Su 19 marzo trovi

Pensieri e idee. Articoli di giornale e commenti. Vignette e foto dal mondo. Giornalismo e storie da raccontare. Prodotti trovati su internet e quelli fatti da me all'interno della scuola per la formazione al giornalismo.
Libri letti e da leggere.
Buoni propositi e cattive azioni.

venerdì 11 dicembre 2009

Quando l'ha detto?

Oggi si rigioca. Dopo il "Chi l'ha detto?", è l'ora del "Quando l'ha detto?".

L'autore lo dico io. E' Gianfranco Fini, attuale presidente della Camera, co-fondatore del Pdl, ex leader di Alleanza Nazionale e prima ancora segretario del Movimento Sociale Italiano.

Sono molti mesi che Fini è entrato in contrapposizione con il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nonchè l'altro fondatore del Pdl.

Riassumere le varie diatribe che si sono susseguite tra i due è impresa ardua. I temi di scontro sono le politiche sull'immigrazione, sulla bioetica, il ruolo del Parlamento e delle istituzioni in genere. Una diversa interpretazione della politica insomma. Fini si è dimostrato il nemico più acceso della politica del governo, più di qualsiasi altra opposizione. Tanto che un ministro, Claudio Scajola, ha definito la sua linea "esterna al Pdl". I detrattori di Fini gli danno del traditore. Anche i suoi compagni di partito non seguono più il "capo". E già anni fa una costola di An non lo seguì nel Pdl perchè convinti che l'operazione tradiva i valori tradizionali della destra.

Allora giochiamo? Quando l'ha detto?

"È giusto chiedere alla destra italiana di affermare senza reticenza che l'antifascismo fu un momento storicamente essenziale per il ritorno dei valori democratici che il fascismo aveva conculcato".

"La destra politica non è figlia del fascismo. I valori della destra preesistono al fascismo, lo hanno attraversato e ad esso sono sopravvissuti".


Un mese fa? Un anno fa?
La risposta datela voi. La soluzione ve la do nel prossimo post.


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venerdì 4 dicembre 2009

Chi lo ha detto?

Oggi si gioca.

Gli schieramenti politici sono sempre più privi d'identità. Il linguaggio politico è molto lontano da quello di 20 o 30 anni fa che era ingessato, burocratico, molto spesso autoreferenziale. Oggi è meno politichese, come si dice spesso. Un linguaggio più diretto, più comprensibile, chiaro anche alla "casalinga di Voghera". Stronzi, farabutti, coglioni sono termini che abbiamo ascoltato da presidenti della Camera, del Consiglio, semplici parlamentari.


Ma qual'è l'altra faccia della medaglia? I politici di 20 anni esprimevano concetti che la "base", gli elettori, capivano subito. Parole e concetti chiave che venivano immediatamente attribuiti a una precisa parte politica. Oggi è ancora possibile?
Mi direte, è la politica ad essere cambiata, non i politici. Oggi tutto è liquido (come insegna Bauman). Tutto è poco identificabile e molto interscambiabile.
Allora giochiamo. Chi lo ha detto?

A) "Ho chiesto alle principali televisioni e radio italiane di scegliere, per il tradizionale brindisi dell'ultimo dell'anno, le bollicine dei nostri spumanti. Sara' un modo per festeggiare insieme non solo il nuovo anno, ma anche uno dei prodotti simbolo dei nostri territori e, con esso, l'agricoltura italiana tutta
".

B) "
Quando si parla di 'Annozero' mi stupisco di chi si stupisce. Il format di 'Annozero' - piaccia o non piaccia - e' noto a tutti. Si tratta di uno straordinario ed efficace esempio di giornalismo militante. Del resto, il giornalismo d'inchiesta e il giornalismo militante fanno parte, oggi, del servizio pubblico radiotelevisivo. Non a caso, il pluralismo nella Rai e' ormai una semplice sommatoria di faziosità".

C)"Il Partito Democratico e' ancora oggi inspiegabilmente diviso al suo interno sull'atteggiamento da tenere nei confronti della manifestazione del No B-day. E' una linea confusa e negativa che non fa bene ne' al partito ne' contribuisce a creare le condizioni di una opposizione che si mostri credibile alternativa. Si ripropone l'atteggiamento caro al vecchio Pci della protesta fine a se stessa sul modello del partito di 'lotta e di governo".

D)In riferifemto alla manifestazione di domani, No B-Day, ha detto:"
Più gente va, meglio è. E certe esitazioni mi paiono davvero incomprensibili".

