Su 19 marzo trovi

Pensieri e idee. Articoli di giornale e commenti. Vignette e foto dal mondo. Giornalismo e storie da raccontare. Prodotti trovati su internet e quelli fatti da me all'interno della scuola per la formazione al giornalismo.
Libri letti e da leggere.
Buoni propositi e cattive azioni.
Visualizzazione post con etichetta Festival internazionale del giornalismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Festival internazionale del giornalismo. Mostra tutti i post

lunedì 6 luglio 2009

A.A.A: Cercasi giovani giornalisti

Girando in libreria ho trovato un libro. "Ci metto la firma. La gavetta dei giornalisti famosi" di Mariano Sabatini. Classico libro in cui il titolo spiega benissimo il contenuto. L'autore ha ascoltato giornalisti noti come Ennio Remondino, Vittorio Zucconi, Aldo Cazzullo, Daniele Mastrogiacomo, solo per citarne alcuni, e intervistandoli secondo uno schema fiso per tutti, racconta i loro esordi. Ho letto appena 63 pagine, ma ho sentito subito il bisogno di mandare una mail all'autore (l'indirizzo è stato facilissimo da trovare, lo scrive lui stesso alla fine del libro) facendogli una proposta. Leggete il testo della mail:


"Ciao Mariano,
non ti do del lei solo perchè le volte che l'ho fatto con dei "colleghi" sono stato rimproverato di troppo formalismo. Sono Francesco Ciaraffo, ho ventitre anni e frequesto l' IFG (Istituto per la Formazione al Giornalismo) a Urbino e ho appena finito il mio primo stage alla Gazzetta. Insomma, voglio fare il giornalista e sto cercando di attrezzarmi per diventarlo. Girando in libreria ho trovato il tuo libro, mi ha incuriosito e l'ho comprato. Ho iniziato a leggerlo ieri, quindi sono arrivato solo a pagina 63. Diciamo quindi che è un pò prematuro dirti quello che penso. Comunque l'idea è originale e anche la forma di intervista che seguono tutte lo stesso canovaccio. Ed è interessante soprattutto per chi, come me, sta facendo i primi passi in questa professione e
spesso ha la sensazione di essere una goccia nel mare. Ti scrivo per dirti una sensazione che ho avuto leggendo le prime interviste. Quelle che scorrono tra le mani sono pagine che raccontano di grandi giornalisti che ce l'hanno fatta. Sono diventate grandi firme! Ma le loro testimonianze sono lontanissime dalle mie esperienze. Molti hanno superato i 50, moltissimi i 40, alcuni i 60 anni. Mancano insomma i 30enni (del resto siamo in Italia...). Non ti devo dire io quanto questa professione sia cambiata in pochissimi anni e nel libro mancano le testimonianze di chi, trentenne degli anni 2000, è riuscito ad entrare in una redazione con un un buon contratto e in modo più o meno stabile. Magari non sono ancora grandi firme, ma è a loro che guardo per sconfingerre quei momenti in cui i "colleghi" più grandi e più "affermati" mi consigliano di lasciar perdere (memorabile il consiglio che ha dato Riotta, allora direttore del Tg1, a me e agli altri ragazzi della scuola di fare il fisioterapista ).
E' a loro, a mio modesto parere, che bisogna chiedere "come si divennta giornalisti oggi".
Che ne pensi se ne cerchiamo qualcuno di questi ragazzi e ci facciamo raccontare la loro esperienza?"




Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

sabato 20 giugno 2009

Stranezze

I giornali sono in crisi. Internet, la scarsa propensione alla lettura, etc etc. Ma vi capita mai di entrare in autobus o in metro con un giornale in mano? Gli occhi dei vicini si poseranno sulle pagine del quotidiano per leggere il titolo, poi le frasi scritte con i caratteri più grandi. Il giornale attira sempre eppure, nonostante costi solo un euro, sempre meno persone lo comprano. Sinceramente non capisco.


Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

martedì 2 giugno 2009

Riappropriazione (indebita)

Il problema della sicurezza è lontano dall'essere risolto. Polizia e carabinieri fanno il loro dovere. Certo sono stati tagliati loro dei fondi, ma il governo ha integrato le loro forze con dei baldi giovani volenterosi di andare in giro di notte armati solo di senso civico e pettorina a presidiare le nostre strade (come quelli della "Guardia Nazionale Italiana"). Ma non c'è niente da fare. La vita non è un film dove i buoni alla fine vincono sempre. Nelle nostre città c'è ancora gente che va in giro a importunare le persone oneste, che pagano le tasse, che si fanno un mazzo così per permettersi orologi da 17mila euro e macchine da 200mila. Non è reato guadagnare e permettersi beni di lusso. Il reato è (o dovrebbe essere) il furto. Nel Nord Italia il problema è più sentito. Troppi immigrati, gente che vuole rubare il lavoro agli italiani. Si, rubare. Pure quello. Non si accontentano di orologi e macchine, ora vogliono anche i nostri lavori.
E così quello che è successo ieri a Milano è stato un vero moto di riappropriazione. Noi italiani ci siamo inventati il furto dell'orologio ai polsi di automobilisti fermi al semaforo ed è giusto che noi italiani continuiamo a farlo. Magari le tecniche cambiano, ma la sostanza no.
E se le vittime sono persone di colore è meglio. Impareranno che certe tradizioni si rispettano e non si estirpano.
E se nel medesimo giorno un ungherese tenta di rubare anche la macchina allo stesso tipo di colore?
It's globalization baby!
La storia dei furti a Muntari.

mercoledì 6 maggio 2009

Appunti di lettura

Purtoppo, o per fortuna, il tempio dello sport (come lo chiama qualcuno) non lascia molto tempo a disposizione.

Mi limito quindi a segnalare due o tre cose che reputo molto interessanti.

La prima: un articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere di oggi, 6 maggio, intitolato "E la sinistra abbandona gli operai" (purtoppo non l'ho trovato sul sito quindi non lo posso linkare). Il giornalista del Corriere commenta un articolo apparso su Liberazione di ieri sulla deriva destrorsa-padana degli operai. Il giornale comunista rimane sbigottito da questo mutamento sociale (già in atto da tempo in realtà. Sveglia, compagni!) arrivando a ripugnare la figura del Cipputi. Copiare non è mai bello, ma è inutile cercare qualcosa di meglio da dire del perfetto. Quindi copio. "Qualsiasi sommossa di schiavi, da Spartaco in poi, ha il potere di sedurmi malgrado il costo e la vanità dell'impresa. Rivoluzionario nella vita pubblica, sono tuttavia rimasto profondamente borghese nel privato, senza trovare un'armonia tra comportamenti intimi e ideali pubblici. Io non c'entro niente con il mondo di cui ho parlato per una vita. Un pò come molti intellettuali di sinistra". Firmato Luigi Pintor, fondatore de il manifesto.

La seconda: sempre sul succitato giornale (sull'altro principale quotidiano italiano non ne ho trovata traccia, chapeau!), pagina 20, ho letto che la vedova Pinelli è stata invitata dal presidente della Repubblica al Quirinale al "giorno del ricordo delle vittime del terrorismo e delle stragi".

La terza: l'Internazionale di questa settimana presenta un lungo articolo scritto da uno storico inglese sulla storia recente della sinistra italiana (19marzo09 lo deve ancora leggere e quindi si astiene da ogni commento).

giovedì 2 aprile 2009

Finestra sul giornalismo


E' cominciato ieri il "Festival Internazionale del Giornalismo" a Perugia. Dibattiti, incontri, grandi penne e tutto ciò che in queste occasioni non può mancare.

La crisi dell'editoria è sotto gli occhi di tutti. Calano gli introiti pubblicitari, internet divora spazi ai media tradizionali senza, però, offrire un modello economico alternativo, capace di garantire stipendi dignitosi ai redattori.

Negli Stati Uniti i quotidiani chiudono ad un ritmo sempre più veloce tanto che il New York Times ha creato giorni fa una mappa sul proprio sito internet dove ha segnalato la situazione dei giornali americani Stato per Stato. La mappa sarà sicuramente aggiornata a breve.

Lo stato di salute della stampa incide in modo decisivo sullo stato di salute della democrazia. Ne hanno parlato i professori Miguel Garrido e Sam Schulhofer Whol dell'università di Princeton. Ne riporta mirabilmente themannextdoor in uno dei suoi ultimi post.

Per questo parlare di stampa e giornalismo oggi assume un'importanza maggiore.

La Scuola di Giornalismo di Urbino ha spedito a Perugia una squadra di inviati che seguirà il Festival e ne darà conto attraverso uno speciale.