Su 19 marzo trovi

Pensieri e idee. Articoli di giornale e commenti. Vignette e foto dal mondo. Giornalismo e storie da raccontare. Prodotti trovati su internet e quelli fatti da me all'interno della scuola per la formazione al giornalismo.
Libri letti e da leggere.
Buoni propositi e cattive azioni.

venerdì 17 aprile 2009

Primo vagone


Con il post di oggi 19marzo inizia un racconto a puntate di cui anche lui conosce solo l'inizio. Non ci saranno scadenze da rispettare, filoni narrativi da seguire, protagonisti da costruire. Sarà tutto affidato al caso. E al caos.

Occhi aperti solo a metà. La sedia inclinata quel tanto che basta per appoggiare la testa allo stipite della porta. Il braccio oscilla come un pendolo, una chiave inglese nella mano che sta per mollare la presa. La caduta dell'arnese lo fa sobbalzare. Scrolla le spalle, scuote la testa e, con un unico movimento, si alza e raccoglie l'attrezzo.

lunedì 13 aprile 2009

Dove sono gli ultrà?


Dove sono gli ultrà? E' un vecchio coro che molti tifosi cantano alternando le parole con il battito di mani. Di solito viene urlato appena scesi dai pullman o dai treni che li hanno portati in trasferta. E' un richiamo guerresco che invita gli ultras della squadra avversaria a uscire allo scoperto incitandoli allo scontro.


Mi è venuto in mente leggendo il libro Ultras. Identità, politica e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri di Maurizio Stefanini di cui 19marzo09 si era già occupato in un precedente post.


Le sensazioni già espresse sono confermate. Il libro non aggiunge nulla di nuvo al dibattito intorno al fenomeno ultras. In più con una grande equivoco. Sotto l'enorme titolo scritto sulla copertina, Ultras appunto, seguono 183 pagine che con gli ultras hanno poco a che fare. Si parla molto di storia sociale del calcio in Italia e nel mondo, dall'antichità ai giorni nostri.


L'intento dell'autore è forse quello di trovare un filo rosso che unisca la rivolta di Nika ai fatti di Catania, la squalifica dello stadio di Pompei all'allontamento dalle competizioni europee delle squadre inglesi dopo i fatti dell'Heysel. Come a dire gli "ultras" ci sono sempre stati e ovunque si sia svolta una manifestazione sportiva di ogni genere.


L'idea di fondo potrebbe anche essere condivisibile e i fatti stanno lì a dimostrarlo: la sparatoria del 1905, la finale della Lega Nord tra Genoa e Bologna del 1925 giocata a porte chiuse per gli incidenti scoppiati tra i tifosi in un precedente incontro. Ma mettere in un unico calderone la torcida brasiliana e il caso della guerra nella ex Jugoslavia iniziata dagli spalti dello stadio, il conflitto tra Honduras e San Salvador scaturito anch'esso da una partita e i primi scontri tra tifosi in Italia agli albori del '900 sembra eccessivo. Oppure bisognava trovare un altro titolo al libro.


Il fenomeno ultras è circoscrivibile in un preciso spazio temporale e geografico: inizia alla fine degli anni '60 per durare fino ai giorni nostri e si sviluppa esclusivamente in Italia. Tutto il resto è altro.


Il pregio del libro è quello di narrare molti fatti (anche se qualsiasi persona appassionata del tema già conosce) e di farlo con gli occhi del cronista, senza mai lasciarsi andare in giudizi di condanna o di assoluzione. Chi non conosce molto il tema potrà leggere di tutti i morti di calcio in Italia e molte altre storie di calcio e violenza (ma non di ultras) da tutto il mondo.

giovedì 9 aprile 2009

Cronache da un terremoto del 6 aprile 2053



6 aprile 2053- La città è distrutta. La polvere che si alza dalle poche strutture ancora in piedi indica l'ultima scossa. Nella notte la terra ha tremato e ha seminato morte e distruzione. Fare una conta delle vittime al momento è impossibile. Cento, due cento, tre cento. I primi soccorritori arrivati già nella notte dicono che non ricordano di aver mai trovato una situazione del genere. Qui, è più facile contare le case rimaste su di quelle crollate.

7 aprile 2053- Le vittime sono 150. Per il momento. Sicuramente il numero è destinato a salire. I vigili del fuoco e i volontari della protezione civile scavano senza sosta nella speranza di trovare qualcuno ancora in vita. Ieri una donna è stata estratta viva dalle macerie. Gli applausi sono scoppiati liberatori quando la donna è riuscita ad alzare un braccio per rassicurare i presenti. Intanto le vittime sono salite a 189. Un intero nucleo familiare è stato ritrovato tra quel che rimane della loro villetta. Oggi arriverà in città il Capo.

