Su 19 marzo trovi

Pensieri e idee. Articoli di giornale e commenti. Vignette e foto dal mondo. Giornalismo e storie da raccontare. Prodotti trovati su internet e quelli fatti da me all'interno della scuola per la formazione al giornalismo.
Libri letti e da leggere.
Buoni propositi e cattive azioni.

lunedì 30 novembre 2009

Il Paese è perfetto. Per questo si parla d'altro.

Diciamo che possiamo permettercelo. Siamo un Paese che non soffre una crisi economica come il resto del mondo, non abbiamo problemi di legalità nelle istituzioni e nella società. I provini del Grande Fratello raccontano di decine e decine di giovani con un alto grado scolarizzazione e in grado di rispondere a difficilissime domande di cultura generale. Il Pil cresce, la criminalità non esiste, le istituzioni rappresentano fedelmente l'immagine di un Paese che funziona. Insomma citando un personaggio comico interpretato da Antonio Albanese, "va tutto bene".

Allora possiamo permetterci di affrontare temi di importanza secondaria che, nella situazione ottimale in cui viviamo, diventano primari. E' un pò come se invece dell'organizzazione e amministrazione di una nazione stessimo parlando di una trasmissione televisiva. Dopo l'organizzazione, la preparazione, le prove della messa in onda e la verifica che tutto funziona, ci si dedica all'ottimizzazione. E noi italiani ci dedichiamo quotidianamente all'ottimizzazione.

Settimane e settimane, se non mesi, a parlare di ronde. A parlare di vagoni della metro da destinare esclusivamente ai nativi di Milano. A parlare di crocefissi nella scuola. A parlare di come tagliare la coda al cane. Se accettare o meno in concorso a Sanremo le canzoni in dialetto.
Ci aspettano vibranti settimane di discussioni sul tema. Prese di posizioni autorevoli, seguitissimi dibattiti chiarificatori, trasmissioni televisive con ospiti preparatissimi di storia eraldica.

Per fortuna gli italiani pensano ad altro. "Le sorprese del Paese reale", è un titolo di un editoriale di Ernesto Galli della Loggia in cui scrive: "La verità di Paese politicamente nevrotizzato, dove la politica è sempre più spesso impegnata a discutere con ferocia sul nulla, un Paese che il discorso pubblico dipinge troppo spesso quale esso in realtà è ben lungi dall' essere".

Per quanto mi riguarda "Sono fin troppo consapevole del fatto che si vive in un'epoca in cui solo gli ottusi sono presi sul serio e io vivo nel terrore di non essere frainteso".
La citazione è di Oscar Wilde.


Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

mercoledì 11 novembre 2009

L'economia tra un gelato e una partita ai videogiochi

In un bar del posto dove mi trovo è spuntanto un flipper. 50 centesimi e ho fatto una partita. Il mio non è stato un gesto nostalgico dei mitici Anni '80 e di Fonzie. Essendo nato nel 1985 ho vissuto quel decennio solo per metà. E non posso averne nostalgia. Anche perchè già agli inizi degli Anni '90 le sale giochi erano pieni di videogames più avanzati e il declino del flipper cominciava a vedersi. Si giocava a Street Fighters, Ghouls and Ghosts, Pang, Super Mario Land in grossi parallelepipedi con un grande schermo che mandava colori pochi definiti e figure semplici e poco elaborate. Si muovevano i persoanaggi attraverso la manovella del joystic, sottile e nera, e si facevano muovere con tasti colorati. Non sono un matusalemme, ma quando avevo sui sette anni la Play Station era ancora lontana a venire. Circolavano i primi Game Boy, ma erano un lusso per pochi. E io sono cresciuto in questo mondo.

Un mondo semplice, di giochi e videogiochi che mi hanno fatto pensare all'inflanzione. Spiego.

Ricordo che una partita costava 200 lire. Quando si andava al bancone a cambiare mille lire si ricevevano cinque monete color giallo oro. Una quantità che quasi non entrava nella mani dei piccoli avventori a cui sembrava di avere un piccolo tesoro. Se si voleva fare una partita oltre il numero massimo consentito dai genitori bastava risparmiare un pò sul gelato e si tirava fuori la partita in più. Spesso per il gelato si ricevevano mille lire. Tra il 1988 e il 1990 sui cartelloni dei gelati fuori dai bar c'era ancora la scritta Eldorado (presto scoparirà perchè la Algida la incomporerà) e le novità erano il Blob, il Twister e il Calippo Fizz, quello che pizzicava. Costavano rispettivamente 700, 800 e 600 (?) lire. Risparmiare era facile e la partita costava poco.



