Su 19 marzo trovi

Pensieri e idee. Articoli di giornale e commenti. Vignette e foto dal mondo. Giornalismo e storie da raccontare. Prodotti trovati su internet e quelli fatti da me all'interno della scuola per la formazione al giornalismo.
Libri letti e da leggere.
Buoni propositi e cattive azioni.

martedì 30 giugno 2009

Ho una (non) notizia

Ho una bella (non) notizia.
No, ho sbagliato. Gli aggettivi, soprattutto quelli che denotano un giudizio di merito, dovrebbero essere dei corpi estranei ad ogni buon giornalista. Magari qualcuno potrebbe trovare la (non) notizia negativa. Quindi ricominciamo.

Ho una (non) notizia. A 17 giorni dalla loro presentazione ufficiale, non ne ho visto nemmeno uno. Eppure vivo a Milano, esco molte sere la settimana, mi muovo con la metro e gli autubus anche a tarda sera, abito in una zona periferica, a volte rientro a casa a notte inoltrata.

Eppure di membri della "Guardia Nazionale Italiana", le cosiddette "ronde nere", nemmeno l'ombra.



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giovedì 25 giugno 2009

Doppia morale (su B.)


Oggi "Il Giornale" pubblica una vecchia intervista del direttore di "La Repubblica", Ezio Mauro, all'Avv. Agnelli ai tempi del Sexgate Clinton-Lewisky. L'ho trovata on line e la linko.

http://www.repubblica.it/online/fatti/clintrapp/agnelli/agnelli.html?ref=search

Come è consuetudine di questo blog, non si vuole convincere nessuno, al contrario magari iniziare un dibattito tra idee contrapposte.

La situazione di Clinton e della Lewinsky è molto diversa dal sexygate nostrano di questi giorni (da noi si indaga per presunti reati penali, lì mi sembra di no), così come non sono uguali il contesto socio-culturale e politico statunitense e italiano. Le parole che sta per scrivere 19marzo09 partono da questa situazione, ma possono essere allargate a tante altre.

"Non le sembra assurdo che l'America distrugga la sua leadership per uno scandalo sessuale, in un momento di forte consenso per il Presidente, con l'economia che va bene?", chiedeva in tono retorico Ezio Mauro al l'Avvocato. "Il Giornale", avversario editoriale di "Repubblica" (e anche, e forse soprattutto "politico") sottolinea la "doppia morale" del giornale del Gruppo Espresso, oggi protagonista della campagna contro il premier.

Ripeto le situazioni sono diverse, ma una "doppia morale" anche 19marzo09 la nota. "Repubblica" era libertina e si scopre bacchettona, era assulotoria mentre oggi è inquisitoria, chiedeva agli intervistati "E' qualcosa che serve ad emozionare la gente più che a informare i cittadini?" ora si scandalizza dei silenzi del Tg1.

Quello della "doppia morale" è un costume caratteristico dell'Italia, dei due schieramenti politici, della società e anche dei mezzi di informazione. Garantisti se si è indagati, giustizialisti se sul banco degli imputati ci sono gli avversari; libertini se si è baccati con le braghe calate, bigotti se è l'altro ad essere beccato con le mani in pasta; proporzionalisti o maggioritari a seconda delle convenienze. Si può dire che 19marzo09 è giovane e idealista, ancora non sa che la vita può mettere di fronte a situazioni in cui si deve essere scaltri, opportunisti, calcolatori. 19marzo09 risponde che è il contrario. E' disilluso e molto pragmatico. Avere una posizione chiara e possibilmente coerente nel tempo aiuta a non prestare il fianco agli avversari.

PS: La morale è semplicemente l'atteggiamento che assumiamo con le persone che non ci piacciono", O. Wilde.




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mercoledì 24 giugno 2009

Immaginiamo...


Non credo che l'onda che sta investendo il Cav. lo spazzi via dalla scena pubblica nè tantomeno quella politica. Ma fantasticare è ancora gratis. Approfittiamone e immaginiamo per un attimo una fine nefasta di B.