8 aprile 2053- La gara di solidarietà è partita e attraversa tutta l'Italia. Raccolte di beni di prima necessità e di denaro, offerte di posti letto nelle proprie case. Dal Veneto un gruppo di falegnami in pensione sta partendo portando nei luoghi del sisastro il materiale per costruire una chiesetta. Intanto la conta delle vittime aumenta. Ieri è stato trovato un ragazzo. La mamma in lacrime racconta la sua storia: "Era appena tornato dall'Africa, faceva il volontario in Zimbabwe". Il Capo ha prolungato la sua visita nei luoghi del disastra: "Nessuo sarà lasciato solo", ha detto.

9 aprile 2053- La terra continua a tremare. Ieri una scossa del 5 grado della scala Richter ha fatto crollare quel che rimaneva della cupola del Duomo. Le macerie continuano a restituire i corpi degli abitanti della città ormai distrutta. Siamo a 256.
Ringraziamo i nostri lettori che in questi giorni ci stanno seguendo numerosissimi. Cinque milioni e 700 mila copie vendute l'altro ieri, otto milioni e 700 mila ieri. Anche il nostro allegato speciale è stato seguitissimo: 6,7 milioni di lettori. Cifre che superano ogni record precedente.

10 aprile 2053- Perchè le case sono crollate come cadono i biscotti nel latte dopo averli inzuppati troppo? E' questa la domanda che circola tra le tende allestite per gli sfollati. Risparmi di una vita per tirare su quella casa che non ha retto alle scosse che se avvenute in Giappone non avrebbero causato nemeno un morto, se non per infarto. La Magistratura indagherà. Intanto il Presidente ieri ha detto che "dobbiamo sentirci tutti colpevoli". Tutte le altre più alte cariche dello Stato si sono dette concordi.

11 aprile 2053- Hanno lavorato tutta la notte. Alla fine la gioia ha prevalso sulla fatica. I cani hanno cominciato ad abbaiare indicando ai soccoritori un punto preciso e lì si è cominciato a scavare. Dopo due ore di lavoro è emersa Lucia, tra gli applausi dei presenti. Ma accanto alle storie a lieto fine, ce ne sono altre col finale tragico. Marco non doveva essere in città. Aveva deciso all'ultimo momento di restare. E' rimasto seppellitto dalle travi del tetto della casa dove era ospitato da un amico. Le vittime sono 294. All'appello non manca più nessuno, quindi la conta è definitiva.

lunedì 6 aprile 2009

19 marzo al congresso del Pdl



Ecco il video di 19marzo a passeggio tra i delegati e gli invitato al congresso del Pdl. Al di qua della staccionata gialla e anche oltre.

Un ringraziamento per il montaggio a Francesco Paris e Davide Caporaletti, convinto che se il loro aiuto non fosse stato solo nella prima parte del montaggio, il lavoro sarebbe stato sicuramente maggiore.

Poi...di ritorno dal Festival di Giornalismo


Arrivo. luca.telese@ilgiornale.it "Si, mandi una mail le risponderò appena posso".
Poi...Michele Serra: "Quando c'è un delitto i media sono contenti, pare come gettare una bistecca nella gabbia del leone".
Riccardo Barenghi: "Vorrei far scrivere alla mia Jena qualcosa sulla destra ognitanto. Ci penso giorni interi, poi mi giro dall'altra parte e mi viene subito".
Ghigno.
Michele Serra: "Ogni tanto mi viene da pensare che per votare servirebbe un patentino". Sbigottimento.
Sbadiglio.
Poi...user: forimicon. Password: giornalismo2009
Poi...vanguard. Ovvero, punta di una lancia. Giornalisti supereroi (?) che stanno riscrivendo l'estetica di raccontare storie.
Poi...giù per corso Vannucci. Sala dei Notari.
Rosaria Capacchione.
Tutto esaurito.
"La sicurezza collettiva è più importante della sicurezza personale".
Applausi.

Il contorno è stato meglio del contenuto. Prevedibile.
Tanto pubblico. Impensabile.
Tanta curiosità di ascoltare. Magari cose più interessanti.

giovedì 2 aprile 2009

Finestra sul giornalismo


E' cominciato ieri il "Festival Internazionale del Giornalismo" a Perugia. Dibattiti, incontri, grandi penne e tutto ciò che in queste occasioni non può mancare.

La crisi dell'editoria è sotto gli occhi di tutti. Calano gli introiti pubblicitari, internet divora spazi ai media tradizionali senza, però, offrire un modello economico alternativo, capace di garantire stipendi dignitosi ai redattori.

