Su 19 marzo trovi

Pensieri e idee. Articoli di giornale e commenti. Vignette e foto dal mondo. Giornalismo e storie da raccontare. Prodotti trovati su internet e quelli fatti da me all'interno della scuola per la formazione al giornalismo.
Libri letti e da leggere.
Buoni propositi e cattive azioni.

martedì 22 dicembre 2009

Stop!...No,grazie.


20 dicembre, Italia. Nevica. Di per sè non è una notizia. Lo sarebbe se fosse il 20 agosto.

21 dicembre, giornali italiani. "La Neve paralizza il nord...un momento della drammatica giornata con la città sotto la neve...Milano in ginocchio sotto la neve...odissea dei viaggiatori...la grande paralisi dell'Eurotunnel". E questa è "La Repubblica".

"Il nord Italia si ferma per neve...pendolari in trappola..trasporti nel caos". Sono i toni appena più sobri del "Corriere".

I giornali sono così. Urlano quando non ce n'è motivo e spesso restano in silenzio quando bisognerebbe urlare. Ma ai giornali che parlano del caldo estivo d'estate e del freddo invernale d'inverno siamo ormai abituati.

Credo che dal caos milanese di questi giorni si possa trarre una piccola lezione. Le nevicate erano state previste tanto che il vice sindaco milanese, De Corato, aveva invitato i cittadini a non prendere la macchina in questi giorni. La foto sopra, presa dal sito del Corriere, parla chiaro: nessuno, o in pochi, lo hanno ascoltato.

E' vero che un amministratore dovrebbe adoperarsi perchè, nonostante la neve, le strade siano agibili, i marciapiedi puliti, i mezzi pubblici funzionanti. Ma se nevica, nevica. Lasciare a casa l'auto per un giorno non avrebbe ucciso nessuno.

La verità è che non siamo più capaci di fermarci. Nessuno di quei milanesi intrappolati nelle auto bloccate ha avuto il coraggio di alzare la cornetta del telefono e dire "...mi dispiace, oggi non vengo a lavoro" (così come non lo avrebbe avuto chi scrive e chi legge questo post). Ci sentiamo tutti indispensabili, rotella di un meccanismo che senza di noi andrebbe in blocco. L'azienda, l'ufficio, il giornale, l'officina, il negozio, etc etc, non avrebbero funzionato senza di noi (dell'elenco non fanno parte gli ospedali, e non è un caso).

E così anche il ministro La Russa ci ripensi. Eviti a giovani soldati lo sforzo di andare a spalare la neve dalle strade del capoluogo milanese (che il bacino di voti più grande del ministro della Difesa...). Tra pochi giorni è Natale e la città imbiancata è la cornice perfetta ai nostri pranzi e cene con amici e parenti. In quei momenti a nessuno daranno fastidio i marciapiedi ghiacciati e le strade impraticabili. Saremo tutti fermi. Forse.


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giovedì 17 dicembre 2009

Votami..nel 2013!


Dopo la violenza al premier Silvio Berlusconi si sono moltiplicati gli appelli ad abbassare i toni. Sono anni che la politica italiana non perde occasione per esprimersi in modo esagerato, a volte addirittura in modo volgare.

Non è intenzione di 19marzo09, come al solito, attribuire responsabilità all'uno o all'altro schieramento, a questo o a quel politico. Lo scopo del post è quello di segnalare un piccolo caso che testimonia bene la divisione della società italiana prodotta da un'incomunicabilità che dal sistema politico si è trasferito alla società civile.

Come detto, quello che qui si racconta è un piccolo caso, non paragonabile all'intervento del capogruppo del Pdl alla Camera o di un editoriale di Marco Travaglio

Qui si parla di un consigliere comunale di Roma, Patrizio Bianconi che aveva già dimostrato di interpretare nel migliore dei modi l'essere esponente di un partito: rappresentare gli interessi di una parte (partito appunto) giudicandoli prioritari rispetto a quelli di altre fazioni e addirittura superiori per importanza nei confronti di quelli dell'intera collettività.