A) ɐɹnʇ1oɔıɹbɐ,11ǝp "ɐʇsıɥbǝ1" oɹʇsıuıɯ 'ɐıɐz ɐɔn1
B) ıɐɹ ɐzuɐ1ıbıʌ ǝuoıssıɯɯoɔ pd ǝʇuǝpısǝɹdǝɔıʌ 'o1ɹǝɯ oıbɹoıb
C) pd oʇɐʇndǝp 'ıʇʇǝsn1 ozuǝɹ
D) ıuoɹʇ1ǝʌ ɹǝʇ1ɐʍ E quest'ultima cosa torno a scrivere normalmente. Veltroni è quello che per non nominare Berlusconi coniò la formula il "
principale esponente allo schieramento a me avverso". Non si sa se Veltroni ha fatto la dichiarazione dall'Africa.

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lunedì 30 novembre 2009

Il Paese è perfetto. Per questo si parla d'altro.

Diciamo che possiamo permettercelo. Siamo un Paese che non soffre una crisi economica come il resto del mondo, non abbiamo problemi di legalità nelle istituzioni e nella società. I provini del Grande Fratello raccontano di decine e decine di giovani con un alto grado scolarizzazione e in grado di rispondere a difficilissime domande di cultura generale. Il Pil cresce, la criminalità non esiste, le istituzioni rappresentano fedelmente l'immagine di un Paese che funziona. Insomma citando un personaggio comico interpretato da Antonio Albanese, "va tutto bene".

Allora possiamo permetterci di affrontare temi di importanza secondaria che, nella situazione ottimale in cui viviamo, diventano primari. E' un pò come se invece dell'organizzazione e amministrazione di una nazione stessimo parlando di una trasmissione televisiva. Dopo l'organizzazione, la preparazione, le prove della messa in onda e la verifica che tutto funziona, ci si dedica all'ottimizzazione. E noi italiani ci dedichiamo quotidianamente all'ottimizzazione.

Settimane e settimane, se non mesi, a parlare di ronde. A parlare di vagoni della metro da destinare esclusivamente ai nativi di Milano. A parlare di crocefissi nella scuola. A parlare di come tagliare la coda al cane. Se accettare o meno in concorso a Sanremo le canzoni in dialetto.
Ci aspettano vibranti settimane di discussioni sul tema. Prese di posizioni autorevoli, seguitissimi dibattiti chiarificatori, trasmissioni televisive con ospiti preparatissimi di storia eraldica.

Per fortuna gli italiani pensano ad altro. "Le sorprese del Paese reale", è un titolo di un editoriale di Ernesto Galli della Loggia in cui scrive: "La verità di Paese politicamente nevrotizzato, dove la politica è sempre più spesso impegnata a discutere con ferocia sul nulla, un Paese che il discorso pubblico dipinge troppo spesso quale esso in realtà è ben lungi dall' essere".

Per quanto mi riguarda "Sono fin troppo consapevole del fatto che si vive in un'epoca in cui solo gli ottusi sono presi sul serio e io vivo nel terrore di non essere frainteso".
La citazione è di Oscar Wilde.


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mercoledì 11 novembre 2009

L'economia tra un gelato e una partita ai videogiochi

In un bar del posto dove mi trovo è spuntanto un flipper. 50 centesimi e ho fatto una partita. Il mio non è stato un gesto nostalgico dei mitici Anni '80 e di Fonzie. Essendo nato nel 1985 ho vissuto quel decennio solo per metà. E non posso averne nostalgia. Anche perchè già agli inizi degli Anni '90 le sale giochi erano pieni di videogames più avanzati e il declino del flipper cominciava a vedersi. Si giocava a Street Fighters, Ghouls and Ghosts, Pang, Super Mario Land in grossi parallelepipedi con un grande schermo che mandava colori pochi definiti e figure semplici e poco elaborate. Si muovevano i persoanaggi attraverso la manovella del joystic, sottile e nera, e si facevano muovere con tasti colorati. Non sono un matusalemme, ma quando avevo sui sette anni la Play Station era ancora lontana a venire. Circolavano i primi Game Boy, ma erano un lusso per pochi. E io sono cresciuto in questo mondo.

Un mondo semplice, di giochi e videogiochi che mi hanno fatto pensare all'inflanzione. Spiego.

