
Beh, devo dire che difficolta', nello scrivere 'La fiamma e la celtica' non ne ho incontrate. Del resto quel libro e' una fotografia, in molti casi una autorappresentazione, delle tante vicende, storie e situazioni che hanno caratterizzato il neofascismo nostrano. Diverso il discorso per 'Il sangue e la celtica', visto che affronta l'aspetto armato e terroristico e non, come il precedente, di quello politico e culturale. E', il secondo, un libro investigativo e di scavo nel ventre piu' profondo del neofascismo armato. E, coprendo un ventennioo che va dai primi anni cinquanta alla meta' dei settanta, inevitabilmente si occupa dei tentati golpe e, soprattutto delle stragi. Tema quantomai scabroso, ancora oggi, per la destra radicale. Ecco, da questo punto di vista, le difficolta' non le ho tanto incontrate durante il lavoro di ricerca e ricostruzione, ma dopo l'uscita del libro, quando sono stato oggetto di insulti e offese da parte di alcuni settori dell'estremismo nero.

Riusciremo, noi italiani, ad avere una memoria e una verità condivisa sugli “anni di piombo”?
Al momento, sulla questione, sono alquanto pessimista. Del resto, se, a distanza di 64 anni dalla fine della guerra, ci si divide per venti giorni sul 25 aprile, figuriamoci se si possa arrivare ad una memoria condivisa per fatti ben piu' recenti...

E' da poco passato proprio il 25 aprile. Cosa ne pensa del disegno di legge 1360 che equipara i partigiani ai repubblichini?
Un disegno di legge condivisibile, sopratutto nel suo spirito (che, vorrei ricordarlo, era stato firmato anche da tre parlamentari del Partito Democratico). Del resto, mi sembra che anche il Capo dello Stato abbia detto che ci vuole rispetto e pieta' per tutti i combattenti, anche per chi lo fece ''dalla parte sbagliata, ma in buona fede''. Ecco, quella proposta di legge andava in questa direzione. Nient'altro.

Tre domande sul neofascismo. Le organizzazioni della destra radicale godono di ottima salute: aumentano i consensi e conquistano spazi che fino ad ora erano stati inaccessibili, come i licei. Secondo lei, da dove deriva questo consenso?
Non vorrei contraddirla, ma che i movimenti giovanili di destra ed estrema destra siano stati presenti nelle scuole e negli atenei, spesso con iniziative rumorose e provocatorie, attirando un certo numero di giovani militanti e simpatizzanti, e' cosa vecchia quanto la storia del neofascismo, che e', fondamentalmente, una storia di giovani. Ma da qui a dire che le organizzazioni neofasciste godono di ottima salute e aumentano i consensi ce ne corre. Basta vedere le percentuali residuali che raccolgono in tutte le competizioni elettorali...
Tra i militanti neo fascisti degli anni di piombo e quelli di Forza Nuova e Casapound dei giorni nostri ci sono differenze abissali. E' possibile pero tracciare una linea di continuità sull'identikit del militante della destra radicale?
Sinceramente, non vedo molti punti di contatto tra i militanti dela destra radicale di 30 anni fa e quelli di oggi. Troppo diversi sono il quadro politico, il contesto storico e sociale, la realta' economica e culturale nella quale operano i militanti di oggi rispetto a quelli dell'epoca. Direi che c'e' pero' un filo nero. Ed e' costituito dai leader, che sono gli stessi. 30 anni fa Terza Posizione era guidata da Peppe Dimitri, Roberto Fiore e Gabriele Adinolfi. Ed oggi, dopo tre decenni, Fiore e' il leader di Forza Nuova e Adinolfi il 'guru' dei centri sociali di destra che ruotano intorno a Casapound...

La nascita del Pdl libera degli spazi politici alle organizzazioni alla destra del nuovo partito?
Chi puo' dirlo? Personalmente ci credo poco, ma...chi vivra' vedra'.

mercoledì 29 aprile 2009

Parliamo di Bande Nere


Paolo Berizzi, autore del libro "Bande nere" risponde alle domande di 19marzo09. A cominciare dal perchè in questi anni si scrive tanto di destra radicale.