Già il settembre scorso aveva risposto alla mail di un cittadino che chiedeva quale fosse il modo per ottenere lo spostamento di alcuni cassonetti (si badi bene, non chiedeva un intervento arbitrario per spostarli, cioè una raccomandazione). La risposta era stata secca: "Lei non mi ha votato. Perchè ora si rivolge a me?"

La lettera che il consigliere Bianconi sta inviando in questi giorni agli indirizzi presenti nella sua agenda parla chiaro. "Io mi faccio il mazzo per comunicare le nostre iniziative, ma non lo faccio per puro impegno civile. Lo faccio perchè voi mi votiate e se non avete intenzione di farlo ditemelo così risparmio tempo, fatica e denaro e non vi invio più queste comunicazioni".

E' giusto non fare troppo i disfattisti e magari il consigliere Bianconi lo fa per spirito ambientalista e giustamente vuole risparmiare carta. Certo iniziare una campagna elettorale ben tre anni prima delle votazioni chissà quanta ne farà sprecare, di carta.

Intanto facciamo gli auguri a Bianconi per la corsa al Comune di Roma nel 2013!

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venerdì 11 dicembre 2009

Quando l'ha detto?

Oggi si rigioca. Dopo il "Chi l'ha detto?", è l'ora del "Quando l'ha detto?".

L'autore lo dico io. E' Gianfranco Fini, attuale presidente della Camera, co-fondatore del Pdl, ex leader di Alleanza Nazionale e prima ancora segretario del Movimento Sociale Italiano.

Sono molti mesi che Fini è entrato in contrapposizione con il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nonchè l'altro fondatore del Pdl.

Riassumere le varie diatribe che si sono susseguite tra i due è impresa ardua. I temi di scontro sono le politiche sull'immigrazione, sulla bioetica, il ruolo del Parlamento e delle istituzioni in genere. Una diversa interpretazione della politica insomma. Fini si è dimostrato il nemico più acceso della politica del governo, più di qualsiasi altra opposizione. Tanto che un ministro, Claudio Scajola, ha definito la sua linea "esterna al Pdl". I detrattori di Fini gli danno del traditore. Anche i suoi compagni di partito non seguono più il "capo". E già anni fa una costola di An non lo seguì nel Pdl perchè convinti che l'operazione tradiva i valori tradizionali della destra.

Allora giochiamo? Quando l'ha detto?

"È giusto chiedere alla destra italiana di affermare senza reticenza che l'antifascismo fu un momento storicamente essenziale per il ritorno dei valori democratici che il fascismo aveva conculcato".

"La destra politica non è figlia del fascismo. I valori della destra preesistono al fascismo, lo hanno attraversato e ad esso sono sopravvissuti".


Un mese fa? Un anno fa?
La risposta datela voi. La soluzione ve la do nel prossimo post.


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venerdì 4 dicembre 2009

Chi lo ha detto?

Oggi si gioca.

Gli schieramenti politici sono sempre più privi d'identità. Il linguaggio politico è molto lontano da quello di 20 o 30 anni fa che era ingessato, burocratico, molto spesso autoreferenziale. Oggi è meno politichese, come si dice spesso. Un linguaggio più diretto, più comprensibile, chiaro anche alla "casalinga di Voghera". Stronzi, farabutti, coglioni sono termini che abbiamo ascoltato da presidenti della Camera, del Consiglio, semplici parlamentari.


Ma qual'è l'altra faccia della medaglia? I politici di 20 anni esprimevano concetti che la "base", gli elettori, capivano subito. Parole e concetti chiave che venivano immediatamente attribuiti a una precisa parte politica. Oggi è ancora possibile?
Mi direte, è la politica ad essere cambiata, non i politici. Oggi tutto è liquido (come insegna Bauman). Tutto è poco identificabile e molto interscambiabile.
Allora giochiamo. Chi lo ha detto?

A) "Ho chiesto alle principali televisioni e radio italiane di scegliere, per il tradizionale brindisi dell'ultimo dell'anno, le bollicine dei nostri spumanti. Sara' un modo per festeggiare insieme non solo il nuovo anno, ma anche uno dei prodotti simbolo dei nostri territori e, con esso, l'agricoltura italiana tutta
".