Ricordo che una partita costava 200 lire. Quando si andava al bancone a cambiare mille lire si ricevevano cinque monete color giallo oro. Una quantità che quasi non entrava nella mani dei piccoli avventori a cui sembrava di avere un piccolo tesoro. Se si voleva fare una partita oltre il numero massimo consentito dai genitori bastava risparmiare un pò sul gelato e si tirava fuori la partita in più. Spesso per il gelato si ricevevano mille lire. Tra il 1988 e il 1990 sui cartelloni dei gelati fuori dai bar c'era ancora la scritta Eldorado (presto scoparirà perchè la Algida la incomporerà) e le novità erano il Blob, il Twister e il Calippo Fizz, quello che pizzicava. Costavano rispettivamente 700, 800 e 600 (?) lire. Risparmiare era facile e la partita costava poco.



Poi i costruttori di videogiochi hanno inventato una stratagemma: 500 lire per 2 partite. Si giocava la prima partita e se si perdeva ce n'era subito un'altra. Ora con mille lire si ricevevano in cambio solo due monete. Che nel videogioco rimanesse "in sospeso" un credito, inoltre, era fonte di problemi. Se fossi un cinquantenne che rimpiange la propria giovinezza questo sarebbe il momento per uscirsene con la frase "eh, non ci sono più i videogiochi di una volta!". Ma una riflessione mi viene. Il concetto dell'intrattimento di quegli anni e quello di oggi rimane lo stesso. A quei tempi però si doveva uscire di casa per giocare e non chiudercisi dentro, bisognava aspettare il proprio turno e non si aveva il monopolio del gioco. Si imparava a conoscere la vita stando in mezzo agli altri. Il credito "in sospeso", dicevo. Se si spingeva un bottone nella parte centrale del videogioco, un altro giocatore poteva entrare e usufruire del credito. Il gesto poteva essere concordato, ma spesso succedeva che qualcuno "rubasse" la partita scusandosi poi dicendo che aveva intruppato il bottone e non l'aveva fatto apposta.

Fare parite di "straforo" inoltre era diventato più difficile. Il budget era sempre mille lire, ma i prezzi dei gelati non erano rimasti fermi. Nel 1996 la novità era il Solero: prezzo 1.500 lire. L'unico modo per risparmiare era quello di comprare il Freddolone, il classico ghiacciolo, che costava 500 lire. E con il resto si giocava. La partita costava ancora 500 lire, ma non era solo una e non più due.

Nel 2002 è arrivato l'euro e nel 2003 la serie dei 7 peccati capitali della Magnum, i gelati a tiratura limitata. I videogiochi erano diventati più complessi. Al posto del joystic c'erano pistole, fucili, volanti. La grafica è molto più accattivante e i nuovi strumenti rendono il gioco più realistico. Ora una partita costa un euro. Rispetto alle 200 lire significa un aumento del 400%. Anche i gelati Algida, mediamente, costano più di un euro.

Cosa ci racconta questa storia, iniziata da una partita a flipper?
Anni fa i nostri genitori ci davano mille lire per i nostri svaghi. Una cifra più che sufficiente. In più, se si voleva fare qualche partita di straforo c'era la possibilità di risparmiare su altri beni di consumo per bambini e la partita saltava fuori. Anni dopo la cifra che ci veniva consegnata per giocare era sempre la stessa, ma il suo valore dimezzato. E la possibilità di risparmiare si era ridotta al lumicino. Oggi, a distanza di poco più di 10 anni, abbiamo sempre bisogno di genitori che ci passano i soldi e, allo stesso tempo, la capacità della famiglia di finanziarci è notevolmente calata. E il prezzo dei videogiochi, al contrario, aumentata. Così, ci indebitiamo per continuare a fare quello che facavamo anni fa.

Ora sostituite ai videogiochi e a ai gelati altri beni di consumo. Trovate differenze?
E io faccio un'altra partita a flipper a 50 centesimi. E' pure conveniente.

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giovedì 5 novembre 2009

Fede tradizionale

"Fintanto che rimarro' sindaco di Trieste nessun crocefisso verrà rimosso da alcuna scuola comunale”, ha detto il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza. "Comunque vadano i ricorsi annunciati dal Governo contro Strasburgo - ha continuato Dipiazza - manterrò attuata questa decisione perche' si tratta di un'imposizione che si scontra
contro i valori e le tradizioni che appartengono alla storia millenaria del nostro Paese”.

