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lunedì 12 ottobre 2009

Giornalismo d'oggi

Penso che per un lettore di giornale non ci sia nulla di più insopportabile di leggere articoli che attaccano o polemizzano con altri giornali o colleghi (di chi scrive). Credo questo per una serie di motivi.

Primo: le persone interessate a questo tipo di polemiche sono molto poche. Se aggiungiamo il fatto che i lettori di giornali sono un'esigua minoranza della popolazione italiana, stiamo parlando di una minoranza della minoranza che legge questo tipo di articoli. Quindi destinare questi spazi al racconto di notizie o commenti sui fatti sarebbe più proficuo. Se non si hanno fatti da raccontare o idee, si può sempre vendere lo spazio alla pubblicità. In tempi di crisi dell'editoria rivolgersi alla minoranza della minoranza dei lettori non è una buona scelta.

Secondo: tranne gli addetti ai lavori (e quindi sempre all'interno dell'autoreferenzialità), quasi la totalità dei lettori legge un unico giornale. Quindi nei botta&risposta tra i polemisti, il lettore avrà una visione parziale poichè non leggerà la risposta sull'altro giornale. Oppure avrà una visione distorta poichè saprà della risposta attraverso l'articolo di contro-risposta, dove saranno riportate le parole che più fanno comodo per la polemica o verranno riportate in modo poco veritiero.

Questo post vuole solo riportare, per intero, l'ultima polemica giornalistica. Protagonisti
Ferruccio De Bortoli, direttore del "Corriere della Sera", e Eugenio Scalfari, fondatore di "La Repubblica".

Tutto è iniziato dalle parole del premier, Silvio Berlusconi, durante la conferenza stampa al termine dell'ultimo Consiglio dei Ministri, il 9 ottobre scorso:

"Il Corriere della sera è passato da essere un buon foglio della borghesia italiana a un foglio della sinistra".

Il giorno dopo il direttore del quotidiano di via Solferino scrive un editoriale dal titolo "Le critiche al Corriere. Una risposta".

"Non sappiamo che cos’abbia spinto il premier a criticare ieri il Corriere ...Forse abbiamo un unico grande torto. Siamo un giornale che ragiona con la propria testa, lungo il solco liberale della sua tradizione. Un quotidiano che si ostina a coltivare la propria indipendenza...Il Corriere non veste alcuna divisa e non indossa nessun elmetto. Si è ben guardato, in questi mesi, dall’assecondare la campagna scatenata contro il premier, con vasta eco all’estero, dai suoi nemici, politici ed editoriali, e da tutti quelli che hanno ridotto l’opposizione allo sguardo insistito nella sua vita privata. Dimenticando tutto il resto...Certo le notizie non le abbiamo mai nascoste. Mai. Ma neanche strumentalizzate e piegate alle esigenze di parte, come accade in quasi tutto il panorama editoriale". Scrive De Bortoli (invito ad andare sul link per leggere tutto l'articolo).

Il giorno dopo, domenica, dalle pagine di "La Reppubblica", interviene Scalfari con il suo consueto sermone domenicale e, riferendosi a De Bortoli, scrive:

"Cita tutti gli articoli recenti da lui pubblicati che hanno sostenuto il governo e le sue ragioni; rivendica di non aver mai partecipato a campagne di stampa faziose, condotte da gruppi editoriali che vogliono pregiudizialmente mettere il governo in difficoltà con argomenti risibili; ricorda di aver approvato la politica economica e sociale del governo, la sua efficienza operativa, la sua politica estera; ammette di averlo criticato solo quando è stato troppo duro con la Corte costituzionale e con il Capo dello Stato; auspica una tregua generale tra le istituzioni; riconosce al presidente del Consiglio l' attenuante di essere perseguitato in modo inconsueto dalla magistratura...Mi procura sincero dolore un giornale liberale ridotto a pietire un riconoscimento al merito dal peggior governo degli ultimi centocinquanta anni di storia patria, Mussolini escluso... Ma addirittura accusare noi d' una nefasta faziosità rivendicando a proprio favore titoli di merito verso il governo, questo è un doppio salto mortale che da te e dal tuo giornale francamente non mi aspettavo".