B) "
Quando si parla di 'Annozero' mi stupisco di chi si stupisce. Il format di 'Annozero' - piaccia o non piaccia - e' noto a tutti. Si tratta di uno straordinario ed efficace esempio di giornalismo militante. Del resto, il giornalismo d'inchiesta e il giornalismo militante fanno parte, oggi, del servizio pubblico radiotelevisivo. Non a caso, il pluralismo nella Rai e' ormai una semplice sommatoria di faziosità".

C)"Il Partito Democratico e' ancora oggi inspiegabilmente diviso al suo interno sull'atteggiamento da tenere nei confronti della manifestazione del No B-day. E' una linea confusa e negativa che non fa bene ne' al partito ne' contribuisce a creare le condizioni di una opposizione che si mostri credibile alternativa. Si ripropone l'atteggiamento caro al vecchio Pci della protesta fine a se stessa sul modello del partito di 'lotta e di governo".

D)In riferifemto alla manifestazione di domani, No B-Day, ha detto:"
Più gente va, meglio è. E certe esitazioni mi paiono davvero incomprensibili".

A) ɐɹnʇ1oɔıɹbɐ,11ǝp "ɐʇsıɥbǝ1" oɹʇsıuıɯ 'ɐıɐz ɐɔn1
B) ıɐɹ ɐzuɐ1ıbıʌ ǝuoıssıɯɯoɔ pd ǝʇuǝpısǝɹdǝɔıʌ 'o1ɹǝɯ oıbɹoıb
C) pd oʇɐʇndǝp 'ıʇʇǝsn1 ozuǝɹ
D) ıuoɹʇ1ǝʌ ɹǝʇ1ɐʍ E quest'ultima cosa torno a scrivere normalmente. Veltroni è quello che per non nominare Berlusconi coniò la formula il "
principale esponente allo schieramento a me avverso". Non si sa se Veltroni ha fatto la dichiarazione dall'Africa.

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lunedì 30 novembre 2009

Il Paese è perfetto. Per questo si parla d'altro.

Diciamo che possiamo permettercelo. Siamo un Paese che non soffre una crisi economica come il resto del mondo, non abbiamo problemi di legalità nelle istituzioni e nella società. I provini del Grande Fratello raccontano di decine e decine di giovani con un alto grado scolarizzazione e in grado di rispondere a difficilissime domande di cultura generale. Il Pil cresce, la criminalità non esiste, le istituzioni rappresentano fedelmente l'immagine di un Paese che funziona. Insomma citando un personaggio comico interpretato da Antonio Albanese, "va tutto bene".

Allora possiamo permetterci di affrontare temi di importanza secondaria che, nella situazione ottimale in cui viviamo, diventano primari. E' un pò come se invece dell'organizzazione e amministrazione di una nazione stessimo parlando di una trasmissione televisiva. Dopo l'organizzazione, la preparazione, le prove della messa in onda e la verifica che tutto funziona, ci si dedica all'ottimizzazione. E noi italiani ci dedichiamo quotidianamente all'ottimizzazione.

Settimane e settimane, se non mesi, a parlare di ronde. A parlare di vagoni della metro da destinare esclusivamente ai nativi di Milano. A parlare di crocefissi nella scuola. A parlare di come tagliare la coda al cane. Se accettare o meno in concorso a Sanremo le canzoni in dialetto.
Ci aspettano vibranti settimane di discussioni sul tema. Prese di posizioni autorevoli, seguitissimi dibattiti chiarificatori, trasmissioni televisive con ospiti preparatissimi di storia eraldica.

Per fortuna gli italiani pensano ad altro. "Le sorprese del Paese reale", è un titolo di un editoriale di Ernesto Galli della Loggia in cui scrive: "La verità di Paese politicamente nevrotizzato, dove la politica è sempre più spesso impegnata a discutere con ferocia sul nulla, un Paese che il discorso pubblico dipinge troppo spesso quale esso in realtà è ben lungi dall' essere".

Per quanto mi riguarda "Sono fin troppo consapevole del fatto che si vive in un'epoca in cui solo gli ottusi sono presi sul serio e io vivo nel terrore di non essere frainteso".
La citazione è di Oscar Wilde.