Credo che una volta sparito B, siano destinati all'oblio molti protagosti dell'attuale scena pubblica. E non mi riferisco ai suoi portaborse, portavoce, portabandiera, ma ai suoi principali oppositori.
Le considerazione di 19marzo09 partono da un articolo di Silvia Ballestra su L'Unità di lunedì, ripreso poi da Stefano di Michele de Il Foglio. Scrive la Balestra: "Non sono sicura di volere vedere deragliare il trenino di Silvio fatto di trombette e botti e cotillons. Non adesso, almeno, non ancora. Ci ho preso gusto e non credo di essere pronta a rinunciare al miscuglio di sentimenti che provo…”. Sarcasmo, certo, ma non solo: "Lo diremo per scherzo, ma lo diremo presto".

B. è stato il principale protagonista del teatrino della politica italiana negli ultimi 15 anni. Con lui se ne andrebbero uno stuolo di comparse, truccatori, manovali e tutto il vasto esercito delle maestranze. Ma segnerebbe la fine del motivo di esistenza politica anche per molti altri.

A che serve una vedetta lungo il confine di un Paese neutrale in tempo di pace?







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lunedì 22 giugno 2009

Vantaggi

Il referendum che chiedeva agli italiani di cambiare l'attuale legge elettorale non ha raggiunto il quorum. Il sistema, a meno che il Parlamento decida di intervenire, non cambierà. 19marzo09 era personalmente contro ciò che proponeva il referendum, così come lo erano gli italiani. che non l'hanno dimostrato non andando a votare, ma scegliendo la Lega e l'Italia dei Valori alle amministrative e alle Europee. Storicamente l'Italia non è un Paese bipartitico, ma al massimo bipolare.

19 marzo09 crede, però, che il punto importante sia un altro. Le forze politiche contrarie a un quesito referendario non fanno più la loro campagna elettorale per far si che i propri elettori votino "No", ma puntano all'astensionismo. Così facendo partono con un buon 20% di vantaggio, che sarebbe la percentuale di votanti che abitualmente non si reca alle urne. Troppo facile. Ce lo vedete un centometrista che perde una gara partendo con 20 metri di vantaggio?
Si potrebbe obiettare: se vota solo il 30-40% degli aventi diritto, non si può abrogare una legge.
Rispondo: e perchè premiare la non-partecipazione, rispetto alla partecipazione? E' dal '95 che un referendum che lo richiede non raggiunge il quorum (si trattava di 12 quesiti presentati dai radicali).

19marzo0'9 pensa sia ora di cambiare il meccanismo.

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sabato 20 giugno 2009

Stranezze

I giornali sono in crisi. Internet, la scarsa propensione alla lettura, etc etc. Ma vi capita mai di entrare in autobus o in metro con un giornale in mano? Gli occhi dei vicini si poseranno sulle pagine del quotidiano per leggere il titolo, poi le frasi scritte con i caratteri più grandi. Il giornale attira sempre eppure, nonostante costi solo un euro, sempre meno persone lo comprano. Sinceramente non capisco.


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martedì 16 giugno 2009

Per una nuova "La Repubblica"

"La Repubblica" partito politico o no. Non è questo il problema. Il post precedente aveva solo la funzione di dimostrare che la formula giornale-partito non è un'invenzione, ma è stata un'idea ben presente al suo fondatore e all'attuale direttore.

Ma andiamo in ordine, 19marzo09, a differenza di Repubblica, è nato per informare sui quei piccoli fatti che non trovano spazio nei grandi media, per sollevare temi di dibattito e a volte per proporre idee personali, senza cercare mai di pretendere di "contribuire alla formazione d’un modo di sentire, di comportarsi; [...] educare civilmente e culturalmente i suoi lettori, orientarne le scelte", come scrive Scalfari.

Ogni giornale è libero di adottare la linea editoriale che crede più giusta, sostenerla tenacemente, portarla avanti ad oltranza.

Il punto vero è che ormai da troppio tempo "la Repubblica" è un giornale totalmente appiattito sulle solite posizioni, accecata da un anti-berlusconismo anacronistico, appoggiato negli ultimi anni ad un partito forse mai nato.

La richiesta delle dimissioni del direttore, Ezio Mauro, è solo una provocazione. Il punto vero è che "la Repubblica" avrebbe bisogno, modestissimo parere, di un rinnovamento profondo, una spinta nuova, un cambiamento di mentalità.