Oggi De Bortoli sente il bisogno di una controrisposta scrivendo un pezzo dal titolo "Un'informazione libera e corretta":

"Un giornale non è un par tito. L’informazione è corret ta se fornisce al lettore tutti gli elementi necessari per formarsi, in piena libertà e senza condizionamenti, un’opinione. Non lo è quan do amplifica o sottostima una notizia chiedendosi pri ma se giova o no alla pro pria parte o al proprio pa­drone. Ed è quello che sta accadendo oggi: i fatti non sono più separati dalle opi nioni. Sono al servizio delle opinioni. I lettori rischiano di essere inconsapevolmen te arruolati in due trincee, dalle quali si danno vita a campagne stampa e raccol te di firme".

E sempre oggi, a pagina 12, risponde direttamente a Scalfari il cui editoriale, scrive il direttore del "Corriere", è stato ingiusto e insultante":

"Scalfari ha letto la mia risposta di venerdì alle accuse del premier, manipolando le mie parole a suo uso e consumo. Lo considero profondamente scorretto. Il paradosso di tutta questa vicenda è che Repubblica ha fatto la sua campagna contro il premier con le notizie pubblicate… dal Corriere . Scalfari tenta di delegittimarmi moralmente perché non abbiamo seguito il suo giornale, querelato dal premier, e non siamo scesi in piazza sotto le bandiere di un partito o di un sindacato...Ma dov’erano lui e il suo giornale quando gli avvocati di Berlusconi, Ghedini e Pecorella (da me chiamati avvocaticchi per le leggi ad personam e per questo condannato) mi citarono in giudizio? E dov’erano lui e il suo giornale quando D’Alema, allora al potere, se la prese con noi fino a proporre la mia cacciata dall’Ordine dei giornalisti? Li ho forse accusati, in quelle occasioni, di essersi accucciati al potere di turno? No, rispettai il loro ruolo, anche se di spettatori. Interessati. Devo andare avanti?"

19marzo09 si è limitato a riportare la cronologia degli eventi e i link degli articoli. Quelli riportati sono spezzoni che 19marzo09 reputa importanti, ma è comunque necessario leggere l'originale cliccando sul link.

Così ognuno potrà verificare in prima persona se le parole riportate da Scalfari sono presenti nel primo articolo di De Bortoli. E se De Bortoli descrive effettivamente il suo giornale oppure le sue parole si riferiscono a un giornale immaginario.

A voi il giudizio.







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giovedì 11 giugno 2009

Berselli...Berselli............

Continua la mia piccola provocazione. Dato che Repubblica aveva appoggiato indistintamente la candidatura del PD, se questo avesse fallito nelle urne, il direttore avrebbe dovuto dimettersi. Dopo la risposta di Antonello Caporale, di cui aspettiamo dei chiarimenti, ho interrogato anche Edmondo Berselli. E' stato di poche parole e ritenere la risposta esaustiva sarebbe assai generoso (come pretendere risposte dagli altri, se per primi non rispondiamo noi?). Ha detto:

Un giornale è un giornale, non un partito. Se sbaglia la linea politica lo si giudica sulle copie, non sui voti.

Ribadisco che non definire Repubblica un partito politico mi risulta difficile. Ma andiamo avanti. Ho seguito l'indicazione di Berselli e sono andato a vedere la diffusione dei giornali italiani (che si misura attraverso la somma delle copie vendute, in edicola, su abbonamento o in blocco, e di quelle distribuite gratuitamente).

Aprile 2008 (quando ci sono state le elezioni politiche):
  • Repubblica 617.155 copie
  • Corriere 656.996
  • La Stampa 311.559

Febbraio 2009 (dati più recenti che ho trovato):

  • Reppublica 532.263 copie
  • Corriere 608.778
  • La Stampa 309.385

Si dirà che un calo è fisiologica nell'era dela crisi della stampa. Fatto sta che Repubblica è il quotidiano che perde più copie (-84.892). Il Corriere (-48.218) tiene bene e ancora meglio fa la Stampa, che ne perde solo 2.000. E le copie gratuite, che il Corriere distribuisce in maggior quantità, non giustificano il divario.

