Su 19 marzo trovi

Pensieri e idee. Articoli di giornale e commenti. Vignette e foto dal mondo. Giornalismo e storie da raccontare. Prodotti trovati su internet e quelli fatti da me all'interno della scuola per la formazione al giornalismo.
Libri letti e da leggere.
Buoni propositi e cattive azioni.

sabato 13 giugno 2009

"Spiegherò esattamente com'è la situazione..."

Stiamo ancora aspettando.

venerdì 12 giugno 2009

Ancora tu...

Ci siamo. La Guardia Nazionale Italiana (di cui 19marzo09 si era già occupato) sta per scendere in strada. Domani a Milano ci sarà la presentazione ufficiale, un pò come prima della discesa in campo delle squadre di calcio. Girando su internet (e su segnalazione di un amico) ho trovato l'intervista al suo fondatore Gaetano Saya. Eccovi il link. Buona lettura.

giovedì 11 giugno 2009

Berselli...Berselli............

Continua la mia piccola provocazione. Dato che Repubblica aveva appoggiato indistintamente la candidatura del PD, se questo avesse fallito nelle urne, il direttore avrebbe dovuto dimettersi. Dopo la risposta di Antonello Caporale, di cui aspettiamo dei chiarimenti, ho interrogato anche Edmondo Berselli. E' stato di poche parole e ritenere la risposta esaustiva sarebbe assai generoso (come pretendere risposte dagli altri, se per primi non rispondiamo noi?). Ha detto:

Un giornale è un giornale, non un partito. Se sbaglia la linea politica lo si giudica sulle copie, non sui voti.

Ribadisco che non definire Repubblica un partito politico mi risulta difficile. Ma andiamo avanti. Ho seguito l'indicazione di Berselli e sono andato a vedere la diffusione dei giornali italiani (che si misura attraverso la somma delle copie vendute, in edicola, su abbonamento o in blocco, e di quelle distribuite gratuitamente).

Aprile 2008 (quando ci sono state le elezioni politiche):
  • Repubblica 617.155 copie
  • Corriere 656.996
  • La Stampa 311.559

Febbraio 2009 (dati più recenti che ho trovato):

  • Reppublica 532.263 copie
  • Corriere 608.778
  • La Stampa 309.385

Si dirà che un calo è fisiologica nell'era dela crisi della stampa. Fatto sta che Repubblica è il quotidiano che perde più copie (-84.892). Il Corriere (-48.218) tiene bene e ancora meglio fa la Stampa, che ne perde solo 2.000. E le copie gratuite, che il Corriere distribuisce in maggior quantità, non giustificano il divario.

Quella di 19marzo09.blogspot.com era una provocazione e tale rimane, ma riflettere fa sempre bene. Magari anche prima di rispondere a un semplice blogger.

mercoledì 10 giugno 2009

Dialoghi

Avevo lanciato nei giorni scorsi una provocazione: dato che Repubblica aveva appoggiato indistintamente la candidatura del PD, se questo avesse fallito nelle urne, il direttore avrebbe dovuto dimettersi.
Il PD ha fallito. Ha perso il 7% rispetto alle scorse politiche. Penso sia una batosta e che dire "Si pensava peggio" non sia nè consolante nè sia un atteggiamento costruttivo. Ho iniziato a raccogliere dei pareri sulla mia provoazione. Tramite Facebook ho chiesto il parere di Antonello Caporale. Riporto qui fedelmente la mia domanda, la sua risposta e un secondo mio appunto. Se mi risponderà ancora terrò aggiornati i lettori di 19marzo09.blogspot.com.



Gentile signore Caporale, sono uno studente dell'Ifg di Urbino. Ci siamo conosciuti qualche mese fa. Volevo farle una domanda. LE scrivo appositamente a poche ore dalla chiusura delle urne. Ho letto su Repubblica tre articoli che invitavano a non astenersi e a votare per il PD (Scalfari, D'Avanzo e Serra) e probabilmente qualcuno mi è sfuggito. Ora se il Pd alle elezioni europee non dovesse raccoglier i voti che ci si aspetta non crede che il direttore di repubblica debba dimettersi per il fallimento della propria linea editoriale?Ps Penso che la foto pubblicata oggi a pagina 2 con un elettrice che indica il simbolo del PD sia veramente ridicola.La ringrazio per l'attenzione.Francesco Ciaraffo