Poi i costruttori di videogiochi hanno inventato una stratagemma: 500 lire per 2 partite. Si giocava la prima partita e se si perdeva ce n'era subito un'altra. Ora con mille lire si ricevevano in cambio solo due monete. Che nel videogioco rimanesse "in sospeso" un credito, inoltre, era fonte di problemi. Se fossi un cinquantenne che rimpiange la propria giovinezza questo sarebbe il momento per uscirsene con la frase "eh, non ci sono più i videogiochi di una volta!". Ma una riflessione mi viene. Il concetto dell'intrattimento di quegli anni e quello di oggi rimane lo stesso. A quei tempi però si doveva uscire di casa per giocare e non chiudercisi dentro, bisognava aspettare il proprio turno e non si aveva il monopolio del gioco. Si imparava a conoscere la vita stando in mezzo agli altri. Il credito "in sospeso", dicevo. Se si spingeva un bottone nella parte centrale del videogioco, un altro giocatore poteva entrare e usufruire del credito. Il gesto poteva essere concordato, ma spesso succedeva che qualcuno "rubasse" la partita scusandosi poi dicendo che aveva intruppato il bottone e non l'aveva fatto apposta.

Fare parite di "straforo" inoltre era diventato più difficile. Il budget era sempre mille lire, ma i prezzi dei gelati non erano rimasti fermi. Nel 1996 la novità era il Solero: prezzo 1.500 lire. L'unico modo per risparmiare era quello di comprare il Freddolone, il classico ghiacciolo, che costava 500 lire. E con il resto si giocava. La partita costava ancora 500 lire, ma non era solo una e non più due.

Nel 2002 è arrivato l'euro e nel 2003 la serie dei 7 peccati capitali della Magnum, i gelati a tiratura limitata. I videogiochi erano diventati più complessi. Al posto del joystic c'erano pistole, fucili, volanti. La grafica è molto più accattivante e i nuovi strumenti rendono il gioco più realistico. Ora una partita costa un euro. Rispetto alle 200 lire significa un aumento del 400%. Anche i gelati Algida, mediamente, costano più di un euro.

Cosa ci racconta questa storia, iniziata da una partita a flipper?
Anni fa i nostri genitori ci davano mille lire per i nostri svaghi. Una cifra più che sufficiente. In più, se si voleva fare qualche partita di straforo c'era la possibilità di risparmiare su altri beni di consumo per bambini e la partita saltava fuori. Anni dopo la cifra che ci veniva consegnata per giocare era sempre la stessa, ma il suo valore dimezzato. E la possibilità di risparmiare si era ridotta al lumicino. Oggi, a distanza di poco più di 10 anni, abbiamo sempre bisogno di genitori che ci passano i soldi e, allo stesso tempo, la capacità della famiglia di finanziarci è notevolmente calata. E il prezzo dei videogiochi, al contrario, aumentata. Così, ci indebitiamo per continuare a fare quello che facavamo anni fa.

Ora sostituite ai videogiochi e a ai gelati altri beni di consumo. Trovate differenze?
E io faccio un'altra partita a flipper a 50 centesimi. E' pure conveniente.

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

giovedì 5 novembre 2009

Fede tradizionale

"Fintanto che rimarro' sindaco di Trieste nessun crocefisso verrà rimosso da alcuna scuola comunale”, ha detto il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza. "Comunque vadano i ricorsi annunciati dal Governo contro Strasburgo - ha continuato Dipiazza - manterrò attuata questa decisione perche' si tratta di un'imposizione che si scontra
contro i valori e le tradizioni che appartengono alla storia millenaria del nostro Paese”.

"Se vogliono togliere i crocifissi dalle nostre scuole, vuol dire che li metteremo nelle nostre aziende. Ecco perchè chiedo ai nostri commercianti cattolici di esporre questo simbolo, per ribadire ancora una volta le nostre radici culturali e religiose che affondano nel cristianesimo e nel cattolicesimo. Strasburgo ha colpevolmente dimenticato che i simboli religiosi fanno parte integrante della nostra cultura e delle nostra storia e per questo non siamo disposti per alcun motivo a rinnegarli". E'il pensiero del presidente della Confcommercio di Roma, Cesare Pambianchi.