Quella di 19marzo09.blogspot.com era una provocazione e tale rimane, ma riflettere fa sempre bene. Magari anche prima di rispondere a un semplice blogger.

mercoledì 10 giugno 2009

Dialoghi

Avevo lanciato nei giorni scorsi una provocazione: dato che Repubblica aveva appoggiato indistintamente la candidatura del PD, se questo avesse fallito nelle urne, il direttore avrebbe dovuto dimettersi.
Il PD ha fallito. Ha perso il 7% rispetto alle scorse politiche. Penso sia una batosta e che dire "Si pensava peggio" non sia nè consolante nè sia un atteggiamento costruttivo. Ho iniziato a raccogliere dei pareri sulla mia provoazione. Tramite Facebook ho chiesto il parere di Antonello Caporale. Riporto qui fedelmente la mia domanda, la sua risposta e un secondo mio appunto. Se mi risponderà ancora terrò aggiornati i lettori di 19marzo09.blogspot.com.



Gentile signore Caporale, sono uno studente dell'Ifg di Urbino. Ci siamo conosciuti qualche mese fa. Volevo farle una domanda. LE scrivo appositamente a poche ore dalla chiusura delle urne. Ho letto su Repubblica tre articoli che invitavano a non astenersi e a votare per il PD (Scalfari, D'Avanzo e Serra) e probabilmente qualcuno mi è sfuggito. Ora se il Pd alle elezioni europee non dovesse raccoglier i voti che ci si aspetta non crede che il direttore di repubblica debba dimettersi per il fallimento della propria linea editoriale?Ps Penso che la foto pubblicata oggi a pagina 2 con un elettrice che indica il simbolo del PD sia veramente ridicola.La ringrazio per l'attenzione.Francesco Ciaraffo



caro francesco,scusa del ritardo col quale ti rispondo. Mi poni una domanda di un qualche rilievo. Ti espongo le mie considerazioni: il giornalismo deve prendere parte alla vita politica e civile, deve esprimere le sue passioni, fare le sue scelte. Questo alimenta un rapporto trasparente e motivato col lettore, tu sai qual è il mio pensiero e hai ogni giorno modo di verificarne la congruenza.Prendere parte non significa perdere l'indipendenza. Un giornalismo indipendente può motivatamente sostenere questa o quella posizione politica. Non deve, se vuole rimanere tale, assumere una connotazione faziosa, dunque piegare gli eventi al solo scopo di mostrare la sua tesi. Come sai il giornalismo purtroppo può nascondere la realtà, o anche spacciare il vero per falso, o - addirittura - procedere al contrario.Veniamo a Repubblica. La direzione di questo giornale ha deciso, com'è suo diritto (E DOVERE), di promuovere una campagna di stampa contro il premier su un evento che io giudico non secondario, non gossiparo, ma decisivo invece. Ha fatto il suo dovere, era ed è secondo me giusto farlo.Se però valuti che il direttore debba condizionare la sua sorte professionale dall'esito delle urne, allora la tua valutazione prescinde dal merito giornalistico e prefigura per repubblica lo status di un partito politico.Non condivido affatto. Il direttore ha la responsabilità di ciò che pubblica e, se si prova la sua malafade o peggio, occultamento, omissioni, falsità, egli ha l'obbligo di trarne le conseguenze. Se l'indipendenza può essere tutelata anche da una posizione dichiaratamente di parte, la faziosità non deve trovare modo di esprimersi. E nemmeno ogni sua versione subliminale, come quella foto che tu opportunamente segnali.Ciao Antonello



La ringrazio per l'attenzione, ma mi permetta di farle qualche appunto. Le mie considerazioni non sono sulla campagna di stampa di Repubblica contro il premier sulla quale mi trovo pienamente d'accordo con lei, ma sugli articoli di Serra, D'Avanzo e Scalfari in cui si invitava a non astenersi e a votare per un preciso partito politico. E' una cosa diversa. Sono d'accordo con le sue parole: " Un giornalismo indipendente può motivatamente sostenere questa o quella posizione politica". Lei mi insegna come i giornali americani a inizio campagna elettorale abbraccino la causa di uno dei due partiti maggiori continuando poi a fare il loro mestiere liberamente. Ma qui siamo ben lontani dall'endorsement statunitense. Penso che un direttore che abbracci la linea politica di un partito (e mi scusi ma, come lei saprà, Repubblica non è lontana da uno status di "partito politico") risultato poi sconfitto alle urne dovrebbe rassegnare le dimissioni. Sarei molto felice se rispondesse anche a questi miei appunti e la ringrazio di nuovo per l'attenzione che mi ha dedicato. Inoltre mi permetto di pubblicare la sua risposta sul mio blog: www.19marzo09.blogspot. com.