caro francesco,scusa del ritardo col quale ti rispondo. Mi poni una domanda di un qualche rilievo. Ti espongo le mie considerazioni: il giornalismo deve prendere parte alla vita politica e civile, deve esprimere le sue passioni, fare le sue scelte. Questo alimenta un rapporto trasparente e motivato col lettore, tu sai qual è il mio pensiero e hai ogni giorno modo di verificarne la congruenza.Prendere parte non significa perdere l'indipendenza. Un giornalismo indipendente può motivatamente sostenere questa o quella posizione politica. Non deve, se vuole rimanere tale, assumere una connotazione faziosa, dunque piegare gli eventi al solo scopo di mostrare la sua tesi. Come sai il giornalismo purtroppo può nascondere la realtà, o anche spacciare il vero per falso, o - addirittura - procedere al contrario.Veniamo a Repubblica. La direzione di questo giornale ha deciso, com'è suo diritto (E DOVERE), di promuovere una campagna di stampa contro il premier su un evento che io giudico non secondario, non gossiparo, ma decisivo invece. Ha fatto il suo dovere, era ed è secondo me giusto farlo.Se però valuti che il direttore debba condizionare la sua sorte professionale dall'esito delle urne, allora la tua valutazione prescinde dal merito giornalistico e prefigura per repubblica lo status di un partito politico.Non condivido affatto. Il direttore ha la responsabilità di ciò che pubblica e, se si prova la sua malafade o peggio, occultamento, omissioni, falsità, egli ha l'obbligo di trarne le conseguenze. Se l'indipendenza può essere tutelata anche da una posizione dichiaratamente di parte, la faziosità non deve trovare modo di esprimersi. E nemmeno ogni sua versione subliminale, come quella foto che tu opportunamente segnali.Ciao Antonello



La ringrazio per l'attenzione, ma mi permetta di farle qualche appunto. Le mie considerazioni non sono sulla campagna di stampa di Repubblica contro il premier sulla quale mi trovo pienamente d'accordo con lei, ma sugli articoli di Serra, D'Avanzo e Scalfari in cui si invitava a non astenersi e a votare per un preciso partito politico. E' una cosa diversa. Sono d'accordo con le sue parole: " Un giornalismo indipendente può motivatamente sostenere questa o quella posizione politica". Lei mi insegna come i giornali americani a inizio campagna elettorale abbraccino la causa di uno dei due partiti maggiori continuando poi a fare il loro mestiere liberamente. Ma qui siamo ben lontani dall'endorsement statunitense. Penso che un direttore che abbracci la linea politica di un partito (e mi scusi ma, come lei saprà, Repubblica non è lontana da uno status di "partito politico") risultato poi sconfitto alle urne dovrebbe rassegnare le dimissioni. Sarei molto felice se rispondesse anche a questi miei appunti e la ringrazio di nuovo per l'attenzione che mi ha dedicato. Inoltre mi permetto di pubblicare la sua risposta sul mio blog: www.19marzo09.blogspot. com.

venerdì 5 giugno 2009

Varie (ed eventuali)

Qualche spunto dai giornali sfogliati oggi e da qualche pagina web.

Cominciamo dall'attualità. Il quotidiano spagnolo "Il Pais" ha pubblicato le foto del nostro Primo Ministro. Si quelle di Villa Certosa. Ai giornali italiani era stato vietato (?). Senza bisogno di prendere l'areo, le foto sono disponibili sul sito.

Nella notte c'è stato un attentanto stile anni '70. E' una definizione che non sopporto, ma il lancio di bottiglie incendiarie alla sede di CasaPound Bologna ricorda molto il rogo di Primavalle del 16 aprile '73, quando morirono i due fratelli Mattei. Fortunatamente stavolta nessuno ci ha rimesso la pelle.

Sempre oggi su "La Repubblica" ennessimo articolo che ci ricorda di andare a votare e di farlo per il PD. Stavolta è Aldo Schiavone che si rivolge "alla ragione dei giovani" per non bloccare quello "straordinario motore di innovazione e cambiamento" che sarebbe la sinistra in Italia.
Ora, se fossi un lettore di Repubblica (e non lo sono) sarei profondamente offeso. Nel giro di pochissimo giorni ho dovuto leggere tre articoli (e probabilmente me ne è sfuggito qualcuno) in cui mi si invita a votare PD. Con quale diritto, chiedo io? Pensa, il direttore di Repubblica, che non sappia fare le mie valutazioni, fare i conti con la mia storia personale, politica? Inoltre qui lancio una provocazione (piccolissima mi rendo conto): dato che Repubblica ha abbracciato così convintamente la candidatura del PD alle elezioni europee, se il PD fallirà, il direttore del giornale dovrebbe dimettersi, perchè la sua linea editoriale è fallita.