"Se vogliono togliere i crocifissi dalle nostre scuole, vuol dire che li metteremo nelle nostre aziende. Ecco perchè chiedo ai nostri commercianti cattolici di esporre questo simbolo, per ribadire ancora una volta le nostre radici culturali e religiose che affondano nel cristianesimo e nel cattolicesimo. Strasburgo ha colpevolmente dimenticato che i simboli religiosi fanno parte integrante della nostra cultura e delle nostra storia e per questo non siamo disposti per alcun motivo a rinnegarli". E'il pensiero del presidente della Confcommercio di Roma, Cesare Pambianchi.

Il sindaco di Sassuolo, Luca Caselli, ha invece comprato 50 nuovi crocifissi da distribuire alle scuole sprovviste. " ''E' una sentenza assurda, una vera e propria
idiozia - spiega Caselli - che non solo e' contraria alla tradizione religiosa e culturale europea, ma che reputiamo anche pericolosa", ha detto Caselli.

Un invito ai dirigenti scolastici prechè verifichino la presenza del cricifisso nelle scuole ed eventualmente a metterlo lo fa il sindaco di Sanremo, Maurizio Zoccarato. "Il crocifisso rappresenta il simbolo della tradizione delle nostre radici cristiane" - ha scritto Zoccarato -. Lo stesso assume un valore simbolico di identita' culturale e sociale, oltre a rappresentare la tradizione cattolica".

Sintetizza per tutti il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini: "La presenza del crocefisso nelle aule scolastiche non corrisponde solo a un simbolo religioso, ma e' un simbolo che unisce i valori, le tradizioni, le radici del nostro Paese".

Sono alcuni dei commenti alla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomosulla presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche giudicata "una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni".

Si può essere d'accordo o in disaccordo con la sentenza. Il crocefisso nelle aule scolastiche può urtare o non urtare la sensibilità di alcuni.

Quello che 19marzo09 nota, però, è come in tutti i commenti venga evocata la "tradizione".

Sul vocabolario online della Treccani, alla voce "tradizione", si legge: "Trasmissione nel tempo, da una generazione a quelle successive, di memorie, notizie, testimonianze; di consuetudini, usi e costumi, modelli e norme"

Alla voce "fede" invece, è scritto: "Credenza piena e fiduciosa che procede da intima convinzione o si fonda sull’autorità altrui più che su prove positive; il complesso delle proprie credenze, dei principi fermamente seguiti".


La fede trasformata in usanza. E' questo quello che sostengono gli "scandalizzati" della sentenza.
Da laico e da non credente ritengo la fede troppo importante per essere ridotta a "tradizione". E credo che questo sia l'ultimo argomento a cui affidarsi per sostenere la propria posizione. Evidentemente ne mancano di altri migliori.










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venerdì 30 ottobre 2009

Gli italiani al volante spiegati ad un alieno

Se oggi un alieno bussasse alla porta di casa mia e mi chiedesse di spiegargli la situazione nel mio Paese non lo annoierei con discorsi su trans, mignotte, politici corrotti, Berlusconi al governo e Bersani all'opposizione.

Prenderei le chiavi della macchina e lo porterei a fare un giro. Gli spiegherei che la spia accesa sul cruscotto non indica una guasto, ma la neccessità di un rifornimento di carburante. Farei vedere al mio ospite la città più bella del mondo, Roma: il Colosseo, Piazza Venezia, i Fori, il Campidoglio. Gli direi che l'Italia è tutta così. Magari Roma ha una concentrazione più alta di attrazioni artistiche, ma in ogni città troverà un motivo valido per affrontare il viaggio.

Dopo avergli detto questo dell'Italia, gli parlerei degli italiani.
"Vedi come guidiamo? Ecco, noi siamo così". Gli direi che l'intoppo in cui siamo fermi è dovuto alle auto ferme in doppia fila. Alcuni stanno pochi istanti, altri intere ore. Fanno colazione, si fermano a comprare le sigarette, fanno un salto in farmacia. Gli spiegherei certo che trovare un parcheggio in una grande città è complicato, ma il tempo che si perde in intoppi causati dalla sosta in doppia fila è incalcolabile. Gli direi che la macchina che ci precedeva e che ha appena svoltato non sarà l'unica che vedrà girare senza freccia. Gli direi che ora siamo fermi perchè l'incrocio è bloccato. Noi avremmo la strada libera davanti, ma le macchine che provengono dalla strada che incrociamo hanno occupato l'incrocio anche se hanno la via bloccata. Gli direi che i pali verticali che spesso incrociamo sono dei segnali che indicano il dover dare la precedenza, lo stop, il divieto di sorpasso, il limite di velocità. "Vedi quell'uomo? Inveisce contro quell'altro perchè non gli è stata datala precedenza. Ma attento. Appena ha smesso di inveire ha passato il semaforo anche se era rosso, cioè indicava il dover aspettare". Poi lo porterei sul Raccordo, una strada a scorrimento veloce. In teoria. Gli farei vedere che la terza corsia a destra, che è destinata ai mezzi più lenti, è vuota e risulta più scorrevole della terza di sinistra, che invece dovrebbe essere usata per i sorpassi. E questo è uno dei principali motivi di formazione del traffico.