Il sindaco di Sassuolo, Luca Caselli, ha invece comprato 50 nuovi crocifissi da distribuire alle scuole sprovviste. " ''E' una sentenza assurda, una vera e propria
idiozia - spiega Caselli - che non solo e' contraria alla tradizione religiosa e culturale europea, ma che reputiamo anche pericolosa", ha detto Caselli.

Un invito ai dirigenti scolastici prechè verifichino la presenza del cricifisso nelle scuole ed eventualmente a metterlo lo fa il sindaco di Sanremo, Maurizio Zoccarato. "Il crocifisso rappresenta il simbolo della tradizione delle nostre radici cristiane" - ha scritto Zoccarato -. Lo stesso assume un valore simbolico di identita' culturale e sociale, oltre a rappresentare la tradizione cattolica".

Sintetizza per tutti il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini: "La presenza del crocefisso nelle aule scolastiche non corrisponde solo a un simbolo religioso, ma e' un simbolo che unisce i valori, le tradizioni, le radici del nostro Paese".

Sono alcuni dei commenti alla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomosulla presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche giudicata "una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni".

Si può essere d'accordo o in disaccordo con la sentenza. Il crocefisso nelle aule scolastiche può urtare o non urtare la sensibilità di alcuni.

Quello che 19marzo09 nota, però, è come in tutti i commenti venga evocata la "tradizione".

Sul vocabolario online della Treccani, alla voce "tradizione", si legge: "Trasmissione nel tempo, da una generazione a quelle successive, di memorie, notizie, testimonianze; di consuetudini, usi e costumi, modelli e norme"

Alla voce "fede" invece, è scritto: "Credenza piena e fiduciosa che procede da intima convinzione o si fonda sull’autorità altrui più che su prove positive; il complesso delle proprie credenze, dei principi fermamente seguiti".


La fede trasformata in usanza. E' questo quello che sostengono gli "scandalizzati" della sentenza.
Da laico e da non credente ritengo la fede troppo importante per essere ridotta a "tradizione". E credo che questo sia l'ultimo argomento a cui affidarsi per sostenere la propria posizione. Evidentemente ne mancano di altri migliori.










Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

venerdì 30 ottobre 2009

Gli italiani al volante spiegati ad un alieno

Se oggi un alieno bussasse alla porta di casa mia e mi chiedesse di spiegargli la situazione nel mio Paese non lo annoierei con discorsi su trans, mignotte, politici corrotti, Berlusconi al governo e Bersani all'opposizione.

Prenderei le chiavi della macchina e lo porterei a fare un giro. Gli spiegherei che la spia accesa sul cruscotto non indica una guasto, ma la neccessità di un rifornimento di carburante. Farei vedere al mio ospite la città più bella del mondo, Roma: il Colosseo, Piazza Venezia, i Fori, il Campidoglio. Gli direi che l'Italia è tutta così. Magari Roma ha una concentrazione più alta di attrazioni artistiche, ma in ogni città troverà un motivo valido per affrontare il viaggio.

Dopo avergli detto questo dell'Italia, gli parlerei degli italiani.
"Vedi come guidiamo? Ecco, noi siamo così". Gli direi che l'intoppo in cui siamo fermi è dovuto alle auto ferme in doppia fila. Alcuni stanno pochi istanti, altri intere ore. Fanno colazione, si fermano a comprare le sigarette, fanno un salto in farmacia. Gli spiegherei certo che trovare un parcheggio in una grande città è complicato, ma il tempo che si perde in intoppi causati dalla sosta in doppia fila è incalcolabile. Gli direi che la macchina che ci precedeva e che ha appena svoltato non sarà l'unica che vedrà girare senza freccia. Gli direi che ora siamo fermi perchè l'incrocio è bloccato. Noi avremmo la strada libera davanti, ma le macchine che provengono dalla strada che incrociamo hanno occupato l'incrocio anche se hanno la via bloccata. Gli direi che i pali verticali che spesso incrociamo sono dei segnali che indicano il dover dare la precedenza, lo stop, il divieto di sorpasso, il limite di velocità. "Vedi quell'uomo? Inveisce contro quell'altro perchè non gli è stata datala precedenza. Ma attento. Appena ha smesso di inveire ha passato il semaforo anche se era rosso, cioè indicava il dover aspettare". Poi lo porterei sul Raccordo, una strada a scorrimento veloce. In teoria. Gli farei vedere che la terza corsia a destra, che è destinata ai mezzi più lenti, è vuota e risulta più scorrevole della terza di sinistra, che invece dovrebbe essere usata per i sorpassi. E questo è uno dei principali motivi di formazione del traffico.