Lo strano quadrumviro. La notizia è vecchia, ma dato che i piccoli partiti non hanno molto spazio in tv, magari a qualcuno è sfuggito. "La Destra", il partito di Storace ha stretto alleanza per quest'elezioni Europee con "I Pensionati", l'"Mpa" e nientepopodimenochè l'"Alleanza di centro", il partito di Pionati. Un bel quadretto per colui che si è staccato dal Pdl per farsi portabandiera della destra vera.

Il candidato della Fiamma Tricolore per la Provincia di Rimini , Massimo Pazzaglini, ha espresso una "preghiera". Con questa non ha voluto esprimere uno stato d'animo intimista, anzi l'ha voluta pubblicare su youtube. Un'occhiata gliela darei, fossi in voi. E' qui sotto.

Il video è stato rimosso da You Tube.

giovedì 4 giugno 2009

Caro Michele Serra...

Oggi ho letto un editoriale di Michele Serra su Repubblica che secondo me merita qualche osservazione. Non l'ho trovato sul sito, quindi tenterò un rapido riassunto.

Serra denuncia il rischio di una forte astensione nelle prossime votazioni europee, soprattutto nell'area della sinistra. I motivi in parte sono gli stessi (lotte intestini, leader vecchi e sempre più narcisi, una componente clericale semopre più forte nel partito nel partito), ma in parte nuovi. La novità starebbe nel fatto che chi si appresta a non votare sono persone impegnate fino a poco fa, nel sociale o nel partito stesso, nel sindacato o nelle assemblee di quartiere. E' gente non tanto disgustata, continua Serra, quanto stremata: "scusate, ma non ce la faccio più". Serra sprona poi gli elettori ad andare a votare (inutile che vi dica per chi) elencando tre motivi principali: per porre un freno "al potere smisurato di Berlusconi", il voto è un diritto-dovere da rispettare sempre e comunque e perchè votare è un gesto "estetico e sentimentale".

Ho letto il pezzo in metro e appena arrivato davanti ad un pc ho mandato un'e mail a Serra dicendo che condividevo larga parte dell'articolo, ma secondo me carente in una parte. E gli ho rivolto la seguente domanda: "perchè votare per il PD?". Gli ho anche indicato l'indirizzo di questo blog, sia mai mi risponda proprio qui.

martedì 2 giugno 2009

Riappropriazione (indebita)

Il problema della sicurezza è lontano dall'essere risolto. Polizia e carabinieri fanno il loro dovere. Certo sono stati tagliati loro dei fondi, ma il governo ha integrato le loro forze con dei baldi giovani volenterosi di andare in giro di notte armati solo di senso civico e pettorina a presidiare le nostre strade (come quelli della "Guardia Nazionale Italiana"). Ma non c'è niente da fare. La vita non è un film dove i buoni alla fine vincono sempre. Nelle nostre città c'è ancora gente che va in giro a importunare le persone oneste, che pagano le tasse, che si fanno un mazzo così per permettersi orologi da 17mila euro e macchine da 200mila. Non è reato guadagnare e permettersi beni di lusso. Il reato è (o dovrebbe essere) il furto. Nel Nord Italia il problema è più sentito. Troppi immigrati, gente che vuole rubare il lavoro agli italiani. Si, rubare. Pure quello. Non si accontentano di orologi e macchine, ora vogliono anche i nostri lavori.
E così quello che è successo ieri a Milano è stato un vero moto di riappropriazione. Noi italiani ci siamo inventati il furto dell'orologio ai polsi di automobilisti fermi al semaforo ed è giusto che noi italiani continuiamo a farlo. Magari le tecniche cambiano, ma la sostanza no.
E se le vittime sono persone di colore è meglio. Impareranno che certe tradizioni si rispettano e non si estirpano.
E se nel medesimo giorno un ungherese tenta di rubare anche la macchina allo stesso tipo di colore?
It's globalization baby!
La storia dei furti a Muntari.