"Io credo che essendo l'estremismo nero, soprattutto giovanile, un fenomeno in crescita - il termine giusto, forse, è recrudescenza -, la sensibilità giornalistica e letteraria rispetto a questi temi è cresciuta. La pubblicazione di libri e inchieste, di solito, è direttamente proporzionale alle (nuove) dimensioni di una tendenza, che sia sociale o politica o tutte e due le cose assieme non importa. Ci sono lavori editoriali che hanno puntato e puntano sui "neri" di ieri e altri che scelgono come focus i "neri" di oggi. Sono fotografie diverse di una realtà in continua e rapida
evoluzione".

Quali sono state la maggiori criticità nello scrivere Bande Nere?
"Riuscire a scardinare la tradizionale chiusura a riccio di alcune "bande nere" e, al contrario, fare la tara al neo-aperturismo "comunicativo" - a volte compiaciuto, accompagnato da una punta di narcisismo - di altre. E poi il combinare il materiale derivato dai racconti "in chiaro" dei protagonisti a quello ricavato dall'indagine del cronista che si presenta sotto mentite spoglie nei luoghi di aggregazione dei "fascisti del terzo millennio" ".

Dal suo libro non emergono giudizi "morali". Ora, può dire cosa pensava mentre parlava col naziskin di Merano, Andrea (il ragazzo che apre il libro), i ragazzi di Casapound, del Blocco Studentesco, del Vfs...?
"La scelta di non esprimere giudizi "morali" è la prima regola che mi sono imposto quando ho deciso di scrivere "Bande nere". Il giudizio ho preferito sospenderlo, non mi interessava fare un libro schierato e ho ritenuto che la mia opinione sarebbe stata inutile, deformante e controproducente ai fini dell'obbiettivo che mi sono posto: scattare una fotografia in movimento. Una fotografia non faziosa, in grado di raggiungere un pubblico ampio e di parlare di neofascismo giovanile anche al di fuori di quel perimetro di lettori interessati da sempre al tema. Parlando coi protagonisti del libro ho provato sensazioni diverse, spesso contrastanti: in molti casi ho avuto
conferme che attendevo, in altri sono rimasto sorpreso. Dal vuoto pneumatico - valoriale e culturale - alla violenza poliforme; dall'intraprendenza organizzativa all'abilità comunicativa; dalla
consapevolezza della militanza politica alla cieca adesione a pratiche e modelli improntati all'odio puro. Nelle "bande nere" di oggi c'è un po' di tutto questo, ed è questo mix che colpisce".

Qual'è il motivo principale per cui l'estrema destra gode di questo consenso?Quanto è frutto della crisi della sinistra?
"Il consenso crescente deriva da diversi fattori: il clima di paura e di ostilità che si respira in Italia e ,in generale, in tutta Europa, unito agli effetti derivanti dalla crisi economica forma un terreno di coltura per i nuovi nazifascisti. Il nuovo nemico non è più il comunismo ma
l'immigrato. Prevale lo slogan "salvo me stesso a scapito di chi sta peggio di me". Riaffiorano con forza spinte nazionaliste, protezioniste, xenofobe. C'è, in generale, uno spostamento a destra di tutta la società. La crisi della sinistra è un altro fattore determinante: c'è stata una "resa"
progressiva, negli ultimi anni, della sinistra in tutti i suoi strati: da quella riformista a quella movimentista dei centri sociali. Molti spazi sono stati lasciati vuoti, altri temi abbandonati: e l'estrema destra li ha cavalcati".

Dopo ogni azione violenta o quando si organizzano convegni che hanno per protagonisti associazioni di destra (penso agli incidenti scoppiati alla Sapienza o al meeting organizzato di recente a Milano) si riapre il dibattito sulla costituzionalità di certe organizzazioni. Personalmente
credo che sia tardi per far rispettare l'articolo 139 della Costituzione. Le chiedo, da un punto di vista giuridico, che fare?
"Il punto è proprio questo: io credo che non sia mai troppo tardi per far rispettare i principi della Costituzione e cioè il fondamento della nostra democrazia. Ci sono poi altre leggi, nel nostro ordinamento, che impediscono manifestazioni e simboli che si richiamano al ventennio nazifascista. Basterebbe, semplicemente, banalmente, vietarle. Ma per prevenirle occorre
studiare da vicino i movimenti e le formazioni politiche che le organizzano".