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mercoledì 11 novembre 2009

L'economia tra un gelato e una partita ai videogiochi

In un bar del posto dove mi trovo è spuntanto un flipper. 50 centesimi e ho fatto una partita. Il mio non è stato un gesto nostalgico dei mitici Anni '80 e di Fonzie. Essendo nato nel 1985 ho vissuto quel decennio solo per metà. E non posso averne nostalgia. Anche perchè già agli inizi degli Anni '90 le sale giochi erano pieni di videogames più avanzati e il declino del flipper cominciava a vedersi. Si giocava a Street Fighters, Ghouls and Ghosts, Pang, Super Mario Land in grossi parallelepipedi con un grande schermo che mandava colori pochi definiti e figure semplici e poco elaborate. Si muovevano i persoanaggi attraverso la manovella del joystic, sottile e nera, e si facevano muovere con tasti colorati. Non sono un matusalemme, ma quando avevo sui sette anni la Play Station era ancora lontana a venire. Circolavano i primi Game Boy, ma erano un lusso per pochi. E io sono cresciuto in questo mondo.

Un mondo semplice, di giochi e videogiochi che mi hanno fatto pensare all'inflanzione. Spiego.

Ricordo che una partita costava 200 lire. Quando si andava al bancone a cambiare mille lire si ricevevano cinque monete color giallo oro. Una quantità che quasi non entrava nella mani dei piccoli avventori a cui sembrava di avere un piccolo tesoro. Se si voleva fare una partita oltre il numero massimo consentito dai genitori bastava risparmiare un pò sul gelato e si tirava fuori la partita in più. Spesso per il gelato si ricevevano mille lire. Tra il 1988 e il 1990 sui cartelloni dei gelati fuori dai bar c'era ancora la scritta Eldorado (presto scoparirà perchè la Algida la incomporerà) e le novità erano il Blob, il Twister e il Calippo Fizz, quello che pizzicava. Costavano rispettivamente 700, 800 e 600 (?) lire. Risparmiare era facile e la partita costava poco.



Poi i costruttori di videogiochi hanno inventato una stratagemma: 500 lire per 2 partite. Si giocava la prima partita e se si perdeva ce n'era subito un'altra. Ora con mille lire si ricevevano in cambio solo due monete. Che nel videogioco rimanesse "in sospeso" un credito, inoltre, era fonte di problemi. Se fossi un cinquantenne che rimpiange la propria giovinezza questo sarebbe il momento per uscirsene con la frase "eh, non ci sono più i videogiochi di una volta!". Ma una riflessione mi viene. Il concetto dell'intrattimento di quegli anni e quello di oggi rimane lo stesso. A quei tempi però si doveva uscire di casa per giocare e non chiudercisi dentro, bisognava aspettare il proprio turno e non si aveva il monopolio del gioco. Si imparava a conoscere la vita stando in mezzo agli altri. Il credito "in sospeso", dicevo. Se si spingeva un bottone nella parte centrale del videogioco, un altro giocatore poteva entrare e usufruire del credito. Il gesto poteva essere concordato, ma spesso succedeva che qualcuno "rubasse" la partita scusandosi poi dicendo che aveva intruppato il bottone e non l'aveva fatto apposta.

Fare parite di "straforo" inoltre era diventato più difficile. Il budget era sempre mille lire, ma i prezzi dei gelati non erano rimasti fermi. Nel 1996 la novità era il Solero: prezzo 1.500 lire. L'unico modo per risparmiare era quello di comprare il Freddolone, il classico ghiacciolo, che costava 500 lire. E con il resto si giocava. La partita costava ancora 500 lire, ma non era solo una e non più due.

Nel 2002 è arrivato l'euro e nel 2003 la serie dei 7 peccati capitali della Magnum, i gelati a tiratura limitata. I videogiochi erano diventati più complessi. Al posto del joystic c'erano pistole, fucili, volanti. La grafica è molto più accattivante e i nuovi strumenti rendono il gioco più realistico. Ora una partita costa un euro. Rispetto alle 200 lire significa un aumento del 400%. Anche i gelati Algida, mediamente, costano più di un euro.