"Perchè ti ho fatto fare qesto giro? Perchè la strada è uno dei migliori specchi della società. Perchè è una micro-società. Ci sono delle regole, dei controllori che vigilano sul loro rispetto, eppoi ci siamo noi, i cittadini-autisti. Noi italiani ci comportiamo nella vita come al volante. Crediamo che un minuto della nostra giornata valga infinitamente di più dello stesso minuto della giornata di un'altra persona; esigiamo il rispetto delle regole dagli altri e siamo i primi a trasgredirle; crediamo che sulla strada, come nella vita, siamo soli e possiamo occupare gli spazi he riteniamo opportuno occupare senza pensare di poter far danno a qualcun altro; pensiamo di essere più furbi di qualsiasi altra persona".

"Questo già lo sapevo" - mi ha risposto quando gli ho detto le ultime parole - "Era arrivata notizia pure da noi".
"Ah davvero, e di Marrazzo che dite?"


Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

lunedì 26 ottobre 2009

Due capitoli: la notizia brutta, poi quella bella

La "Sfiga è di sinistra" aveva scritto 19marzo09 pochi giorni fa. Alla luce degli ultimi scandali, confermo. Ma aggiungo: la sinistra, e soprattutto il suo popolo, sono duri a morire.

Confermo che la sfiga è di sinistra alla luce dello scandalo sessuale che ha interessato un leader, seppur regionale , del Pd. Lo dico per vari motivi. Il primo è la tempistica: pochi giorni prima delle primarie che hanno interessato il Partio Democratico e pochi mesi prima delle elezioni che avrebbero interessato proprio Piero Marazzo.
Il secondo sono le modalità. E' triste dirlo, ma agli scandali sessuali che riguardano politici gli italiani si stanno, purtoppo, abituando. Ma quello che ha colpito Marrazzo è più sfigato degli altri. Non solo per il goffo tentativo di difesa quando già davanti al magistrato il presidente della Regione del Lazio aveva ammesso il tentativo di estorsione e di conseguenza anche la frequentazioni di trans, ma per un motivo ulteriore. Mentre la figura di Berlusconi circondato da avvenenti escort rafforza la sua immagine di uomo forte, virile, sessualmente attivo nonostante l'età, i commenti che si ascoltano dall'uomo della strada su Marrazzo e le sue "amiche" brasiliane, metà uomini e metà donne, sono pieni di sorrisini, quando non di veri e propri ghigni. Immaginate poi con quel cognome (anche questo, che sfiga!) la rima viene troppo facile.

Il secondo capitolo di questo post è invece la buona notizia, quella che di solito si contrappone a quella brutta (per la quale vedere sopra). Tre milioni di elettori del Pd ieri sono andati ai gazebi per scegliere il prossimo segretario del partito (siamo già al terzo...). 3.000.000. Una cifra che nessuno si aspettava. Perchè tutte le ultime volte che gi italiani sono stati chiamati alle urne hanno sempre scelto Berlusconi, perchè l'immagine che spesso l'opposizione ha offerto di sè nel corso degli ultimi mesi non si può certo definire credibile (guarda lo sventolio di calzini turchesi in difesa del giudice Mesiano), perchè il dibattito tra i tre candidati alla segreteria non è stato esaltante. Eppure molti cittadini hanno scelto di dire la loro, partecipare a un tipo di votazione a cui siamo ancora fortemente disuabituati e hanno scelto il candidato che ritengono più adatto (non oso dire il "migliore").
Ora starà a Bersani non offrire l'ennesima dimostrazione che il popolo del centro-sinistra (a proposito, ora il trattino ce lo rimettiamo?) è migliore dei leaders che lo rappresentano.


Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

venerdì 23 ottobre 2009

No, grazie

"Caro segretario,
la ringrazio molto, ma rifiuto la sua proposta di farle da vice qualora lei vincesse le primarie del nostro partito. Perchè lo faccio? Perchè mi sarebbe piaciuto che lei avesse giustificato la scelta su di me perchè mi ritiene un bravo politico, una persona onesta, una personalità che per le sue conoscenze può portare al Pd qualcosa in più. E non perchè "semplicemente" sono di colore. Vede, la giustificazione di essere scelto per il colore della pelle è esattamente identica al fatto di non essere scelto per lo stesso motivo. Credo, e penso che dovrebbe essere convinzione di un partito progressista, che il colore della pelle non debba rientrare tra i criteri di selezione. Nel bene e nel male.
Nel corso della mia vita ho sempre rifiutato di redere e mi sono sempre opposto al fatto che il colore della mia pelle fosse da ostacolo ai miei obiettivi, ai miei sogni, ai miei traguardi. E per raggiungerli ho puntato su me stesso e non sul fatto di essere di colore. Ora non vorrei che essere nero "agevolasse" il raggiungimento di una posizione che mi gratificherebbe molto. Forse, però, l'Italia non è un Paese ancora pronto".

A 19marzo09 sarebbe piaciuto che Jean Leonard Touadì avesse risposto cosi alla proposta di Dario Franceschini di fargli da vice qualora fosse confermato segratario del Partito Democratico.

Invece Tuoadì ha accettato.

http://www.youtube.com/watch?v=fzmtxHYgdDI

giovedì 22 ottobre 2009

Non sto da nessuna parte

Ma cosa succede se si allarga lo sguardo dal giornalismo alla società? Se invece di parlare della faziosità dei giornali parlassimo della faziosità di noi lettori-cittadini-elettori? Lo sintetizza Luca, che scrive:

"Quello che mi preoccupa è la piega che sta prendendo tutto questo. Come sempre in Italia, una deriva barricadera. Dove una opposizione che urla e si agita, grida al golpe, non fa altro che parlare del letto di Putin, un’opposizione alla Di Pietro insomma, è assolutamente funzionale al governo, ai berluscones, alla radicalizzazione di una situazione che ha una sola vittima, il Paese, sempre più impantanato nelle secche del suo immobilismo, sempre piu’ pieno di gossip e vuoto di politica. Che poi, se ci pensate, è proprio questo il lascito del berlusconismo: borrare, cancellare una coscienza civile critica e dividere la società in modo manicheo. Dove ci sono i buoni e i cattivi, le zoccole e le sante, i liberali e i comunisti, gli uomini del fare e quelli del parlare, il babaglino e Sabina Guzzanti, i Vespa e i Santoro. Nessuno è riuscito dividere cosi’ tanto, quasi antropologicamente, la società italiana negli ultimi anni, a trasformare la popolazione in chi ama il Silvio e sarebbe disposto a fare una colletta per pagargli la somma che Fininvest deve a CIR (tutto vero, ahimè, tutto vero!!! ma ci rendiamo conto che mostri?) e in chi lo odia, lo vorrebbe appendere per i coglioni a Piazzale Loreto. Lui, intanto, se la ride. E Repubblica, secondo me, c’è cascata, purtroppo, piegata a una deriva moraleggiante che dopo un po’, francamente, stanca. Una deriva moraleggiante che condanna il Corriere della Sera quando la campagna di Scalfari&C è stata fatta proprio con le notizie di via Solferino. Facendo l’amore con Di Pietro,poi, Repubblica si condanna all’eccessiva politicizzazione. Una politicizzazione, ahimè, destinata a rimanere minoranza."

Non credo che l'attuale situazione italiana derivi tutta da Di Pietro, ma credo che Luca colpisca nel segno quando dice che la società italiana è attraversata da una frattura insanabile.

Un vecchio slogan mafioso diceva "Non vedo, non sento, non parlo". Un motto vergognoso che in Italia siamo riusciti persino a peggiorare. Oggi infatti credo che tutti noi abbiamo fatto nostro il motto "Non vedo, non sento, ma parlo". Siamo chiusi al confronto, alla dialettica, siamo barricati dietro le nostre convinzioni, ci schieriamo da una parte o dall'altra senza possibilità di stare nel mezzo, abbiamo rinunciato alla possibilità di un confronto dialettico, che può essere anche acceso, per lasciare spazio all'invettiva se non all'insulto.