"Perchè ti ho fatto fare qesto giro? Perchè la strada è uno dei migliori specchi della società. Perchè è una micro-società. Ci sono delle regole, dei controllori che vigilano sul loro rispetto, eppoi ci siamo noi, i cittadini-autisti. Noi italiani ci comportiamo nella vita come al volante. Crediamo che un minuto della nostra giornata valga infinitamente di più dello stesso minuto della giornata di un'altra persona; esigiamo il rispetto delle regole dagli altri e siamo i primi a trasgredirle; crediamo che sulla strada, come nella vita, siamo soli e possiamo occupare gli spazi he riteniamo opportuno occupare senza pensare di poter far danno a qualcun altro; pensiamo di essere più furbi di qualsiasi altra persona".

"Questo già lo sapevo" - mi ha risposto quando gli ho detto le ultime parole - "Era arrivata notizia pure da noi".
"Ah davvero, e di Marrazzo che dite?"


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lunedì 26 ottobre 2009

Due capitoli: la notizia brutta, poi quella bella

La "Sfiga è di sinistra" aveva scritto 19marzo09 pochi giorni fa. Alla luce degli ultimi scandali, confermo. Ma aggiungo: la sinistra, e soprattutto il suo popolo, sono duri a morire.

Confermo che la sfiga è di sinistra alla luce dello scandalo sessuale che ha interessato un leader, seppur regionale , del Pd. Lo dico per vari motivi. Il primo è la tempistica: pochi giorni prima delle primarie che hanno interessato il Partio Democratico e pochi mesi prima delle elezioni che avrebbero interessato proprio Piero Marazzo.
Il secondo sono le modalità. E' triste dirlo, ma agli scandali sessuali che riguardano politici gli italiani si stanno, purtoppo, abituando. Ma quello che ha colpito Marrazzo è più sfigato degli altri. Non solo per il goffo tentativo di difesa quando già davanti al magistrato il presidente della Regione del Lazio aveva ammesso il tentativo di estorsione e di conseguenza anche la frequentazioni di trans, ma per un motivo ulteriore. Mentre la figura di Berlusconi circondato da avvenenti escort rafforza la sua immagine di uomo forte, virile, sessualmente attivo nonostante l'età, i commenti che si ascoltano dall'uomo della strada su Marrazzo e le sue "amiche" brasiliane, metà uomini e metà donne, sono pieni di sorrisini, quando non di veri e propri ghigni. Immaginate poi con quel cognome (anche questo, che sfiga!) la rima viene troppo facile.

Il secondo capitolo di questo post è invece la buona notizia, quella che di solito si contrappone a quella brutta (per la quale vedere sopra). Tre milioni di elettori del Pd ieri sono andati ai gazebi per scegliere il prossimo segretario del partito (siamo già al terzo...). 3.000.000. Una cifra che nessuno si aspettava. Perchè tutte le ultime volte che gi italiani sono stati chiamati alle urne hanno sempre scelto Berlusconi, perchè l'immagine che spesso l'opposizione ha offerto di sè nel corso degli ultimi mesi non si può certo definire credibile (guarda lo sventolio di calzini turchesi in difesa del giudice Mesiano), perchè il dibattito tra i tre candidati alla segreteria non è stato esaltante. Eppure molti cittadini hanno scelto di dire la loro, partecipare a un tipo di votazione a cui siamo ancora fortemente disuabituati e hanno scelto il candidato che ritengono più adatto (non oso dire il "migliore").
Ora starà a Bersani non offrire l'ennesima dimostrazione che il popolo del centro-sinistra (a proposito, ora il trattino ce lo rimettiamo?) è migliore dei leaders che lo rappresentano.


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