Cosa ci racconta questa storia, iniziata da una partita a flipper?
Anni fa i nostri genitori ci davano mille lire per i nostri svaghi. Una cifra più che sufficiente. In più, se si voleva fare qualche partita di straforo c'era la possibilità di risparmiare su altri beni di consumo per bambini e la partita saltava fuori. Anni dopo la cifra che ci veniva consegnata per giocare era sempre la stessa, ma il suo valore dimezzato. E la possibilità di risparmiare si era ridotta al lumicino. Oggi, a distanza di poco più di 10 anni, abbiamo sempre bisogno di genitori che ci passano i soldi e, allo stesso tempo, la capacità della famiglia di finanziarci è notevolmente calata. E il prezzo dei videogiochi, al contrario, aumentata. Così, ci indebitiamo per continuare a fare quello che facavamo anni fa.

Ora sostituite ai videogiochi e a ai gelati altri beni di consumo. Trovate differenze?
E io faccio un'altra partita a flipper a 50 centesimi. E' pure conveniente.

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giovedì 5 novembre 2009

Fede tradizionale

"Fintanto che rimarro' sindaco di Trieste nessun crocefisso verrà rimosso da alcuna scuola comunale”, ha detto il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza. "Comunque vadano i ricorsi annunciati dal Governo contro Strasburgo - ha continuato Dipiazza - manterrò attuata questa decisione perche' si tratta di un'imposizione che si scontra
contro i valori e le tradizioni che appartengono alla storia millenaria del nostro Paese”.

"Se vogliono togliere i crocifissi dalle nostre scuole, vuol dire che li metteremo nelle nostre aziende. Ecco perchè chiedo ai nostri commercianti cattolici di esporre questo simbolo, per ribadire ancora una volta le nostre radici culturali e religiose che affondano nel cristianesimo e nel cattolicesimo. Strasburgo ha colpevolmente dimenticato che i simboli religiosi fanno parte integrante della nostra cultura e delle nostra storia e per questo non siamo disposti per alcun motivo a rinnegarli". E'il pensiero del presidente della Confcommercio di Roma, Cesare Pambianchi.

Il sindaco di Sassuolo, Luca Caselli, ha invece comprato 50 nuovi crocifissi da distribuire alle scuole sprovviste. " ''E' una sentenza assurda, una vera e propria
idiozia - spiega Caselli - che non solo e' contraria alla tradizione religiosa e culturale europea, ma che reputiamo anche pericolosa", ha detto Caselli.

Un invito ai dirigenti scolastici prechè verifichino la presenza del cricifisso nelle scuole ed eventualmente a metterlo lo fa il sindaco di Sanremo, Maurizio Zoccarato. "Il crocifisso rappresenta il simbolo della tradizione delle nostre radici cristiane" - ha scritto Zoccarato -. Lo stesso assume un valore simbolico di identita' culturale e sociale, oltre a rappresentare la tradizione cattolica".

Sintetizza per tutti il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini: "La presenza del crocefisso nelle aule scolastiche non corrisponde solo a un simbolo religioso, ma e' un simbolo che unisce i valori, le tradizioni, le radici del nostro Paese".

Sono alcuni dei commenti alla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomosulla presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche giudicata "una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni".

Si può essere d'accordo o in disaccordo con la sentenza. Il crocefisso nelle aule scolastiche può urtare o non urtare la sensibilità di alcuni.

Quello che 19marzo09 nota, però, è come in tutti i commenti venga evocata la "tradizione".

Sul vocabolario online della Treccani, alla voce "tradizione", si legge: "Trasmissione nel tempo, da una generazione a quelle successive, di memorie, notizie, testimonianze; di consuetudini, usi e costumi, modelli e norme"

Alla voce "fede" invece, è scritto: "Credenza piena e fiduciosa che procede da intima convinzione o si fonda sull’autorità altrui più che su prove positive; il complesso delle proprie credenze, dei principi fermamente seguiti".


La fede trasformata in usanza. E' questo quello che sostengono gli "scandalizzati" della sentenza.
Da laico e da non credente ritengo la fede troppo importante per essere ridotta a "tradizione". E credo che questo sia l'ultimo argomento a cui affidarsi per sostenere la propria posizione. Evidentemente ne mancano di altri migliori.










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