Da qui parte anche l'apertura di un gruppo su Facebook, "Per una nuova Repubblica", al quale spero aderisacano in molti. Scopo sarà quello di misurare il "dissenso" nei confronti di questo giornale che un tempo era arrivato a superare nelle vendite il "Corriere", conoscere le opinioni dei lettori, discutere con gli appassionati di giornalismo. Questo è il link http://www.facebook.com/home.php?ref=home#/group.php?gid=95034226177
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sabato 13 giugno 2009

Prima "Repubblica"

E' un pò di giorni che mi frulla in testa. Ne sono convinto, ma a tutti coloro che ne parlo sembra un'idea fuori di testa. "Repubblica" è un partito politico. Certo, molte delle definizioni date dai politilogi mi smentiscono immediatamente. Se seguissimo la definizione di Sartori ("un partito è un qualsiasi gruppo politico identificato da un'etichetta ufficiale che si presenta alle elezioni ed è capace di collocare attraverso le elezioni candidati alle cariche pubbliche"), per esempio, si potrebbe dire che mai su nessuna scheda elettorale è apparso il logo di Repubblica. Senza voler convincere nessuno riporto qui qualche frase presa dal libro-speciale che ha fatto proprio Repubblica due anni fa in occasione del suo 30° anniversario.

"Mi si chiederà quale fosse e quale sia questo progetto del quale tanto si è parlato e tanto ancora si parla al punto di far dire a molti nostri sostenitori a anche a molti nostri critici che Repubblica è un partito. O meglio un giornale-partito. O se volete, un partito sotto forma di giornale.
Ebbene, in un certo senso è vero proprio perchè siamo nati all’insegna di quel famoso progetto condiviso. Che però, nel caso d’un giornale non è e non può essere, come accade per un partito, la conquista del potere. Un grande giornale può avere influenza sull’opinione pubblica. Può contribuire alla formazione d’un modo di sentire, di comportarsi; può educare civilmente e culturalmente i suoi lettori, orientarne le scelte. Subirne a sua volta lo stimolo ed esprimerne le volontà".


"Veniamo al dunque: noi volevamo e vogliamo tuttora contribuire alla formazione di un Paese attento e partecipe di valori come l’innovazione, l’efficienza, la moralità pubblica, la solidarietà civile e sociale, l’eguaglianza dei punti di partenza, lo stato di diritto, la laicità, la costruzione dell’Europa, il mercato e le regole che lo disciplinano. Il tutto animato dallo spirito di libertà. E’ chiaro che si tratta d’un progetto culturale, etico-politico. "
Eugenio Scalfari

"Il nostro quotidiano è nato per informare e per orientare i lettori-cittadini, perchè così ha voluto il genio giornalistico Eugenio Scalfari: orientare semplicemente fornendo tutti gli elementi della conoscenza e dell’intelligenza dei fatti, con l’esercizio in più del dovere di prendere posizione, spiegando ogni volta qual è l’opinione del giornale".

"Quando qualcuno in questi trent’anni ha ripetuto la formula vecchia e intellettualmente pigra del giornale-partito, ho sempre risposto che in realtà Repubblica è molto di meno e qualcosa di più, dunque è totalmente un’altra. Di meno perchè è un giornale che ha al primo posto il dovere di informare, e non pensa a interferire con l’autonomia della politica, cui spetta in una società democratica stare a capotavola, tenere il mazzo, distribuire le carte, disciplinando lo scontro e il confronto tra gli interessi legittimamente in campo con l’interesse generale. Di più, perchè il giornale ha la possibilità di prendere posizione quotidianamente su tutte le vicende degne di essere analizzate, e può farlo in modo trasparente e libero, senza rispondere a verità precostituite, appesantimenti ideologici, linee politiche".

"C’è un sentimento di appartenenza fortissimo e probabilmente unico, tra questo giornale e il suo pubblico, con una partecipazione molto alta in ogni momento cruciale della vita nazionale, in ogni momento topico della vita del giornale. Il risultato è una capacità di influenza reciproca in uno scambio continuo e alla pari, che alla fine è una testimonianza di identità e persino di rappresentanza, nel senso generoso, gratuito e appassionato in cui questa funzione di rappresentanza può essere svolta da un giornale".
Ezio Mauro

Infine per agginungere un altro elemento, riporto qui ciò che scrive Paolo Murialdi l'autore di "Storia del giornalismo italiano", il libro in cui nelle Università italiane si studia la materia:

"La nascita de “Il Giornale “ di Montanelli e de "La Repubblica" di Scalfari, al di là delle contrapposte articolazioni politiche va vista in questo contesto. Queste due testate segnano l’accrescimento della funzione di intervento politico e di orientamento che ha sempre caratterizzato i quotidiani di informazione."