Negli Stati Uniti i quotidiani chiudono ad un ritmo sempre più veloce tanto che il New York Times ha creato giorni fa una mappa sul proprio sito internet dove ha segnalato la situazione dei giornali americani Stato per Stato. La mappa sarà sicuramente aggiornata a breve.

Lo stato di salute della stampa incide in modo decisivo sullo stato di salute della democrazia. Ne hanno parlato i professori Miguel Garrido e Sam Schulhofer Whol dell'università di Princeton. Ne riporta mirabilmente themannextdoor in uno dei suoi ultimi post.

Per questo parlare di stampa e giornalismo oggi assume un'importanza maggiore.

La Scuola di Giornalismo di Urbino ha spedito a Perugia una squadra di inviati che seguirà il Festival e ne darà conto attraverso uno speciale.

mercoledì 1 aprile 2009

Popolo (della libertà)


Caos.
E' la sensazione che più rimane impressa della giornata domenicale alla Nuova Fiera di Roma.
Al congresso del Pdl c'erano 6.000 delegati, 3.000 giornalisti accreditati, migliaia di ospiti.
Le migliori penne del giornalismo italiano hanno scritto di ciò che è accaduto sul palco. Altri, non meno importanti, hanno scritto articoli di colore, come vengono chiamati, sulle impressioni della platea.

Io ero tra le prime file. Degli invitati. Cinquanta, forse settanta metri dal palco. In quello spazio che divide un delegato da un invitato, dove i primi passano i badge all'amico sprovvisto nelle pagine di un giornale. Tra assessori di Vattelappesca e consiglieri comunali di Chennesòio in posa per i manifesti delle prossime elezioni amministrative con il mega palco come sfondo. Dove transenne gialle indicano la distanza tra l'io posso e tu no. E allora scattano le paroline sussurrate nell'orecchio del ragazzone che sorveglia l'ingresso: lei non sa chi sono io. Le parole urlate nel cellulare “Si lo so che sei in prima fila. Dai aspettami, arrivo, se solo mi facessero passare...”
Ministro? Vice ministro? Come minimo sottosegretario. Che importa. La prima fila è quella che conta. E non quella degli invitati.

“Si vota per....chi è favorevole? Chi è contrario?Chi si astiene?” Bedge che si alzano e si abbassano. “Si vota per....chi è favorevole? Chi è contrario?Chi si astiene?” Bedge che si alzano e si abbassano. In realtà quasi tutti lo alzano quando c'è da essere favorevoli. Del resto questi sono rituali stanchi di una liturgia ormai morta. E' uno “spettacolo” di cui i presenti sono parte integrante. Magari fino alla staccionata gialla.

Al di qua. “No, se lei si mette davanti io non vedo niente”. “Io sono partithho alle sei di stamane, ci si sveglia prima se si 'ole trova posto a ssedere!” “Uè Gaetà, porta a sedia ccà cà verimm megl”. Al di qua molti posti non sono a sedere, ma pur di esserci ci si sveglia alle sei di mattina, si parcheggia a quasi un chilometro dall'ingresso, si supera il parcheggio delle auto blu, si fanno
venti minuti di fila e “Uè Gaetà, porta a sedia ccà ca' verimm megl”.

Da qui giù sembra un puntino. Certo quando agita le braccia lo si nota di più. Quando mostra la pergamena pare farsi più grosso. É lui. Anzi Lui. Per alcuni il Presidente. “Oggi parla un'ora e mezza filata”.

Si vota ancora . Anche se in realtà il candidato è uno. Meglio, Unico. “Chi è favorevole?” Prima centinaia, poi migliaia di cartoncini gialli si alzano. Poi “...ricordo che il Presidente può essere eletto anche per acclamazione”. Ovazione.

“Si giusto”. “Ha ragione”. “Bravo”. L'inglese obbligatorio. I writers che imbrattano i muri delle nostre città. Più poteri al premier. La lucida follia. Anche al di qua della staccionata gialla arrivano. E al di qua della linea gialla “Si giusto”, “Ha ragione”, “Bravo”.

Poi “Fratelli d'Italia, l'Italia s'è desta, dell'elmo di Scipio, s'è cinta la testa....”. Poi “Na na na na na na na..” Dagli altoparlanti parte la musica. Le parole ce le mettono quelli al di qua della staccionata gialla. “Meno male che Silvio c'èèèèèè”.

Il circo chiude. Sono quasi le 2. I tg hanno avuto ciò che volevano.

E' nato il Popolo della Libertà. Che poi a guardarlo bene, al di qua della staccionata gialla, sembra proprio un popolo normale.

Ps a breve il video "Il Popolo" (della Libertà)