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mercoledì 16 settembre 2009

La minoranza (non siamo noi)

La minoranza non siamo noi. Non siamo mai noi. La minoranza è il nostro collega che in ufficio ci siede nella scrivania di fronte, il vicino di casa, un parente, un amico, un conoscente. Ma noi no.
Noi facciamo parte della maggioranza. Non siamo noi a cui spesso la maggioranza di questo governo si rivolge quando parla di "fannulloni" o "maestri politicizzati". Quelli sono una minoranza, non noi. Noi (lavoratori della pubblica amministrazione o meno, maestri o no) siamo la maggioranza.

Sono gli altri a perdere il loro tempo sul posto di lavoro facendo altro, sono loro che passano ore al telefono dell'ufficio organizzando il week-end, sono loro che si imboscano per fare il meno possibile, sono loro che si danno malati il venerdì, sono loro che dovrebbero fare e non fanno. Noi no.

Noi siamo la maggioranza ligia al dovere, inflessibile sugli orari e sui comportamenti, sempre disposti ad aiutare chi ha bisogno, disponibili a dare una mano al collega anche fuori dall'orario di lavoro.

E' per questo che la ministra Gelmini non c'è l'ha con noi quando dice "Quando invito alcune persone a uscire dal mondo della scuola, mi riferisco ad una minoranza che fa politica." E non siamo ancora noi quando il ministro Brunetta parla dei fannulloni e il sindaco di Roma Alemanno dice "Sono convinto che la gran parte di coloro che lavorano nella Pubblica amministrazione non siano fannulloni, ma che si tratti solo di una piccola minoranza".

Quindi tranquilli. Non siamo noi.


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venerdì 4 settembre 2009

Alt!

Ci sono immagini che raccontano lo stato di salute di un Paese meglio di tante analisi, saggi o ricerche demoscopioche. Certo, sono immagini e tali restano, ma valgono la pena essere raccontate.

Ieri stavo andando a Palazzo Chighi per raccontare il primo Consiglio dei Ministri dopo le vacanze. Ero con due colleghi giornalisti e stavamo andando in autobus. L'inizio era previsto per le 12 e così, dato che erano circa le 11.50, eravamo un pò agitati credendo di arrivare in ritardo.

Arrivati all'altezza di piazza San Silvestro una sirena della polizia si è avvicinata verso di noi. Il carabiniere in motocicletta ha fermato l'autobus dove viaggiavo e anche quello che proveniva nella direzione opposta. Nel frattempo le sirene sono diventate 3, forse 4, in un ululato fortissimo e interminabile.

Nello spazio tra i due mezzi pubblici si sono infilate le 4 auto blu e si sono dirette verso piazza Colonna, proprio quella dove c'è la sede del governo. Era un ministro, ovvio. Ritardatario. Ma l'immagine non è quella del solito italiano in perenne ritardo, non curante magari dell'attesa della persona che lo aspetta.

L'immagine è quella di un Paese che cerca di muoversi, magari a fatica, cerca di fare il proprio mestiere, ma è bloccato da una classe politica spesso intenta nel soddisfare i propri interessi e disposta a tutto pur di passare avanti. Anche a bloccare tutto il resto.

Ps: è troppo facile leggere il post con gli occhi dell'antiberlusconismo. Le auto blu e le sirene accese sono sfruttate da tutti coloro i quali ne hanno o hanno avuto in passato la possibilità. Sarebbe troppo facile anche leggerlo con gli occhi dell'antipolitica. Il post è una foto. Non su gli altri. Ma su di noi.



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