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venerdì 17 luglio 2009

"Il mio futuro è incerto, ma ho più voglia di sperimentare che bisogno di certezze", Luca Bianchin

Luca Bianchin è il secondo intervistato per la serie "Come si diventa giornalisti". Luca, che come Valerio il primo intervistato e tutti gli altri che verranno in seguito, ha meno di 30 anni, lavora alla "Gazzetta dello Sport" da 3. E' uno dei più giovani della redazione, ma è un punto di riferimento per molti colleghi anche più esperti. Il lunedì è uno di quelli che si occupa del Fantacalcio, il gioco di voti, punti in più per ogni gol segnato e in meno per ogni gol subito dalla propria squadra virtuale. E' lui ad asseganre i punti per gli assist. Inoltre per ogni problema con il programma d'impaginazione, quando le foto fanno le bizze per entrare in pagina o quando i comandi di colore o grandezza del formato non ne vogliono sapere di funzionare il suo nome è invocato a gran voce dai colleghi della redazione calcio, e non solo. Per non parlare degli stagisti: per loro è un vero e proprio punto di riferimento. Insostituibile.

La tua carta d’identità: nome, cognome, data e luogo di nascita.

Mi chiamo Luca Bianchin, sono nato a Varese l'1 ottobre 1983.

Come ti immaginavi da piccolo il mestiere del giornalista?
Mai immaginato granché: niente aerei per New York, niente titoli in prima pagina, niente interviste al presidente. Però mi veniva spontaneo raccontare un evento sportivo.

Qual’è stata la molla che ti ha fa fatto scattare la voglia di diventarlo?
Niente di razionale. Ho pensato che mi sarebbe piaciuto farlo, quasi che avrei dovuto farlo. Hanno aiutato la Gazzetta, lo sport di Repubblica e Federico Buffa (seconda voce del basket di Sky, per me soprattutto autore del primo “Black Jesus”).

Quali sono stati i tuoi primissimi esordi?
Costone Siena-Colle, serie C di basket, primo novembre 2003. Più o meno, una settimana dopo aver scritto al Corriere di Siena chiedendo di collaborare. Il 22 febbraio 2004, promozione in Serie A: presentazione di Mens Sana-Skipper Bologna. L’anno del primo scudetto del Montepaschi.

Che percorso di studi hai fatto?
Liceo classico a Varese con diploma nel 2002. Poi mi sono iscritto a Giurisprudenza a Siena (collaborando con il Corriere di Siena) dove ho preso la laurea triennale nel 2005. Lo stesso anno sono entrato all'Ifg a Milano.

Cos’hai provato il primo giorno in una redazione vera e qual’era?
Il primo giorno è esaltante, se ti piace questo lavoro. La pagina in costruzione, la scelta delle parole per il pezzo, la ricerca di una foto. Un altro segnale per capire se sei nato per questo.

Quale è la tua situazione lavorativa attuale (tipo di contratto, collaborazioni, etc...)?
Contratto di sostituzione alla Gazzetta dello Sport, dove lavoro dal 2006.

La tua più grande soddisfazione e delusione
La prima firma sulla Gazzetta è stata speciale, per quello che rappresentava non solo per me. Essere escluso da un progetto (e da un giornale) per motivi extra-giornalistici, invece, non è tra le dieci cose più belle della mia vita.

Quali sono le tue prospettive future?
Solo nell’estate 2002 il mio futuro è stato così incerto. Potrei cambiare città e forse lavoro, oppure tutto potrebbe restare così. Mi sembra giusto: ho più voglia di sperimentare che bisogno di certezze.

Il tuo sogno più grande?
Potrei parlare di giornalismo sportivo e citare l’Olimpiade, la FinalFour Ncaa (basket, ovviamente), il Mondiale di calcio, Wimbledon. La verità è che devo ancora scoprirlo.



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