Forza Nuova, Casa Pound e Blocco Studentesco (solo per citare degli esempi) stanno costruendo una base di consenso duratura o tutto svanirà velocemente? In sostanza, quanto durerà questo fenomeno?
"Alcune realtà, quelle capaci di costruire un progetto largamente condiviso e improntato su temi sociali "seri" - temi sui quali i cittadini chiedono delle risposte - dureranno. Altri si sgonfieranno e, temo, lasceranno spazio al libero diffondersi di quegli istinti violenti che già oggi, in parte,
fanno loro da contorno".

Molti degli aderenti a queste formazioni sono giovani. Chi sono i loro "miti"?
"C'è molta confusione. I padri culturali del passato, da Evola a Pound per citare gli esempi più banali, resistono ma mischiati a nuovi punti di riferimento. La galassia nera è estremamente composita e eterogenea. Ci sono fascisti del terzo millennio che sparigliano volentieri: studiano Che Guevara e seguono Saviano. Altri che continuano a inzuppare i loro ideali nei miti tradizionali: Mussolini, Hitler e tutti i dittatori del secolo scorso. Ci sono forme fossilizzate che convivono con forme nuove, a volte persino prese in prestito dalla sinistra".

Lei descrive come in alcune zone d'Italia sia il nazismo ad attirare più ancora del fascismo. E' questa una tendenza che rimarrà marginale all'interno del radicalismo di destra o si allargherà?
"Osservando quello che sta accadendo in Europa e, per esempio, anche nell'ex Unione sovietica, temo sia un processo inquietante che si sta allargando facendo nuovi proseliti".

Il successo delle organizzazioni di destra alle elezioni studentesche è stato sorprendente. I licei, e non meno le Università, sono sempre stati un baluardo della sinistra: cosa è accaduto?
"I collettivi di sinistra, il movimentismo "rosso" ha il fiato corto da qualche anno. Le sigle di destra ne hanno approfittato. C'è stata e c'è una rincorsa ad occupare spazi lasciati liberi. Viene da chiedersi perchè alcuni modelli "di sinistra" copiati dalle organizzazioni studentesche di destra
abbiano preso a funzionare a pieni giri una volta rielaborati da chi, di fatto, fino a ieri non li condivideva o addirittura li contrastava".

Infine, la nascita del Pdl libera degli spazi politici alle organizzazioni alla destra del nuovo partito?
"Sicuramente. Fini ha detto: il Pdl non sarà un partito di destra. Mi chiedo: sotto quale tetto andranno i 150 mila giovani italiani sotto i 30 anni che vivono nel culto del fascismo o del neofascismo? Ci sono cinque partiti ufficiali che oggi li rappresentano. Credo che il peso specifico di alcuni di questi movimenti crescerà. E le "bande nere" si allargheranno"

giovedì 23 aprile 2009

B(e)nde nere



Sono tanti.

E' la sensazione che ti assale sin dalle prime pagine del libro. Per non vederli bisogna avere delle "B(e)nde nere" sugli occhi. Su entrambi. Non come usavano i pirati su uno solo.
Il neofascismo attira sempre più consensi, soprattuto tra i giovani.
Paolo Berizzi fotografa molto bene la situazione. Senza giudizi, ma con gli occhi di un vero cronista.

Andare nei licei romani dove le elezioni studentesche hanno consegnato la maggioranza al "Blocco Studentesco"; osservare gli stadi dove le curve schierate a sinistra stanno praticamente sparendo; entrare in Casapound il centro sociale di destra nel cuore multietnico della capitale. Questo ha fatto Paolo Berizzi, consegnando ai suoi lettori uno spaccato dell'estrema destra che sta allargando il suo consenso a macchia d'olio.

A breve l'intervista di 19marzo all'autore.