Tutti parlano, nessuno ascolta.

E tornando ai giornali mi viene in mente un altro proverbio popolare: "Dimmi cosa leggi e ti dirò chi sei".

Se leggi "Il Giornale" sei berlusconiano, evasore di tasse, un bugiardo, un criminale, un ricco sfondato, un puttaniere, un papalino, un corrotto e corruttore, un quasi analfabeta, fan di Feltri.

Se leggi "La Repubblica" sei un comunista, fannullone, farabutto, protetto dai giudici, un moralista, un doppiopesista, un buon predicatore ma pessimo razzolatore, firmatore d'appelli, manifestante senza causa, fan di Santoro.

Steccati. Agli occhi degli altri siamo tutti classificati e schierati: con me o contro di me.
Nulla sfugge alla catalogazione. Si pensi alla vicenda del giudice Mesiano.
Per una parte è una toga rossa, fustigatore delle ricchezza di Berlusconi, un tipo stravagante promosso dopo aver emesso la sentenza contraria al premier e quindi per meriti politici.
Per l'altra parte una vittima del sistema mediatico controllato da Berlusconi, già mito, martire, bandiera da sventolare come un calzino turchese.

Nulla e nessuno sfuggono alla catalogazione. E se qualcuno lo fa è subito accusato di doppio-giochismo, di manovre losche. Penso all'associazione di Fini FareFuturo che propone l'insegnamento dell'Islam nelle scuole o il voto agli immigrati.
E voi? Con chi state? Come vi cataloghiamo?

A 19marzo09 piacerebbe un mondo come quello descritto da Giovanni De Mauro sull'"Internazionale" di questa settimana e che ha segnalato Brunella:

"Il direttore del Corriere della Sera ha ragione quando scrive che i giornali non sono un partito, ma non per questo dev’essere accusato di stare dalla parte di Berlusconi. Il fondatore di Repubblica ha ragione quando dice che certe volte bisogna schierarsi, ma non per questo dev’essere accusato di volere il sangue degli avversari. I due più importanti quotidiani nazionali hanno grandi responsabilità nell’imbarbarimento del confronto politico, ma chi lo dice non dovrebbe essere rimproverato di voler mettere il bavaglio ai giornalisti. La stampa straniera ha ragione quando si stupisce che gli italiani votano ancora per il centrodestra, ma non per questo dev’essere accusata di voler sputtanare l’Italia. A volte però anche la stampa straniera usa pigri stereotipi per parlare dell’Italia, e se lo si fa notare non per questo si può essere definiti campanilisti. Perfino Berlusconi ha ragione quando afferma che non ha più di fronte una vera opposizione, e riconoscere che ha ragione non significa essere voltagabbana o disfattisti. In poche parole, dovrebbe essere possibile continuare a ragionare sui fatti senza per questo essere inchiodati a una tesi o alla sua antitesi".

Bello. Molto bello, ma chi è disposto a sacrificare parte dei propri convincimenti per mettersi in gioco?

Diffido sempre da chi ha la Ragione. O anche solo se crede di averla. Figuratevi il disagio che 19marzo09 prova di questi tempi che tutti credono di averla in maniera totale ed esclusiva.

Finisco tornando al giornalismo. Comincio molto spesso la giornata leggendo "Buongiorno", la rubrica di Massimo Gramellini su "La Stampa". Nel decennale della nascita l'autore ha scritto queste parole:

"Quelli che «certo che voi comunisti, se non aveste Berlusconi da sfottere, non sapreste cosa scrivere»: li perdono.
Quelli che «va bene che lei sta con Berlusconi, ma ogni tanto potrebbe sforzarsi di trattare bene la sinistra»: li perdono".

Mi piace cominciare la giornata leggendo una persona che scrive semplicemente quello che pensa senza poter essere catalogato.
Anche a 19marzo09 piacerebbe un giorno poter scrivere senza che il lettore si chieda da che parte sta; vorrebbe poter leggere senza chiedersi chi scrive da che parte sta; vorrebbe poter ascoltare senza chiedersi chi parla da che parte sta; vorrebbe poter parlare senza che il suo interlocutore si chieda da che parte sta.


Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.